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sabato 14 Dicembre 2019

Bosnia, rischio ‘musulmania’ con soldi e turisti dal Golfo

Fu la laica Sarajevo jugoslava. Ora, nella ‘basciarscija’ la città vecchia di Sarajevo gli arabi wahabiti sono i visitatori più numerosi, e le loro donne portano il niqab, il velo integrale nero. Fantasmi neri tra i veli dell’islam moderato bosniaco e i capelli sciolti per quanto resta di donne croate e serbe. Petrodollari in progetti turisti e donne in niqab, timori per il radicalismo islamico

Milioni di petrodollari provenienti da Paesi arabi investiti negli ultimi tempi in Bosnia nel turismo, settore che ha registrato una crescita del 20% negli ultimi due anni. E nei dintorni di Sarajevo spuntano, immersi nel verde e rinfrescati da corsi d’acqua a poca distanza dall’aeroporto e dal centro storico della capitale bosniaca, resort di lusso, complessi residenziali chiusi, lussuosi alberghi con mega centri commerciali, ospedali, campi sportive. Il tutto destinato ai ricchi turisti arabi. Lo segnala sull’Ansa, la collaboratrice storica dell’agenzia da Sarajevo, dai tempi tragici della guerra, l’amica Nadira Sehovic.

Grazie ai capitali dei Paesi del Golfo, a cominciare da Kuwait ed Emirati, sono attualmente in corso di realizzazione cinque grossi progetti che prevedono la costruzione, oltre ad alberghi e grandi condomini, di villaggi turistici con più di 1.500 ville lussuose. Più numerosi ancora terreni e case che gli arabi hanno acquistato individualmente, con una presenza di turisti arabi che risulta cresciuta solo quest’anno del 200%. Una segnalazione giornalistica che si somma alla nota presenza di cellule jihadiste che hanno portato a numerosi arresti, con i Balcani come centro di smistamento di neo jihadisti.

Nel centro storico di Sarajevo, racconta Nadira Sehovic, gli arabi sono i visitatori più numerosi, e le donne di regola portano il niqab, il velo integrale nero: riempiono le botteghe degli artigiani nella baščaršija, la ‘basciarscia’ come si legge. Presenza arabe che invadono botteghe artigiane, caffè e ristoranti, molti dei quali hanno il menu stampato anche in arabo e spesso, per adeguarsi alla nuova e ricca clientela wahabita, non offrono più alcoolici, la tradizionale rakija, o la šljivovica, da sempre la violazione religiosa musulmana più diffusa il quella terra storicamente mista, laica, multietnica e multireligiosa.

Sebbene metà della Bosnia sia musulmana, l’accresciuta presenza di wahabiti, i seguaci della ultraconservatrice scuola saudita, provoca allerme e preoccupazione tra la gente, musulmani compresi, perché potrebbe contribuire alla radicalizzazione di una parte della locale comunità islamica tradizionalmente laica. Nei giorni scorsi, il noto accademico bosniaco musulmano Esad Durakovic ha dichiarato che nella Federazione Bh, la parte croato-musulmana della Bosnia, la vendita agli arabi di migliaia di ettari di terreni farebbe parte di un progetto internazionale per creare una “musulmania” europea nel cuore dei Balcani.

Scelte politiche e problemi tecnici: ad esempio la difficoltà di accertare con precisione quanti sono gli arabi che hanno una casa in Bosnia e di tenere sotto controllo i loro spostamenti. Secondo la stampa, sarebbero 40.000 gli abitanti arabi di Sarajevo. Un altro problema è rappresentato dal fatto che, secondo le leggi locali, i cittadini stranieri come persone fisiche possono possedere immobili in Bosnia in base alla reciprocità, come nel caso dei cittadini di quasi tutti i paesi europei, mentre quelli dei paesi arabi, per mancanza di reciprocità, non hanno questa possibilità se non registrando una società in Bosnia.

Sono così nate grandi compagnie registrate in Bosnia che acquistano diversi immobili e poi li danno formalmente in affitto per un lungo periodo, oppure piccole società fondate al solo fine di acquistare un immobile. Da due settimane le autorità di Sarajevo stanno conducendo, per la seconda volta, un’operazione di controllo di circa 700 società, di cui 300 sono risultate fittizie, e 16 villaggi turistici in tutto il territorio bosniaco. Non solo questione amministrativa, come si è ben capito, ma quale islam in una Bosnia dove i bosgnacchi (musulmani) sono il 48,4%, i serbi il 32,7%, i croati il 14,6% e gli “altri” il 4,3%, della popolazione.

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