sabato 20 luglio 2019

Grillo, tribunale del popolo per giornali e Tv. La Rai fa da sè

La stampa cane da guardia della democrazia, dice la tradizione democratica nata dalla rivoluzione francese. Principio base. Con conflitti scontati ma con confini insuperabili. La possibile stampa malata rispetto ad una politica ancora più volubile. Il problema è a chi competa la diagnosi e la cura di malattie spesso incrociate. La vigilata politica che prende a scapaccioni la vigilante stampa? O peggio, ‘tribunali del popolo’ contro la stampa vigilante messi su dalla politica esagitata e sospetta? Proviamo ad andare oltre le scemenze. Se la politica processa la stampa, un nuovo Duce s’affaccia.

Sintesi dell’agenzia di stampa Ansa, anch’essa a rischio di giudizio, che così titola e propone: «Beppe Grillo: “Serve giuria popolare contro balle stampa e tv».
Svolgimento: «Beppe Grillo propone una ‘giuria popolare contro le balle di stampa e tv’ che bolla come ‘fabbricatori di notizie false’ e immagina una gogna web: ‘Le notizie siano verificate dai cittadini. I direttori responsabili chiedano scusa a capo chino’».
La gogna al momento non è prevista, ma col web che decide, il rischio diventa forte. Col problema chiave del ‘giudizio popolare’.
Se io dico qui e ora che Beppe Grillo ha detto una scemenza, a giudicare se ciò e offesa punibile sarebbe un magistrato. Domani chi? Tribunale del popolo via web? Avrò fatto bene a firmare il pezzo?

Giuria di popolo per giornali e tv, e nuove norme garantiste in casa 5 Stelle. Assoluzione pro tempore di fronte a prossime eventuali e forse attesi avvisi di garanzia, ipotesi di reato, e il pensiero corre ai guai della sindaca di Roma Virginia Raggi. O è anche questo giornalismo bufala?
E veniamo a sapere che «40.954 iscritti hanno partecipato alla votazione sul Codice di comportamento del MoVimento 5 Stelle in caso di coinvolgimento in vicende giudiziarie che è stato ratificato con il voto favorevole del 91% dei partecipanti, pari a 37.360 iscritti». Non esattamente un plebiscito.
Quindi niente dimissioni automatiche per l’eletto 5 Stelle che sia raggiunto da comunicazione giudiziaria. Qualcuno sembra sapere cose che noi non sappiamo. Vedremo a breve.

L’attacco di Grillo alla stampa e alla tv. «Tutti contro Internet. Prima Renzi, Gentiloni, Napolitano e Pitruzzella, poi il ministro della Giustizia Orlando e infine il Presidente Mattarella nel suo discorso di fine anno. Tutti puntano il dito sulle balle che girano sul web…». Ma Grillo definisce ‘Tribunale dell’inquisizione’ l’Antitrust e preferisce il ‘tribunale del Popolo’.
«Propongo, non un tribunale governativo, ma una giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media».
«Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali. Se una notizia viene dichiarata falsa il direttore della testata, a capo chino, deve fare pubbliche scuse e riportare la versione corretta dandole la massima evidenza in apertura del telegiornale o in prima pagina se cartaceo».

Nell’alternativa tra il ridere e il piangere, Mentana si arrabbia: “Si prepari gli avvocati”. “Offesa non sanabile”. “In attesa della giuria popolare – annuncia su Facebook il direttore del tg La7 – chiedo a Grillo di trovarsi intanto un avvocato.
Fabbricatori di notizie false è un’offesa non sanabile a tutti i lavoratori del tg che dirigo, e a me che ne ho la responsabilità di legge. Ne risponderà in sede penale e civile”.
Sul blog beppegrillo.It l’accusa – generica – lanciata dal leader del M5s è accompagnata da un fotomontaggio di testate giornalistiche che comprende il logo del telegiornale diretto appunto da Mentana.

La Federazione della Stampa punta sull’ironia: «Vorremmo rassicurare Grillo: se fosse approvata la sua proposta l’Italia non occuperebbe più il 77°, ma il 154° posto nella classifica sulla libertà di stampa nel mondo».
La nota di Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti aggiunge. «Quello che Grillo fa finta di non capire, lanciandosi in un linciaggio mediatico di stampo qualunquista contro tutti i giornalisti, è che sono le minacce, come quelle che lui velatamente lascia trasparire, a far precipitare il Paese nelle classifiche internazionali».

Sul web c’è chi osserva che Grillo, prima assolve gli indagati del suo Movimento e ora vuole colpire i giornalisti, mentre la politica lapida a battute.
«Terrorizzato dallo tsunami che presto si abbatterà sul Campidoglio».
«Minculpop 2.0».
Qualcuno paragone Grillo a Paolini, il disturbatore televisivo.
«Ma i nuovi giudici dovranno prima giurare sul Codice comico del M5s o su quello del mago Otelma?».
«Grillo spieghi se suo modello è Erdogan».
Politicamente più grave, «Se la politica processa la stampa, un nuovo Duce s’affaccia».

La Rai, non aspetta Grillo, e si fa male da sola
Si è dimesso il direttore editoriale per l’offerta informativa Rai Carlo Verdelli. La decisione di rassegnare il mandato è stata presa dopo un acceso consiglio d’amministrazione in cui era stata bocciata buona parte del suo progetto di riorganizzazione dell’informazione e dopo l’incontro con il direttore generale Rai, Antonio Campo dall’Orto.
“Non ci può essere un direttore che non ha la fiducia del consiglio di amministrazione”, spiega amareggiato Carlo Verdelli sulla porta.
Il piano di riforma del sistema delle news, in molti casi vecchi progetti riciclati, come il trasferimento del Tg2 a Milano e le macroregioni, è naufragato al secondo confronto in cda sull’ipotesi di riforma messa sul tavolo lo scorso dicembre.

“Altro atto del conflitto aperto all’interno dei vertici Rai. Tutto sulla pelle della Rai Servizio Pubblico. Siamo ormai a metà mandato e questo vertice non ha prodotto alcun piano di riforma. Ha solo demolito quelli esistenti e anche quelli che ha commissionato”, sottolinea l’Usigrai. “Siamo ormai in emergenza. Chiediamo un intervento urgente – continua il sindacato dei giornalisti della tv pubblica – alle istituzioni e alle autorità di vigilanza e garanzia, che auspichiamo di incontrare presto”.
“Questa vicenda non può chiudersi qui – aggiunge il sindacato – La censura Anac, la sanzione per comportamento antisindacale, ora le dimissioni di Verdelli: il vertice Rai deve render conto con urgenza di scelte disastrose. Anche perché non è credibile che il dg non fosse a conoscenza della linea scelta dal direttore editoriale. Non assisteremo in silenzio alla delegittimazione della Rai causata da un vertice inadeguato”.

 

VERITA’ O BUGIA? PRESCRITTO O ASSOLTO?
MIMMO LOMBEZZI

prescritto

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