• 20 Febbraio 2020

Delega segreta sui Servizi segreti

«Quando sono entrato nella stanza dei bottoni mi sono accorto che i bottoni non c’erano». La frase storica di Pietro Nenni ricordando la sua nomina a vicepresidente del Consiglio. L’allora onnivora democrazia cristiana, col primo centrosinistra, aveva dovuto aprire tra mille diffidenze al capo dei socialisti, ma aveva ridotto il suo ruolo a pura rappresentanza.
50 anni dopo, i bottoni che non trovò Nenni, si chiamano ‘deleghe’, le competenze operative. La mappa delle deleghe disegna la geografia del potere nel nuovo governo post referendum. Acquisito che prima era tutto nelle mani di Renzi e del suo «giglio magico», che accade nel GentilRenzi? E istituzionalmente, chi si occuperà di servizi segreti al posto del neo promosso ministro Marco Minniti?

Una strana e tormentata storia quella della delega ai Servizi segreti. Con due fedelissimi dell’ex premier candidati al ruolo sino alla vigilia. Luca Lotti, il ‘Richelieu’ del giglio magico, diventato ministro dello Sport, delega marginale ma dentro il governo, a controllare. Ma niente delega sui servizi segreti, negata anche alla sottosegretaria Maria Elena Boschi, il più grazioso tra i gigli fiorentini e vestale del tempio renziano in difficoltà.
Competenza sui Servizi segreti nelle mani del premier, Paolo Gentiloni, ad evitare guai, almeno per ora. Anche se nei fatti sarà gestita in coabitazione con il nuovo ministro dell’Interno Marco Minniti, che l’ha avuta sia nel governo Letta sia in quello Renzi.

Maria Elena Boschi e Luca Lotti
Maria Elena Boschi e Luca Lotti

Ma il percorso è molto più travagliato ed ha precedenti antichi, con gli stessi protagonisti con diversi ruoli in commedia. Partiamo dall’attuale vincitore, Domenico Minniti detto Marco, neo ministro dell’interno. Minniti era sottosegretario con delega all’intelligence già con governo Letta. Nel febbraio 2014 arriva Renzi ‘stai sereno’ che rottama Letta e tutto il suo governo, meno che Minniti.
Anche se per quel posto di potere nell’ombra, da subito emerge l’ambizione dello scapigliato Lotti.
La partita tra Renzi e Minniti ha vari round e nomi, ad esempio l’amico del cuore di Matteo, Marco Carrai, che il premier voleva alla ‘Cyber Security’, ma non ce l’ha fatta. Ultimo round, il governo Gentiloni, col Lotti o Boschi in alternativa per quel ruolo nel mondo dei segreti, ma ambedue sconfitti.

Per Enrico Fierro, del Fatto quotidiano, a ‘sconsigliare’ quelle due ipotesi, lo stesso Capo dello Stato Sergio Mattarella, che con Marco Minniti ha consuetudine di lavoro dai tempi del governo D’Alema e delle bombe sulla Jugoslavia per il Kosovo. Ora la illazione sul ruolo ombra, da ‘ministro di polizia’, sul mondo delle ombre. Occhi se non proprio le mani sui Servizi attraverso il C.a.s.a., Centro analisi strategica antiterrorismo, che riunisce i vertici dell’intelligence e quelli della sicurezza interna.
Marco Minniti, ‘uno che sa’ dicono di lui, il politico che più di tutti tra gli attuali è di fatto punto di riferimento degli 007 italiani. Per i maligni, ma forse la battuta non è in realtà sgradita al neo ministro, sarebbe lui «il Cossiga degli anni 2000».

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