martedì 19 marzo 2019

Se la Francia oltre a Telecom si prende Mediaset, l’Italia è colonia

Cosa accadrebbe a noi italiani se i francesi si prendono Mediaset? Lo abbiamo chiesto ad Antonino Di Stefano. Accadrebbe che con Mediaset si prendono pure Telecom e fanno un colosso europeo delle telecomunicazione e dei media. A scapito degli italiani, dopo che i francesi si sono già comprati mezza economia italiana. Il tutto arricchito dalle spiegazioni tecniche e storiche necessarie.

L’attacco francese
L’attacco di Vincent Bollorè, portato attraverso Vivendi, a Mediaset. Come annunciato qualche giorno fa, il finanziere bretone ha già acquisito il 20% della società ed è diventato il secondo azionista, con la famiglia Berlusconi saldamente ancorata al suo quasi 40%. Scalata ostile, quella di Bollorè, che fa seguito ad un mancato accordo, con strascichi legali tuttora in corso e dagli esiti imprevedibili. La strategia sarebbe quella di creare un colosso europeo delle telecomunicazioni, dell’intrattenimento e dei media, visto che il finanziere francese è anche socio di maggioranza di Telecom Italia.

La famiglia Berlusconi è però corsa subito ai ripari, incrementando la sua quota azionaria (era intorno al 35%) e pensando di sterilizzare una parte dei voti in assemblea dell’avversario, attraverso certi meccanismi giuridici. Dispone anche dell’appoggio del governo che, una volta tanto, si è dimostrato sensibile alla difesa degli interessi italiani, dopo aver permesso per anni agli investitori esteri di fare i proprio comodi nel nostro Paese.

Moral suasion
In questo caso, però, sembra già in atto una “moral suasion” governativa, mentre, si pensa di intervenire anche finanziariamente attraverso la Cassa depositi a prestiti (si tratta pur sempre di aziende dal valore strategico). La difesa della famiglia Berlusconi non sembra più diretta, poiché ha già acquistato in borsa tutte le azioni che le è consentito acquistare, con i mezzi a disposizione. Potrebbe essere una azione indiretta, rastrellando azioni Telecom ed insidiando il francese proprio nel territorio dove il bretone si sente più sicuro.

La mossa sarebbe più semplice e meno dispendiosa, considerato il basso valore in borsa di Telecom. Specialmente se la Cassa depositi e prestiti intervenisse con acquisti in proprio, e i fondi di investimento, già azionisti di Mediaset e di Telecom, manifestassero il loro appoggio a Berlusconi. A ben guardare, l’intervento pubblico avrebbe una sua logica e serie giustificazioni, considerato che la Telecom – proprio grazie alla pregressa politica italiana e ad una maldestra privatizzazione favorita dal governo dell’epoca- è poi finita in mani francesi.

Un libro già letto
Ma a questo proposito sembra di rileggere un libro già letto. Sono anni, se non decenni, che gli stranieri, ma più segnatamente i francesi, fanno man bassa, pagando prezzi modesti, di una fetta importante del sistema economico, produttivo e finanziario italiano. Mentre essi, al contrario, difendono a spada tratta l’autonomia, l’indipendenza e la nazionalità delle loro aziende. Esempi eclatanti possiamo trovarli nei marchi del lusso e della moda, nella grande distribuzione, nel sistema bancario. Yves Saint Laurent, per esempio, ha fatto man bassa di marchi italiani prestigiosi, Auchan e Carrefour sono entrati a testa bassa, specialmente sul mercato meridionale (al Centro-Nord, Esselunga e Coop resistono).

Nel mondo bancario, a parte Credit Agricole (proprietario di Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza), è emblematica la storia della Banca Nazionale del Lavoro. Quella che a suo tempo era la quinta banca italiana, infatti, dopo i maldestri maneggi politico-finanziari degli italiani (“allora abbiamo una banca”, ricordate?) è finita, senza colpo ferire e nel massimo silenzio istituzionale e dei media, in mano a Bnp Paribas.

Investimenti o colonizzazione?
Poco male, direbbe qualcuno. In fondo si tratta di investimenti in Italia, di soldi freschi che sono venuti a rivitalizzare il nostro tessuto economico. Non è proprio così. Principalmente per due motivi: 1) perché, spostando i centri decisionali all’estero, le decisioni strategiche le prendono gli stranieri; 2) perché gli utili prodotti in Italia vengono trasferiti all’estero, ed è come se parte della ricchezza e del valore aggiunto prodotto dagli italiani andasse a rimpinguare gli stranieri. Se va bene così…

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