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lunedì 27 Gennaio 2020

La Libia che ci nascondono e il generale con il colbacco

I libici stanno per ottenere la vittoria su Isis ma perché nessuno sta festeggiando, si chiede qualche attento osservatore dal mondo arabo. Intanto il capo della truppe in Cirenaica, il generale Haftar, ha incontrato al Cremlino i vertici del governo russo. Un passaggio importante per un possibile accordo tra Russia e Usa dopo Trump alla Casa Bianca

Nonostante incredulità e problemi, i libici stanno per ottenere la vittoria su Daesh. Per mesi le milizie di Musurata sostenute da alleati internazionali, hanno circondato gli estremisti nella città di Sirte, lasciando ai combattenti di Daesh l’ultima resistenza in un pogno di edifici.
La Libia vince ma nessuno festeggia, osserva l’analista arabo Tarek Megerisi. Perché quando Daesh aveva conquistato la città nel giugno 2015, molti avevano sperato che la minaccia avrebbe messo d’accordo le diverse frazioni belligeranti in Libia.

Non è stato così. Al contrario, i centri di potere della Libia in competizione tra loro, dal Generale Haftar al governo di Serraj sostenuto a livello internazionale, fino al Gran Mufti Sadiq al-Gherian, hanno sfruttato la minaccia di Daesh per portare avanti i loro obiettivi.
Tutti a far finta di combattere Daesh per incassare il sostegno internazionale, e quasi nessuno a investire forze e uomini per combattere una minaccia percepita come secondaria rispetto ai singoli oppositori interni.

Furbi loro, poco convinte le potenze occidentali, ancora adesso a discutere sui vari scopi della missione Onu in Libia. Primo, combattere il terrorismo e il traffico di persone, e per fare questo, convincere i politici libici a far fronte comune per un vero governo nazionale.
Sappiamo che alcuni Stati, esempio Francia e Stati Uniti, hanno fatto squadra con singoli gruppi armati e alleanze di convenienza con persone come Haftar e altri, consentendo loro di continuare ad agire al di fuori dei tentativi ONU di unificare il Paese.

Ora però, la quasi vittoria a Sirte, fotografa le stesse condizioni che hanno permesso ad Isis di espandersi. Uno Stato privo di poteri, l’economia che non funziona e il Paese afflitto da violenza e instabilità, che fanno della Libia il terreno di coltura di altre minacce.
E la presa di Sirte non sarà la fine di Daesh, che tornerà al terrorismo più tradizionale. Anarchia, terrorismo e contrabbando di persone e di armi, la prospettiva.
Se la comunità internazionale non riuscirà a creare una nuova stabilità in Libia -denuncia Tarek Megerisi- la liberazione di Sirte rischia di essere poco più di un contrattempo nel precipitare e del Paese verso una guerra civile senza fine.

Il patto tra Mosca e il generale Haftar
Il capo delle forze armate delle Cirenaica il 26 e 27 novembre a Mosca per colloqui con il ministri degli Esteri e della Difesa russi, Lavrov e Shoigu. Un passaggio importante in vista di un possibile accordo tra Russia e Usa dopo l’insediamento di Trump alla Casa Bianca.
Haftar controlla tutta la Cirenaica e dopo aver strappato alle milizie della Guardia Petrolifera tutte le maggiori infrastrutture petrolifere, è diventato l’interlocutore obbligato di tutti i governi interessati alla ripresa dell’estrazione e dell’esportazione del greggio libico.

La visita di Haftar a Mosca, la seconda dopo quella di giugno, è stata motivata dal generale libico dal desiderio di stabilire un rapporto privilegiato con Mosca. “Con l’aiuto della Russia speriamo di eliminare il terrorismo nel prossimo futuro”.
In realtà, l’obiettivo di Haftar era quello di ottenere rifornimenti militari dal Cremlino, in quanto l’embargo sulle armi decretato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si fa sentire sulle capacità militari delle sue milizie.

l portavoce del Cremlino, alla domanda dei giornalisti sulla richiesta di rifornimenti bellici da parte di Haftar ha risposto diplomaticamente: “Mosca dialoga con molti rappresentati di varie fazioni libiche e i contatti con Haftar sono parte di questo vasto dialogo”.
In realtà, stando al sito Debka File, notoriamente ‘vicino’ ai servizi segreti israeliani, durante i colloqui si sarebbe parlato della possibile installazione sulle coste libiche di una base navale russa in cambio di un sostegno russo alle forze di Tobruk. Il secondo porto mediterraneo della Marina di Mosca dopo la base siriana di Hmeimim.

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