martedì 20 Agosto 2019

2016, la caduta dei leader. Resiste Frau Merkel. Scommessa 2017

I capi di governo di Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna e Usa riuniti al G5 dello scorso aprile ad Hannover. Tutti usciti di scena o in uscita. Resiste Frau Merkel, ma con qualche rischio elettorale nel 2017. Renzi e Cameron, vittime di un referendum. Hollande verso l’epilogo. Obama che ci regala Trump. Che 2017 dobbiamo immaginare?

Dicono che gli anni bisestili.. E dicono anche che i referendum siamo espressioni popolari molto pericolose. Il primo a doverlo capire è stato David Cameron, travolto dalla vittoria della Brexit. La sconfitta di Renzi al referendum, seguita dall’annuncio delle sue dimissioni, fa il bis. Ma è in tutto l’Occidente che nel 2016 si è assistito ad uno stravolgimento delle leadership al potere, e di quelle che credevano di essere lì lì per arrivarci e invece.. Hillary Clinton docet.

Anno bisestile anche per sondaggi e previsioni dei media. Come mostra la foto di copertina, divenuta immagine simbolo di questo rivolgimento. Foto, ormai ‘virali’ sui social, del vertice su terrorismo e crisi migratoria del 25 aprile scorso ad Hannover che vedeva riuniti Renzi, Cameron, la cancelliera tedesca Merkel e i presidenti americano Barack Obama e francese Francois Hollande. Cinque quasi amiconi che stavano cercando soluzioni a problemi irrisolti.

Nel maggio 2017 di loro sarà rimasta solo la Merkel, con l’incognita del voto di settembre per il quarto mandato e molte incertezze sul risultato. Non è una gran bella aria quella che tira su questo fine 2016, ma, piaccia o non piaccia, uno deve guardare ai fatti. Il vento aveva già cominciato a soffiare a est, dove al governo nazional populista ungherese di Viktor Orban si era aggiunta nell’ottobre 2015 la vittoria degli ultra conservatori ma bigotti in Polonia.

GRAN BRETAGNA
In Gran Bretagna David Cameron ha convocato il referendum sulla Brexit convinto di vincere e di mettere così a tacere la fronda antieuropeista all’interno del suo partito conservatore, alimentata dal crescere dei consensi per il partito populista euroscettico Ukip. Ma il 23 giugno ha perso la sua scommessa ed è stato costretto a dimettersi, lasciando il paese nell’incertezza dei tempi e dei modi dell’uscita dall’Unione Europea. Ora tocca a Theresa May, Theresa MayBe ironizzano a casa, con tenti problemi e pentimenti su quel divorzio.

FRANCIA
In Francia, il primo dicembre il presidente Francois Hollande ha annunciato che non si ricandiderà, riconoscendo lo scollamento fra il suo governo e l’opinione pubblica. Corre al suo posto per la sinistra che ha molte probabilità di perdere, l’attuale premier Valls che proprio oggi annuncia le sue dimissioni dal governo per competere alla presidenza. Per le elezioni presidenziali di questa primavera, 23 aprile e 7 maggio, scenario aperto: la destra dei partiti tradizionali candida Francois Fillon, quella populista la leader del Front National Marine Le Pen.

STATI UNITI
Il vento anti establishment ha soffiato con forza sopratutto negli Stati Uniti, dove Donald Trump ha vinto prima le primarie repubblicane contro il suo stesso partito e poi le elezioni presidenziali contro tutte le previsioni e gran parte delle speranze del mondo. Certo, ha preso meno vito di Hillary Clinton, ma questo è il farraginoso sistema elettorale ereditato dalla storia del far west. Con Obama che sta salutando il mondo, il presidente Eletto che entrerà in carica a gennaio, sta preparando una squadra di governo che non rassicura certo il mondo.

GERMANIA
In Germania la cancelliera Angela Merkel ha già annunciato che si ricandiderà, per un quarto mandato, alle politiche del settembre 2017. Obama è sembrato passarle lo scettro di leader dell’occidente democratico nel suo ultimo viaggio in Europa. Ma anche lei non ha la strada spianata: il 4 settembre, alle elezioni regionali nel suo land del Meclemburgo Pomerania, primi i socialdemocratici, il partito anti immigrati Alternativa per la Germania (AfD) è diventato la seconda forza locale con oltre il 20% mentre la Cdu della Cancelliera ha ottenuto il 19%.

E L’ITALIA?
Sulla crisi italiana siete già sommersi di dati, in prossima overdose modello referendum. Un elemento che non abbiamo visto raccontato con la meritata attenzione, l’andamento del voto per fasce d’età. Il rilevamento condotto da Quorum per SkyTG24, ci dice che Renzi si sarebbe salvato solo con il voto di noi decisamente ‘Adulti’, con un comunque non trionfale 53% di Sì. Netta vittoria del No nella piena maturità tra i 35 e i 54 anni, col 67%, come più o meno è accaduto. Il segnale più allarmante per Renzi e rottamatori è il voto ‘giovane’ (18-34 anni) con un No all’81%.

 

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