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domenica 8 Dicembre 2019

Aleppo, drammatico finale in mano alla Russia

Siria. Gli Stati Uniti senza più alternative, in mezzo tra Assad e un’opposizione sunnita radicale, dicono sì al piano russo di riconquista militare e poi si pentono per le troppe vittime. Mosca pone il veto al Consiglio di Sicurezza e punta a distruggere i “ribelli” prima dell’arrivo di Trump. Nella capitale del nord, si muore ogni giorno: 340 i civili uccisi a est dal governo, 80 ad ovest dai “ribelli”. Nella foto, soldati governativi nel quartiere Haidariya, ad Aleppo est

Damasco avanza nel cuore di Aleppo est.
La Russia impone la sua forza sul campo di battaglia.
La strategia Usa di mediazione impossibile evapora nel nulla.
L’Onu dei buoni propositi che discute risoluzioni nate già morte.
Bruxelles zitta, fuori dalla crisi siriana pagando miliardi alla Turchia di Erdogan per fermare i profughi disperati.

La cronaca di un giorno fotografia degli errori di tutta una guerra.
Salta l’incontro tra esperti russi e americani a Ginevra della situazione in Siria. Il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov: “hanno cambiato idea su come risolvere la situazione ad Aleppo”.
Mosca le idee chiare ce l’ha. “Se qualcuno si rifiuta di uscire da Aleppo est sarà eliminato, non c’è alternativa”. Conseguenze pesanti che coinvolgono anche innocenti, ma la colpa è di chi se ne fa scudo, dicono.

Un tentativo di mediare una resa che fermasse il massacro di innocenti, c’è stato e forse segretamente è ancora in corso. Con un solo obiettivo possibile dice Mosca: definire modi della resa dei ribelli, punto e a capo.
Sempre Lavrov: “La tregua solo con l’inizio della evacuazione delle unità ribelli”. Insomma, nessuno spazio ai miliziani Isis e dintorni per riorganizzarsi. Ed ecco che per Mosca diventa “provocatorio” mettere al voto al Consiglio di sicurezza dell’Onu una tregua di alcuni giorni ad Aleppo perché “permetterebbe ai miliziani di “riorganizzarsi”.

Sul campo, le forze lealiste siriane sono avanzate nei quartieri orientali di Aleppo vicino all’antica Cittadella, patrimonio mondiale dell’Unesco.
Lo riferisce la tv al Mayadin, vicina all’Iran e solidale con l’offensiva governativa, a conferma di quanto affermato dall’agenzia siriana Sana, controllata dal governo di Damasco.
L’offensiva governativa cominciata il 25 novembre scorso, in dieci giorni ha conquistato circa il 70% dei quartieri di Aleppo est a lungo sotto assedio perché controllati da miliziani delle opposizioni.

OCCIDENTE ASSENTE, PERCHÉ?

Quanto accade oggi è diretta conseguenza della decisione dell’Occidente di abdicare, di rinunciare a cercare una soluzione politica ad un conflitto acceso dallo stesso Occidente per ridefinire confini e zone di influenza in Medio Oriente, con l’invasione dell’Iraq nel 2003.
Con la testa di Saddam Hussein e la distruzione dello Stato iracheno, ricorda Chiara Cruciati sul Manifesto, gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno tentato una forma nuova e diversa di colonialismo che oggi esplode in tutte le sue contraddizioni.
“Perché è ricomparsa la Russia che ha archiviato l’imperialismo monocolore Usa e ha imposto i propri interessi, facendo da calamita per quei paesi tagliati fuori dalla rete di alleanze statunitense”.

Le lacrime di coccodrillo di fronte al dramma di Aleppo e alla prossima vittoria del nemico Assad. Se a versarle è chi ha finanziato ribelli “di sordida fama”, ben lontani dai valori democratici sbandierati da Bruxelles e Washington.
Armi e denaro hanno riempito le casse di milizie salafite, islamiste, qaediste, o gruppi apparentemente liberali pronti a saltare sul carro di al Qaeda.

Mosca può così permettersi di dire no alla tregua, ribadendo che sarà indetta solo quando i “ribelli” si arrenderanno. Alla testa del fronte anti-Assad, sotto la nuova bandiera dell’Esercito di Aleppo, ci sono salafiti e jihadisti che con una mano accolgono gli aiuti esterni e con l’altra rifiutano di seguire le indicazioni Usa.
Mosca è convinta dei legami dei ribelli jihadisti con l’Occidente, via Turchia, e ieri ha apertamente accusato le intelligence avversarie di aver fornito alle opposizioni le coordinate dell’ospedale da campo russo appena arrivato ad Aleppo ovest e subito colpito dai missili dei “ribelli”.

Gli Stati Uniti negano le accuse ma la fragilità della loro non-strategia regala spazio e tempo agli avversari e alla determinazione della Russia. Gli Stati Uniti della difficile decisione di non intervento da parte di Obama, e la Nato escluso dal doppiogioco dell’alleato turco.
Ed ecco una Casa Bianca di fatto senza alternative: Assad da una parte e una compagine sunnita radicale dall’altra.
Per Trump la via più semplice, combattere l’Isis in accordo e in coordinamento con Putin, lasciando il caos siriano ai russi.

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