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lunedì 18 20 Novembre19

Fuga da Aleppo, migliaia ancora bloccati. Ora aiuti umanitari

Salvarsi da Aleppo. Fuga dall’assedio. Civili e ribelli sconfitti. Ma c’è chi ostacola, e blocca migliaia di disperati. Chi attacca chi? A volte piccoli gruppi di armati che chiedono garanzie solo per loro. Micro formazioni di quartiere, di palazzo, un misto incerto tra guerriglia e banditismo, sparano e impongono altri stop, altre vite umane da sprecare. Le ultime vendette.
La vittoria Russa e di Assad. L’occidente assente che cerca di farsi sentire attraverso i riti delle diplomazia. Ora servono i veri aiuti umanitari per i disperati di Aleppo

E’ stata l’agenzia di stampa britannica Reuters a scrivere che il caos attorno all’evacuazione di Aleppo orientale «riflette la complessità della guerra civile siriana», dove stanno combattendo moltissimi gruppi diversi, ciascuno con i propri interessi e i propri sponsor internazionali. Nonostante gli appelli umanitari degli ultimi giorni per Aleppo, non sembra che ci siano paesi occidentali disposti a farsi trascinare in quella parte di guerra siriana che vede contrapporsi i ribelli con le forze alleate ad Assad. Da tempo ormai Stati Uniti ed Europa stanno concentrando i loro sforzi militari esclusivamente contro i miliziani dello Stato Islamico, individuati come minacce alla propria sicurezza. Nel frattempo la battaglia di Aleppo è in pratica già stata vinta dalle forze di Assad.

Giorno dopo giorno il territorio in mano ai ribelli, dove si stima che all’inizio della fase finale della battaglia vi fossero tra gli 8mila e i 15 mila combattenti, si è ridotto fino alla cessazione di ogni resistenza in cambio della possibilità di lasciare la città impunemente. L’intesa è stata sottoscritta dalla quasi totalità dei ribelli anche se poi alcuni gruppi l’hanno rifiutata e poi rinegoziata. Secondo la tv siriana, sono circa 4mila i combattenti con le loro famiglie e 9mila i civili coinvolti nei trasferimenti. In parallelo a queste operazioni è partita l’evacuazione di decine di feriti e civili anche da Fua e Kefraya, le due località a maggioranza sciita e assediate dai ribelli anti-Assad nella provincia di Idlib. Un massacro praticamente ignorato in occidente.

L’assenza di osservatori neutrali sul capo di battaglia rende difficile separare la realtà dalla propaganda che si spreca su entrambi i fronti. Come sempre accade nei conflitti con alta attenzione mediatica in cui i cosiddetti “danni collaterali” assumono una rilevanza strategica spropositata rispetto al passato. Ed anche ad Aleppo il braccio di ferro tra le diplomazie internazionali, di fatto imponente di fronte al prevalere del confronto militare, è incentrato sulle vittime civili. Attenzioni umanitarie spesso sospettabili di interessi di parte, nella folle distinzione di appartenenza tra sofferenze.

L’Onu chiede di fermare la “carneficina”, Amnesty parla di “crimini di guerra”. L’Alto commissario Onu per i diritti umani, Zeid Al Hussein, ha riferito che molti civili che erano riusciti a fuggire sono “stati catturati e uccisi sul posto” riferendo di 82 civili uccisi lunedì dalle forze pro-governative in quattro diversi quartieri, tra cui 11 donne e 13 bambini. Al-Hussein è però un principe giordano che non è mai risultato imparziale nella guerra siriana e ieri gli ha fatto da contrappeso al Palazzo di Vetro l’ambasciatore russo Churkin che ha smentito le stragi di civili.

L’Onu ammette che solo negli ultimi giorni oltre 100 mila persone sono fuggite dai quartieri in mano ai ribelli per rifugiarsi nelle aree controllate dai curdi o dalle forze di Damasco. Dunque il temuto bagno di sangue tra la popolazione non c’è stato. L’Onu ha riferito che tra il 17 novembre, quando prese il via l’offensiva finale e il 10 dicembre, erano 413 i civili morti ad Aleppo Est più altri 139 uccisi dal fuoco dei ribelli nei quartieri controllati dal governo. Nessuna Stalingrado, per fortuna, evocata invece da alcuni osservatori catastrofisti o poco neutrali.

Con la liberazione di Aleppo, molta parte della politica occidentale sulla Siria va in crisi e adesso sembra quasi rincorrere un ruolo da ‘coprotagonista’ che non ha avuto sino ad oggi nella feroce partita militare che ha lacerato il Paese mediorientale. Gran Bretagna e Francia che chiedono osservatori internazionali dell’Onu per monitorare quanto già accaduto, mentre altri propongo la creazione di corridoi umanitari che per fortuna, pur se tra violazioni e difficoltà, sono già un funzione ad Aleppo. Ora, dopo tante parole, aspettiamo di vedere gli aiuti umanitari europei per gli sfollati.

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