lunedì 19 Agosto 2019

«Vehicle Ramming», veicoli arma, arsenale del terrorismo

Accurate istruzioni per l’impiego di camion come “arma mortale contro i crociati”. Il numero di novembre del magazine dell’Isis “Rumiyah”. Istruzioni per l’uso del terrore su ruote. Ma non è una scoperta dello jihadismo. Il nuovo lessico del terrore: “The Ultimate Mowing Machine”, il Tosaerba Definitivo; “Hostile Vehicle Mitigation”; “weaponizzazione”; “Leaderless Jihad”, la jihad senza leader sotto casa.

Numero di novembre del magazine dell’Isis ‘Rumiyah’, diffusa sul web in più lingue.
«Pochi comprendono la mortale capacità dei veicoli a motore di fare un gran numero di vittime se usati nella maniera giusta, come dimostrato a Nizza dall’attacco lanciato dal fratello Mohamed Lahouaiej Bouhel che ha ucciso 86 crociati ferendone altri 434».
«I veicoli sono come coltelli estremamente facili da acquistare, ma diversamente dai coltelli, non fanno sorgere sospetti perché diffusi in tutto il mondo. Per questo sono uno dei metodi più efficaci di attacco e offrono a chiunque sia in grado di guidarli la possibilità di provocare terrore».
Rumiyah suggerisce anche i bersagli contro cui usare i camion: strade affollate, celebrazioni, mercati all’aperto, festival, parate, raduni politici.

Il teorico dell’uso di veicoli come arma è stato Abu Mohammad Al Adnani, l’ispiratore dei lupi solitari dell’Isis, già capo dello spionaggio del califfato, ucciso qualche mese fa in un raid aereo occidentale.
«Se non potete far scoppiare una bomba o sparargli, trovate un […] infedele e […] investitelo con un’automobile […]».
Ma l’agghiacciante metodologia dell’attentato con veicoli lanciati contro la folla inerme, sino a ieri nella memoria comune, la strage di Nizza, oggi anche Berlino, non è una novità nella storia del terrorismo, ci ricorda Piero Orizio su Analisi Difesa.

E veniamo a scoprire che la tattica di lanciare veicoli contro edifici e persone adottata da gruppi terroristici, lupi solitari e criminali comuni viene definita “Vehicle Ramming”, speronamento, investimento veicolare, da cui derivano “Vehicular Assault” e “Vehicular Terrorism”, attacco o terrorismo veicolare.
Per consolarci da tanto inglese, un riferimento latino almeno per la storia: ‘ramming’ deriva da “battering ram”, ariete o rostro, che era lo sperone di prora delle antiche navi da guerra con cui affondare il nemico.

‘Vehicle Ramming’, una lunga casistica
Uno dei primi casi di ramming in Europa, è stato compiuto nel 1973 da Olga Hepnarova che travolse la folla ad una fermata del tram di Praga con un camion fecendo otto vittime.
Un elenco molto più datato e fitto di quanto la nostra distratta memoria non potesse immaginare.
Decine di casi citati da Orizio, con molte decine di vittime in molti Paesi nel mondo e vicino a casa nostra, sino agli eventi tragici scolpiti anche nella nostra breve memoria, da Nizza a Berlino.
Mezzo mondo di fatto coinvolto.

Perché sta moltiplicandosi questo sistema di attacco terroristico?
A decenni dalle prime autobomba, le forze di sicurezza hanno risposto contro quelle armi con misure di sicurezza che ne hanno limitato l’accessibilità. Ed ecco che il ‘Vehicle Ramming’, il veicolo stesso trasformato in bomba prende campo come arma terroristica che non richiede addestramento, esperienze o contatti diretti con i gruppi leader della galassia jihadista.
Tra gli ulteriori vantaggi -sempre Orizio- la facilità d’emulazione, l’economicità, la pochissima o quasi inesistente pianificazione, coordinazione e logistica necessaria, e la riduzione di rischi per procurarsi materiali illegali.

mitra-vaicolo

L’arma già in campo nemico
Terroristi già dietro le “linee nemiche” e le “armi” presenti e legalmente circolanti nel Paese che si vuole colpire. Il tutto con potenzialità paragonabili ad auto/camion-bomba.
Jamie Bartlett del Think Tank britannico Demos sostiene che questi attacchi siano adatti per i ‘lupi solitari’ che, fomentati ed istruiti dalla propaganda sul web, trasformano rabbia e frustrazione in azioni letali individuali, virtualmente impossibili da sventare.
Le fa eco Clint Watts, del Foreign Policy Research Institute, aggiungendo che “il vecchio sistema in cui i membri di gruppi come al-Qaeda pianificavano e si addestravano insieme, è terminato nel 2005 a causa dei successi delle agenzie di sicurezza”.

Anwar al-Awlaki, capo carismatico di al-Qaeda, invitava a compiere la jihad nei Paesi d’origine, senza più recarsi nei teatri bellici o nei campi di addestramento mediorientali minacciati dai droni killer. Lui stesso rimarrà vittima di un drone.
Al-Adnani sosteneva che per compiere un attentato in occidente, “qualunque individuo è un bersaglio lecito”. Su ‘Inspire’ -rivista ufficiale di al-Qaeda- l’articolo “The Ultimate Mowing Machine”, il ‘Tosaerba Definitivo’, invitava ad “utilizzare un pickup come un tosaerba, non per falciare l’erba ma i nemici di Allah”.

Contromisure
Già nel 2010 un allerta di FBI e Dipartimento dell’Homeland Security su attacchi ramming e su come individuarli e prevenirli. Esempio: modifiche inusuali ai veicoli quali rinforzi frontali, verifica su acquisto o noleggio di grossi automezzi, pagamenti in contanti o mancanza di familiarità col funzionamento e caratteristiche del veicolo, impiego inconsueto di particolari veicoli in aree pedonali, zone a traffico limitato, feste, sagre o mercatini.
Gli americani hanno sempre trattato molto seriamente la minaccia del terrorismo veicolare installando dei ‘bollards’, dei dissuasori, attorno ad edifici ed aree pedonali. A Berlino non c’erano.

La società G4S, leader mondiale della sicurezza privata, in un ‘paper’ sulla sicurezza di Euro 2016 caldeggiava l’impiego di veicoli per la fornitura di uno sbarramento adeguato e la possibilità di una rapida rimozione/riposizionamento in caso di emergenza. Nell’attuale Intifada dei coltelli gli israeliani hanno blindato fermate di autobus e semafori con dissuasori.
I britannici, dopo il fallito attentato all’aeroporto di Glasgow, hanno riprogettato i percorsi verso spazi pubblici ed edifici potenzialmente obiettivi del terrorismo. “Hostile Vehicle Mitigation”, togliere pericolosità al ‘veicolo ostile’ attraverso curve o chicane.

L’impossibile prevenzione
Noi, gente comune, siamo i “soft targets”, bersagli indifendibili di fronte alla “weaponizzazione”, la trasformazione in arma di oggetti di uso quotidiano. Le armi si possono anche bandire, ma coltelli ed automobili no.
In Europa sono stati rubati 762.000 veicoli nel 2012, con Regno Unito, Italia, Germania e Francia in testa. Su circa 50 milioni di veicoli in circolazione nel nostro Paese, 114.000 auto e 2.275 mezzi pesanti sono stati rubati solamente nel 2015. Le armi potenziali quindi non mancano. Dato che
qualsiasi adulto rappresentare una minaccia, nemmeno gli attentatori scarseggiano.

«Leaderless Jihad», la jihad senza leader, è stata chiamata dal ricercatore Mark Sageman. Andrew Coyne, giornalista canadese descrive questa tipologia di attentati come “micro-terrorismo a cui faremmo bene ad abituarci”. Dal “macro-terrorismo dell’11 Settembre”, con notevoli impegni economici e logistici, si è passati ad un terrorismo ‘micro’ o ‘molecolare’, a volte più incisivo e più insidioso per la sua imprevedibilità e per la insicurezza che diffonde.
«E’ qui che l’ISIS ha superato al-Qaeda, con la sua strabiliante semplicità», sostiene Michael Leiter, analista antiterrorisimo per NBC News, per non tranquillizzarci.

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