domenica 24 marzo 2019

Cosa sta accadendo in Siria oltre Aleppo e il terrorismo

Quello che devono affrontare nel vertice di Mosca, Russia, Turchia e Iran nonostante l’assassinio di ieri ad Ankara dell’ambasciatore di Russia Karlov. Andare oltre la fase di evacuazione da Aleppo per definire il futuro della Siria di fronte ai numerosi interessi internazionali contrastanti. Gli Stati Uniti e gli errori storici.

Vertice di Mosca, nonostante l’assassino dell’ambasciatore russo ad Ankara, per andare oltre l’evacuazione da Aleppo dei miliziani disposti ad abbandonare la città cessando di combattere. Sappiamo di 8 mila civili messi in salvo ma anche di decine di migliaia ancora intrappolati perché i soldati turchi alla frontiera hanno aperto il fuoco perché intendono accogliere sì i miliziani ma non i civili siriani.

I principali ostacoli a una tregua reale

1. L’ingresso dell’ “Esercito Siriano Libero”, l’ESL sostenuto dai turchi, ad Al-Bab determina una nuova realtà militare. Il controllo di Dabia e Tel Rafat assunto dalla Turchia con l’ operazione “Scudo Eufrate” interferisce nelle trattative fra Turchia, Russia e Stati Uniti e dilata i tempi delle campagne militari sia ad Aleppo che a Raqqa.

I ritardi più evidenti in due zone:

  • la battaglia per Raqqa, annunciata dalle “Forze Siriane Democratiche” sostenute dagli USA iniziata il 5 novembre, cruciale per il destino della città e per il controllo della provincia, è tuttora in corso e si trascina stancamente;
  • Aleppo -ripresa al 98%- pur se rimane nell’orbita delle intese russo-americane presenta ancora zone con una consistente presenza dei jihadisti.

2. Il problema della formazione di un’entità turca ad Ovest di Aleppo fino a Jarablus è già stato risolto a vantaggio della Turchia e il triangolo geografico sotto controllo turco si estende da Jarablus a Tel Rafat fino ad Al- Bab contestualmente alla campagna occidentale, mentre rimane il rischio che la zona residuale della città Sud-Est e Nord-Ovest rimanga ancora nelle mani di Daesh.

In pratica, la “vicinanza” USA-Russia” ha tre obiettivi:

  • in una prima fase, annientare i miliziani di Daesh rafforzando i lealisti siriani;
  • rimandare a una seconda fase l’attacco alle forze islamiche di “Ahrar as- Sham”;
  • terzo obiettivo, la necessità di rimodellare i confini regionali e internazionali di Aleppo nel conflitto tra la visione americana e quella russa sul futuro geostrategico di tutta la Siria.

Gli attori esterni
In realtà, l’attuale situazione siriana dipende dai numerosi attori esterni intervenuti.
Stati Uniti e Francia hanno volontariamente acceso la guerra civile, rifornendo di armamento e denaro i primi gruppi di opposizione, volatilizzatisi in breve tempo dal campo di battaglia all’apparizione dai più potenti jihadisti supportati da Turchia e Arabia Saudita.
Gli americani hanno continuato ad addestrare la cosiddetta “opposizione moderata” attraverso CIA e Pentagono con programmi per miliardi di dollari e rifornimento continuo di armamento servito ad allontanare sine die la soluzione politica della crisi. Nel frattempo gli USA hanno creato gruppi come il New Syrian Army, i cui combattenti si sono presto schierati con al Qaeda o Daesh.

Risultati dell’incerta strategia americana è che l’opposizione armata contro il presidente Assad è formata da almeno tre distinti gruppi che fungono da ombrello delle numerose milizie:

  • quelli strutturati operanti attraverso un “centro operativo” che ne prepara le offensive;
  • i gruppi che si sono aggregati ad altri dei quali hanno assunto anche il nome;
  • gli autonomi.

Il primo gruppo ha due roccaforti e centri operativi ad Aleppo Est, nella zona in cui vi sono almeno altri 250 mila civili. I ribelli possono contare su 10-15mila combattenti fra i quali spiccano le formazioni di “Jaish al-Fatah” (l’esercito della conquista), il Fronte Fatah al- Sham (già denominato al-Nusra) e dai suoi alleati che hanno 1/3 dei ribelli.

Il secondo, guidato dalla coalizione Fatah Halab (Conquista di Aleppo), più moderato, riunisce diverse fazioni vicine ai Fratelli Musulmani e milizie affiliate all’ ESL e rappresenta meno della metà dei combattenti contro Damasco.

Gli autonomi rappresentano il 15 – 20% dei miliziani, sono divisi in una decina di gruppi indipendenti privi di un’ideologia e hanno come saltuario referente “Jabhat Ansar al-Dine” (Fronte dei partigiani della religione).

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