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mercoledì 22 Gennaio 2020

Povera Italia: 1 su 4 campa male mentre l’ambiente frana

Nel 2015, ben 17 milioni 469 mila le persone a rischio povertà o esclusione sociale. Al Sud quasi 1 su 2 a rischio povertà-esclusione. Lo dice l’Istat ma ce ne eravamo accorti anche noi da tempo.
L’Istra ci da invece la fotografia dell’ambiente in cui coltiviamo la nostra povertà, e non induce ad ottimismo: in Italia il 66% delle frane censite in Europa. Beni culturali a rischio terremoti, caldo e scorie radioattive, migliorano invece le acque.
LA VIGNETTA DI MIMMO LOMBEZZI

Lo dice l’Istat ma ce ne eravamo accorti da soli. In Italia si campa male, almeno noi gente comune. Ben 17 milioni 469 mila le persone a rischio povertà o esclusione sociale nel 2015. Al Sud quasi 1 su 2 a rischio. Metà famiglie vive con 2 mila euro al mese. E pare che stia andando meno peggio del temuto. Il reddito familiare ‘in termini reali’ interrompe «una caduta in atto dal 2009, che ha comportato una riduzione complessiva di circa il 12% del potere d’acquisto delle famiglie».

Si allarga intento forbice redditi tra ricchi e poveri, e anche di questo ce ne eravamo accorti da soli.
Peggio, chi era povero, diventa ancora più povero mentre chi era già ricco lo diventa un po’ di più: «dal 2009 al 2014 il reddito in termini reali cala più per le famiglie appartenenti al 20% più povero, ampliando la distanza dalle famiglie più ricche il cui reddito passa da 4,6 a 4,9 volte quello delle più povere».

Rispetto all’Europa, l’indice per valutare la disuguaglianza tra i redditi, «nella graduatoria dei Paesi dell’Ue l’Italia occupa la sedicesima posizione assieme al Regno Unito. Distribuzioni del reddito più diseguali rispetto all’Italia si rilevano in altri Paesi dell’area mediterranea quali Cipro, Portogallo, Grecia e Spagna. Ma per scoraggiarci davvero rispetto al futuro dei nostri figli, guardiamo all’ambiente.

Ispra peggio di Istat
Beni culturali a rischio terremoti, caldo e scorie radioattive, migliorano invece le acque: ecco lo stato dell’ambiente italiano.
Il 66% di tutte le frane censite in Europa si sono verificate in Italia: 600mila su 900mila totali.
503mila 282 cittadini sono residenti in aree a pericolosità di frana molto elevata, 744mila 397 in aree a pericolosità elevata.

L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, l’Ispra, ci dice che l’Italia è tra i paesi più minacciati dagli eventi di origine naturale, seconda solo alla Grecia dal punto di vista della sismicità. 500mila italiani abitano in aree a pericolosità di frana molto elevata, 744mila in aree a pericolosità elevata, 1,5 milioni in aree a pericolosità media e 2 milioni in aree a pericolosità moderata.

Non solo terremoto
L’Italia, come purtroppo sappiamo dagli eventi degli ultimi mesi in Centro Italia, è una terra a forte rischio sismico. Messi in pericolo da terremoti, non soltanto le persone e le loro abitazioni. Tra le strutture minacciate ci sono molte di quelle che fanno parte dell’immenso patrimonio culturale italiano. Il 28% dei Siti Unesco italiani è situato in zone ad alta sismicità

I rischi però non arrivano solo da eventi naturali come il terremoto: in molte regioni sono presenti attività che producono rifiuti radioattivi, proprio quelli su cui da anni dura la pantomima su dove metterli al sicuro. Note dolenti per la temperatura media. Il 2015 è stato l’anno più caldo dal 1961, col 24esimo aumento annuale consecutivo. Inoltre, il 64,3% della popolazione è esposta a livelli di rumore da traffico superiori ai livelli stabiliti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Per fortuna c’è l’acqua
Le buone notizie, le sole, arrivano soprattutto dalle acque. Per quanto riguarda quelle sotterranee, su 1.053 ‘corpi idrici’ (le fonti) identificati a novembre 2016, il 59% è classificato “buono” sia per lo stato chimico sia per lo stato quantitativo.
Per le acque superficiali (7mila 494 fiumi e 347 laghi), il 43% dei fiumi raggiunge l’obiettivo di qualità per lo stato ecologico e il 75% per lo stato chimico; tra i laghi, l’obiettivo di qualità è raggiunto dal 21% dei corpi per lo stato ecologico e dal 47% per lo stato chimico.

Positivo anche lo stato delle acque costiere di balneazione, il 33% di quelle monitorate in Europa: il 90% di qualità eccellente e il 4,8% buona.
Gli ambienti marini sono tuttavia vittime dell’assalto di ‘specie alloctone invasive’ (pesci e alghe provenienti da altri mari e ambienti) per colpa dei cambiamenti climatici e della globalizzazione.

LA SATIRA DI MIMMO LOMBEZZI

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