Siria, italiano rapito? Una strana vicenda

Un cittadino italiano, Sergio Zanotti, originario di Brescia, si dichiara prigioniero di un gruppo armato non identificato in Siria ormai da sette mesi, secondo quanto diffonde oggi il sito russo ‘Newsfront’, che mostra un video in cui l’ostaggio chiede l’intervento del governo italiano per evitare una sua “eventuale esecuzione”. Insomma, riscatto pagato da parte dello Stato. A quanto fanno sapere fonti dell’Unità di crisi della Farnesina, le autorità italiane sono a conoscenza del video da diversi giorni e stanno seguendo il caso le cui modalità risultano decisamente anomale.

Sergio Zanotti, l’uomo che compare nel video diffuso da un sito russo e chiede al governo italiano di intervenire per la sua liberazione risultava scomparso da aprile scorso. L’uomo, 56 anni originario di Marone, sul lago d’Iseo in provincia di Brescia, sette mesi fa era partito per una vacanza in Turchia: doveva andare a trovare un amico. Nel giro di qualche giorno i familiari ne avevano perso le tracce. È stata l’ex moglie ad attivare la Farnesina. Da quel momento sono state fatte verifiche da parte dell’intelligence, senza mai ottenere riscontro di un sequestro o terroristico o criminale.

Poi la diffusione via web del video. Il video – secondo quanto accertato finora dagli investigatori italiani – gira sul web da circa una settimana e non sembra “univoco”, dal momento che l’italiano, per quanto con la barba lunga, non appare nelle immagini particolarmente provato dai presunti sette mesi di prigionia. Gli investigatori, che stanno ricostruendo i movimenti dell’uomo, avrebbero accertato che effettivamente alcuni mesi fa Zanotti è partito dall’Italia per la Turchia, dove però si sono perse le sue tracce.

Nel video si vede l’uomo, con una lunga barba e vestito con una tunica bianca, in ginocchio all’aperto tra alcuni ulivi. Alle sue spalle un altro, vestito di nero e con il volto coperto, gli tiene puntato contro un fucile mitragliatore. In mano l’uomo inginocchiato tiene un cartello con una data, apparentemente il 15 novembre 2016. In un’altra foto postata dallo stesso sito il presunto ostaggio è in piedi, scalzo, e tiene in mano lo stesso cartello.

Secondo fonti dell’intelligence sono numerose le «stranezze» rilevate e dunque ci si muove con grande cautela. Non c’è infatti alcuna rivendicazione, né si fa riferimento ad un eventuale pagamento del riscatto, nè – cosa mai accaduta in passato al momento di diffondere il video di un ostaggio – ci sono indicazioni che possano confermare la pista del fondamentalismo o quella che porta a banditi.

 

IL DRAMMA CERTO DI PADRE DALL’OGLIO IN SIRIA

Era il 29 luglio del 2013 quando il gesuita Paolo Dall’Oglio sparì a Raqqa. E ancora oggi non sappiamo con certezza quale sia la sua sorte. Padre dall’Oglio ha sempre messo la pace della Siria, il suo paese d’adozione, al centro del suo lavoro e delle sue preghiere. Fino a quel maledetto 29 luglio di tre anni fa, quando è partito per Raqqa e non è più tornato indietro.

Nonostante un decreto di espulsione emanato dal regime di Assad che osteggiava i suoi tentativi di pacificazione del conflitto, padre dall’Oglio voleva tentare il rilascio di alcuni ostaggi, catturati nella città siriana. Ed è lì, in quella che sarebbe diventata la capitale dello Stato Islamico, che cade nelle mani dei suoi carcerieri.

Negli anni Ottanta, quando la Siria era in pace, padre Dall’Oglio aveva fondato la comunità monastica cattolico-siriaca di Mar Musa nord di Damasco. Ma dopo l’inizio della guerra civile nel 2011 era cambiato tutto. Anche luoghi di pace che aveva creato e per cui aveva lavorato erano stati attaccati. È stato allora che padre Paolo ha iniziato a criticare il regime di Assad. Ed è stato allora che il gesuita ha deciso di continuare a lavorare contro il fondamentalismo, nonostante i rischi, sempre più grandi.

Dopo il suo rapimento si è susseguita una sfilza di voci, messe in circolazione anche da chi magari sperava di guadagnare qualcosa fornendo false piste sulla sorte del “prete italiano”. L’ultima in aprile, quando un ex ribelle del Free Syrian Army poi passato con Isis ha raccontato alle autorità francesi di aver avuto per le mani un video che mostrava il gesuita. Ma mai si è avuta certezza, e da allora, per la famiglia il supplizio delle false speranze e del limbo in cui si trova chi non ha un corpo da piangere.

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