giovedì 23 maggio 2019

Le tante tregue di Natale nelle troppe guerre

Due anni fa, occasione del centenario della Grande Guerra, la scoperta del Natale 1914 in trincea sul fronte occidentale, dove per poche ore le ostilità cessarono spontaneamente da ambo le parti, scambio di auguri invece di cannonate, e perfino una memorabile partita di calcio nella terra di nessuno tra tedeschi ed inglesi.

E altre scoperte da parte di Giovanni Punzo, che assieme però ci ricorda come certi gesti fossero considerati tradimento, perché le guerre si alimentano sempre di odio e mai di buoni sentimenti.

Due anni fa, complice il clima celebrativo un po’ retorico del centenario della Grande Guerra, si è parlato molto dell’episodio avvenuto intorno al 25 dicembre 1914, primo Natale di guerra trascorso in trincea da milioni di europei. Sul fronte occidentale per poche ore le ostilità cessarono spontaneamente da ambo le parti, i soldati uscirono dalle opposte posizioni, si incontrarono per scambiarsi gli auguri e sembra perfino che una decina di tedeschi abbia affrontato altrettanti inglesi in una memorabile partita di calcio nella terra di nessuno. Sino ad ora l’episodio accertato è stato ritenuto isolato e straordinario, ma qualche giorno fa un giornale tedesco ha accennato ad eventi analoghi ripetutisi anche nel 1916. Sebbene tutte le nostre rappresentazioni della Prima Guerra mondiale non cambino del tutto per questo nuovo particolare, la vicenda è comunque interessante.

Dalla lettura di diari e lettere sembra infatti che in diversi punti del fronte francese (nella regione dell’Aisne, sulla cresta di Vimy nell’Artois e a Loos a metà strada tra Arras e Lille), sia pure con minore partecipazione e maggiori cautele da ambo le parti, si siano ripetuti gli stessi episodi di fraternizzazione durante il periodo natalizio del 1916: una breve sospensione del fuoco tra le trincee decisa direttamente dai soldati, scambi di piccoli doni, cibo e sigarette o semplici strette di mano. La sorpresa non è nel fatto in se, ma nella constatazione che – nonostante i due pesanti anni di guerra trascorsi avessero abbruttito lo spirito dei combattenti – forme spontanee di fraternizzazione fossero ancora possibili. Inoltre, a rendere ancora più incredibile la vicenda, c’è da considerare che i comandi cercavano in tutti i modi di impedire questi episodi utilizzando vari mezzi, dalla propaganda bellica alla repressione vera e propria.

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La Prima Guerra mondiale è riconosciuta da tutti come il primo vasto conflitto in cui la propaganda abbia svolto un ruolo determinante. Attraverso una martellante comunicazione, non solo erano ribadite le motivazioni nazionali per continuare la guerra, ma era anche distorta l’immagine del nemico. Dalle prime sarcastiche caricature del militarismo prussiano si era passati alla rappresentazione del tedesco come subumano e dalla parte opposta si insisteva invece sul carattere predatorio ai danni della Germania delle politiche condotte dagli anglo-francesi. Tutti questi argomenti conducevano ad una sorta di disumanizzazione del nemico che esercitava una forte influenza sui combattenti e soprattutto evitava che fossero riconosciute nell’avversario qualità umane impedendone un contatto diretto.

La rigida disciplina contribuiva da un altro versante: un contatto non autorizzato con il nemico era ritenuto tradimento e da punire con mezzi estremi. Del resto, poiché per la prima volta nella Prima Guerra mondiale, gli eserciti avevano assunto dimensioni gigantesche avendo arruolato milioni di uomini, la disciplina era ritenuta assolutamente necessaria – anche nelle forme più radicali – per controllare soldati che nella precedente vita civile avevano abitudini e comportamenti ben diversi da quelli richiesti in guerra. Di fronte al rinnovarsi di episodi di fraternizzazione, dopo che la guerra aveva cambiato gli uomini e dopo che propaganda e disciplina avevano tolto ogni spazio di decisione autonoma al singolo combattente, viene da chiedersi come mai sia potuto accadere e soprattutto quanto limitata sia ancora la nostra conoscenza di quel conflitto.

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