Per la Cia Trump frutto di una trama del Cremlino

La CIA, prossima alla decapitazione dei suoi vertici di nomina politica, avrebbe scoperto una trama russa modello ex Kgb, con attacchi informatici contro il partito Democratico di Hillary Clinton per favorire la vittoria del candidato Repubblicano Donald Trump alle ultime elezioni presidenziali. A dar voce ufficiosa alla Cia, molti giornali americani.

La CIA ha comunicato la scoperta durante una riunione con un gruppo ristretto di senatori. Secondo l’agenzia di spionaggio, questa la deduzione rivoluzionaria. Gli haker russi avrebbero violato la banca dati e corrispondenza dei due principali partiti Usa, ma lo sputtanamento ha colpito soltanto il Partito Democratico con la diffusione attraverso WikiLeaks.

L’amministrazione Obama negli ultimi mesi ha avuto difficoltà a gestire la questione degli attacchi informatici russi, per paura di peggiorare i rapporti con la Russia e adesso del possibile sospetto di volere mettere in discussione la vittoria di Trump. Venerdì Obama ha chiesto alla CIA un rapporto sulle interferenze degli hacker russi nelle elezioni americane.

Il rapporto sarà consegnato prima del 20 gennaio, quando Trump si insedierà alla Casa Bianca, ed è stato richiesto dopo le insistenze di molti membri del Congresso, alcuni dei quali, anche tra i Democratici, pensano che lo scopo dei russi non fosse favorire la vittoria di Trump, che nemmeno loro si aspettavano, ma diminuire la fiducia dei cittadini sul sistema elettorale.

I funzionari dei servizi segreti ed esperti di sicurezza informatica ritengono che il sistema internet del Partito Democratico sia stato attaccato da due diverse squadre di hacker russi. La prima si chiama Cozy Bear o A.P.T. 29. ‘APT’ sta per ‘Advanced Persistent Threat’, cioè “Minaccia Superiore Persistente”, usata per indicare hacker agli ordini di uno stato. Bah.

Proseguendo nella fantapolitica, la seconda squadra hacker per la CIA sarebbe controllata dal GRU, l’intelligence militare russa, ed è chiamata Fancy Bear o A.P.T. 28. Questo gruppo avrebbe diffuso documenti attraverso gli hacker Guccifer 2.0 e DCLeaks (sul sito dcleaks.com), e ne avrebbe messi molti altri a disposizione di WikiLeaks. La sceneggiatura per un prossimo film.

Per fortuna, una delle fonti del Washington Post riconosce che non ci sono prove che gli hacker responsabili degli attacchi fossero in qualche forma dipendenti del governo. La squadra di Trump che si occupa della transizione con l’amministrazione Obama è maliziosa sulle rivelazioni: «Le stesse persone che dicevano che Saddam Hussein aveva armi di distruzione di massa».

Il governo russo da parte sua ha negato di avere a che fare con gli attacchi e lo stesso fondatore di WikiLeaks Julian Assange ha detto che la Russia non c’entra nulla con la diffusione delle email del Partito Democratico. Al momento, possiamo almeno su questo sorridere, grazie anche alla vignetta di Mimmo Lombezzi, con Trump che ringrazia Putin per i suoi hacker.

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