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venerdì 20 Settembre 2019

I piani militari dell’Unione europea post Brexit e Nato incerta

‘Il nuovo piano d’azione europeo in materia di difesa’. Per il momento, il solito giro di soldi. La creazione di un Fondo europeo di difesa che promette investimenti nella ricerca e nelle industrie del settore della difesa. 25 milioni dal bilancio 2017 , 90 entro il 2020, per la ricerca su cosa ricercare. Per la ricerca tecnologica seria ma non precisata, dal prossimo bilancio pluriennale, circa 500 milioni all’anno. Si prevede anche la possibilità di effettuare acquisti comuni, come droni ed elicotteri.

L’Europa si prepara a difendersi da sola, almeno così dicono da Bruxelles, partendo come sempre dai soldi e prendendola molto da lontano. Negli ultimi dieci anni, stima di Bruxelles, gli Stati dell’Unione hanno diminuito gli investimenti nel settore della difesa di circa il 12% in termini reali, e questo non è stato finora compensato da una maggiore cooperazione. Problema Nato in vista di Trump che vuole pià soldi europea per mantenere abbastanza di malavoglia il baraccone. Sempre soldi, la mancanza di cooperazione fra Stati dell’Unione europa costa fra i 25 e i 100 miliardi ogni anno, sostiene la Commissione. Conti alla mano, una ‘riforma’ costretta.

Quindi, nasce a fine novembre 2016 il fondo europeo per la difesa comune, che prende il problema decisamente da lontano. Un piano “per migliorare la ricerca in campo militare e sviluppare nuove tecnologie per la difesa”. L’ineffabile Federica Mogherini, rassicura, “non siamo in competizione con Nato”. In competizione armata della ricerca più voluminosa da scagliarsi contro? Battute a parte, il tentativo per ora di razionalizzare la spese dei singoli Stati dell’Unione. Finora gli Stati Ue hanno condotto progetti di difesa nazionale su come e quanto investire. Risultato: differenze nelle dotazioni dei vari Paesi e spreco trasversale di denaro pubblico.

Tutti a spendere, pare la sintesi politica, ma a spendere spesso male e quindi a sprecare anche per eserciti e armamenti. Ognuno per se, Stati coi soldi pubblici, e i privati a curare i loro singoli affari. La proposta del vertice Ue prevede di stanziare 500 milioni di euro dal budget europeo l’anno per la ricerca militare a partire dal 2021. La Commissione europea potrà investire 3.5 miliardi di euro del budget tra il 2021 ed il 2027, partendo con primo investimento di 90 milioni di euro nel 2017. Si prevede anche la possibilità di effettuare acquisti comuni, come droni ed elicotteri. Sul dettaglio scivoloso (compare da chi e cosa comprare), il silenzio.

LA SINTESI DEL PIANO DELLA COMMISSIONE EUROPEA

«Investire nello sviluppo comune di tecnologie e apparecchiature di importanza strategica, dalle capacità nei settori terrestre, aereo, marittimo e spaziale alla cybersicurezza», premette Bruxelles. Che precisa: «Ciò richiede una maggiore cooperazione tra gli Stati membri e una più ampia condivisione delle risorse nazionali. Una base industriale di difesa forte, competitiva e innovativa».

La Commissione propone:
1 – Istituire un fondo europeo per la difesa a sostegno degli investimenti in attività di ricerca comune e dello sviluppo congiunto di attrezzature e tecnologie di difesa entro il 2020. Ad esempio investire congiuntamente nella tecnologia dei droni o acquistare insieme elicotteri per ridurre i costi.
2 – Promuovere gli investimenti nelle Piccole medie imprese e la modernizzazione delle catene di approvvigionamento della difesa.
3 – Rafforzare il mercato unico per la difesa. Aiutare le imprese a operare a livello transfrontaliero e gli Stati ad ottenere offerte economicamente più vantaggiose negli appalti della difesa.

Unione ‘pacifista’ o pasticciona?
Nel corso dell’ultimo decennio gli Stati dell’Ue hanno diminuito la spesa per la difesa del 12 % circa in termini reali, ma questa riduzione non è stata compensata da una maggiore cooperazione. Si stima che la mancanza di collaborazione nel settore difesa e sicurezza costi tra 25 e 100 miliardi di euro l’anno.
L’Europa nel suo complesso occupa il secondo posto nel mondo in spesa per la difesa, dopo gli Stati Uniti. In Europa tuttavia i bilanci per il settore si sono ridotti negli ultimi anni, mentre altri protagonisti -Cina, Russia e Arabia Saudita- hanno potenziato i settori difesa in misura senza precedenti.
Va anche detto che nel 2015 gli investimenti statunitensi nella difesa rappresentavano più del doppio della spesa totale degli Stati dell’Ue. Mentre la Cina ha aumentato il bilancio della difesa del 150 % negli ultimi dieci anni.

L’Europa dello spreco
Contemporaneamente -abbiamo visto- gli Stati Ue ridotto la spesa per la difesa del 12 %. Meno soldi e mal spesi, denuncia Bruxelles: inefficienza per duplicazioni, mancanza di interoperabilità, divari tecnologici e insufficienti economie di scala nell’industria e nella produzione.
Circa l’80 % degli appalti pubblici della difesa è gestito su base puramente nazionale, il che crea una costosa duplicazione delle capacità militari. Con i numeri già denunciati costi in più, di sprechi ogni anno tra 25 e 100 miliardi.

Ragioni economiche e pacifismo
In conclusione del rapporto della Commissione Ue, il governo dell’Unione europa, alcune considerazioni economiche ma non solo che provocheranno certamente polemiche politiche da parte pacifista favorevole al disarmo generalizzato.
«L’industria europea della difesa genera un fatturato complessivo di 100 miliardi di euro l’anno e impiega direttamente o indirettamente 1,4 milioni di persone altamente qualificate in Europa. Ogni euro investito nella difesa genera un rendimento dell’1,6, in particolare in impieghi qualificati nei settori della ricerca e della tecnologia e nelle esportazioni».

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