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martedì 19 20 Novembre19

Segni di speranza per la Siria dopo 5 anni di massacri

Dalla Siria, travolta dalla stessa follia che ha ucciso ad Istanbul, qualche segno di speranza dopo 5 anni di massacri. L’Onu approva iniziativa pace Russia-Turchia. Sì unanime al Consiglio di Sicurezza a favore della tregua che punta a nuovi negoziati, previsti a fine gennaio ad Astana, in Kazakistan. Il cessate il fuoco in Siria è in vigore da giovedì ed è stato accettato sia dall’esercito di Damasco, sia dai ribelli e dai gruppi dell’opposizione, esclusi Isis e al Qaeda.

Difficile soltanto immaginare una simile risoluzione delle Nazioni unite soltanto qualche settimana addietro.
Nella sua ultima riunione del 2016, il Consiglio di sicurezza dell’Onu, «accoglie con soddisfazione e sostiene gli sforzi di Russia e Turchia per mettere fine alla violenza in Siria e avviare un processo politico». Accordo firmato dal governo di Damasco e da diversi gruppi armati, ad esclusione del Fronte al Nusra, affiliato ad Al Qaeda, e dello Stato Islamico.

La tregua regge, nonostante isolate violazioni al cessate il fuoco. E l’Onu lancia un appello alle parti in conflitto per avere accesso alle popolazioni che hanno necessità di aiuti umanitari. Circa 700.000 civili nelle 15 aree del Paese che rimangono sotto assedio.
Combattimenti di portata limitata sono segnalati dall’Osservatorio nazionale per i diritti umani nelle province di Hama, nell’ovest di quella di Aleppo e soprattutto in quella di Damasco.

La situazione nella Valle di Barada mette in luce uno dei punti deboli del cessate il fuoco, che non riguarda le organizzazioni considerate terroriste dall’Onu, cioè l’Isis e i qaedisti del Fronte al Nusra, che recentemente ha cambiato il nome in Fatah al Sham. Ma proprio miliziani di quest’ultima organizzazione sono presenti, al fianco di altri gruppi che hanno aderito alla tregua, nell’area in cui sono segnalati combattimenti.

Intanto, in un’intervista al Giornale, apparentemente rilasciata prima del cessate il fuoco, il presidente Bashar al Assad ha affermato che «l’Europa deve smetterla di supportare i terroristi e deve abbandonare l’embargo che ha spinto molti siriani a venire da voi». Nel mirino, alcune alleanze politiche con alcuni Paesi petroliferi del golfo. L’atteanza sunnita.
Non solo guerra ma anche fame. «La loro fuga – ha aggiunto – è stata determinata dall’embargo e non soltanto dal terrorismo».

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