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venerdì 6 Dicembre 2019

Tullio De Mauro linguista e la cultura della sinistra in Italia

È morto Tullio De Mauro, linguista, docente universitario, autore del Grande dizionario italiano dell’uso e della Storia linguistica dell’Italia unita, aveva 84 anni. È stato ministro della pubblica istruzione dal 2000 al 2001.
Vincenzo Vasile ci regala un breve bel ricordo di Tullio De Mauro oggi scomparso, facendoci incontrare il giornalista dell’Ora Mauro De Mauro, il fratello di Tullio, e anche Peppino Impastato.
Con Tullio De Mauro ci lascia un pezzo significativo della cultura della sinistra italiana.

A Palermo insegnò a Magistero, e io che stavo in Filosofia andavo a seguire “in trasferta” le lezioni limpide e stimolanti di Tullio De Mauro che toccava i temi densi di storia sociale e di passione civile della sua “Storia linguistica dell’Italia unita”, appena uscita per Laterza.

Oggi se ne è andato e i tg di mezza giornata gli hanno dedicato assai meno tempo di alcune personalità del mondo dello spettacolo decedute in questi giorni.

Da episodi del genere in una di quelle lezioni “abusivamente” da me frequentate nel 1964 il professor De Mauro trasse spunto per farci riflettere sugli stimoli che possono venire dalla commistione tra cultura bassa e alta, citando Gramsci e i suoi Quaderni, e l’interesse del pensatore e leader comunista per la letteratura popolare.

Uscivano nelle sale cinematografiche i primi “musicarelli” con i cantanti alla moda al fianco di attori che venivano da Shakespeare e dal teatro naturalistico.
In tv andavano forte gli “sceneggiati”.

Noi non eravamo di bocca buona. Le lezioni di Filosofia del linguaggio (che nei decenni successivi sarebbe stata la materia di insegnamento di De Mauro alla Sapienza di Roma), nella nostra facoltà erano tenute dal musicologo marxista e strutturalista Luigi Rognoni, un altro dimenticato protagonista della cultura di sinistra, milanese approdato a Palermo negli anni Cinquanta.
Con lui leggevamo cose complicate e assai poco “contenutiste” di Adorno, Hjelmslev, Saussure.

La linguistica storicistica di De Mauro era come un viaggio in un continente diverso.
Un giorno ci parlò dei rischi di analfabetismo di ritorno che le fasce più deboli della popolazione, ma anche la piccola e media borghesia, erano destinate ad affrontare specie in età avanzata: un tema che sarebbe stato centrale nei suoi studi più recenti.

Più libri, più film, più canzoni, più film, era l’invito che ci veniva dalle lezioni dei due prof: il nostro sessantotto fu assai più “colto” e libertario che in altre sedi universitarie, anche grazie a questi due grandi intellettuali così diversi e di formazione così apparentemente antitetica che l’Ateneo palermitano ebbe la fortuna di avere in quegli anni nel proprio corpo accademico, come si diceva allora, e mentre lo scrivo mi sovviene qualche battuta tagliente di De Mauro sull'”uso” che forma e crea il linguaggio travolgendo gerghi e tecnicismi.

Un giorno comunque occupammo le facoltà, la sospensione delle attività didattiche durò tre o quattro mesi. Con un giovane di Cinisi piuttosto timido cercammo di mettere su un programma di controcorsi. Si chiamava Peppino Impastato.

Noi leggevamo L’Ora, battagliero giornale della sera, che pubblicava la prima inchiesta sulla mafia mai pubblicata da un giornale italiano, tra le firme di punta Mauro De Mauro, fratello del brillante professore.

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