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giovedì 14 20 Novembre19

Ma sta Gran Bretagna se ne va o non se ne va?

Britannici pentimenti. Aperta la battaglia alla Corte suprema. Appello del governo contro la ratifica obbligata del referendum Brexit da parte del Parlamento. Un voto sull’uscita dall’Ue che potrebbe consentire ai deputati filo-europei di ritardare l’addio all’Unione. Come da foto, fuori dal palazzo di giustizia si alternano manifestazione di attivisti pro e contro Brexit

Britannici pentimenti: Brexit o non Brexit, chi darà il via a Brexit se mai prima o arriverà? Sembra uno scioglilingua, ma è solo un pasticcio formale su cui si litiga per ritardare o accelerare l’addio britannico all’Europa che molti ora, sull’isola, temono.
Si è aperta alla Corte suprema di Londra la battaglia legale per stabilire se il governo conservatore di Theresa May debba passare attraverso un voto parlamentare prima di avviare formalmente l’iter della Brexit.

L’esecutivo ha fatto ricorso dopo che l’Alta corte aveva sentenziato che serviva un via libera al risultato del referendum da parte del parlamento di Westminster. Le udienze, che eccezionalmente si svolgono in diretta tv, durano quattro giorni, ma il verdetto sarà reso pubblico all’inizio di gennaio.
La Brexit è stata decisa nel referendum del 23 giugno ma l’iter di divorzio da Bruxelles deve essere attivato attraverso la notifica formale da parte di Londra dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona che la premier si è impegnata a far scattare entro la fine di marzo.

Un dibattito alle camere potrebbe tuttavia ostacolare o ritardare la tabella di marcia indicata dal governo. Sul Daily Telegraph, l’Attorney General, Jeremy Wright, a nome dell’esecutivo ha messo in guardia gli 11 giudici della Corte a “non sfidare” la volontà popolare.
La businesswoman Gina Miller, portabandiera del gruppo di cittadini che ha promosso l’azione legale per ottenere un passaggio in parlamento prima della Brexit, sostenendo la natura “consultiva” del referendum, ha invece denunciato i tentativi di condizionamento sui giudici.

Se perderà, il governo presenterà una breve progetto di legge, si dice di sole tre righe, che cercherà di far passare in tempi brevi, con l’autorizzazione a ricorrere all’articolo 50. Con la difficoltà di otterne l’approvazione da un parlamente con una maggioranza di filo europeisti.
Il partito laburista all’opposizione promette una valanga di emendamenti a qualunque testo di legge sulla Brexit.
Altre complicazioni per la premier Theresa May arrivano da Scozia, Irlanda del Nord e Galles, che sostengono davanti alla Corte suprema che l’Exit va autorizzata anche dai loro parlamenti locali e non soltanto da Westminster.

Una Brexit d’azzardo, col canale della Manica che non sa bene se gli conviene davvero allargarsi o tornare ad accostarsi al continente.

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