Il clima si scalda anche all’interno della Rai in vista del referendum costituzionale, ed era forse ora che qualcuno in casa Rai si ponesse il problema dell’equilibrio reale tra Si e No sul referendum. Perché il referendum passa ma le eventuali faziosità manifeste restano nella memoria degli utenti segnando la credibilità di tutta l’informazione Rai. A denunciare maliziosi favori al Si, i consiglieri d’opposizione che in una lettera alla presidente Monica Maggioni hanno chiesto la convocazione del consiglio in seduta straordinaria, per verificare eventuali violazioni nella par condicio tra gli schieramenti.
La Maggioni che, da giornalista, con l’uso accorto delle parole ci sa fare, respinge al mittente la richiesta (dopo, a referendum fatto, e chi se ne frega dei dati che documenteranno il misfatto), con una verità che nasconde la bugia. «Tempo di parola tra Si e No rigorosamente rispettato», afferma la Presidente pensando di farla franca. Peccato che nel CdA Rai ci sia anche qualcuno che di tv ne capisce qualcosa. Freccero ribatte: «Lo sbilanciamento è palese, nella confusione tra il diritto di parola e il tema del referendum. Tra lo spazio dedicato al Sì e al No, e il resto del dibattito che non coinvolge direttamente la sfida del 4 dicembre».
Freccero non lo cita, ma si torna al nefasto ‘panino’ di un tempo. Fu invenzione della presidenza Zaccaria, altri tempi e altri prestigi al comando: le fette del panino, maggioranza e opposizione, in parti eguali (o il So e il No, se volete), e il governo come ‘imbottitura’, un altro terzo quando c’era decenza. Nei tempi maliziosi della ‘Tv manganello’, Berlusconi a reti unificate, il perfezionamento malizioso del ‘panino’, metteva nel mezzo l’opposizione, stretta tra governo e maggioranza, in una perfetta manovra a tenaglia di stampo militare. Ma forse la presidente Maggioni che certo allora era tra chi contestava l’indigesto ‘panino’, dev’essersi distratta.
Nelle reti pubbliche Renzi monopolizza qualsiasi spazio di ‘notizia’ per inserire il tema referendum anche se parla del campionato di calcio. Parla, mostra la faccia, e spende sempre abili battute. Poi, per ‘par condicio’, segue un minestrone, con un infinito collage di citazioni spesso banali dei ‘contro’, in una sfilata di ‘santini’ modello pastone politico da sempre piatto repellente e immangiabile. Malizia? Probabilmente. Colpa della Rai? Formalmente ha quasi ragione la presidente Maggioni, sostanzialmente, uno straripare di piaggeria delle diverse testate Rai prive ormai di bussole alternative di riferimento che non siano il governo e la sua espressione tecnica messa ai vertici dell’azienda.
Dati Agcom e poi basta. Renzi soprattutto. Sui telegiornali Rai il premier occupa il 24% del ‘tempo di parola’ e il 36% del ‘tempo di notizia’ (già spiegato il trucco). Dati di questa estate nei tg, per il No solo il 22% del tempo di notizia. A chi sostiene il Si tutto il resto. Poi è scattata la ‘par condicio’, ma sempre Renzi protagonista e sempre una media del 24% del ‘tempo di parola’ e il 36% del ‘tempo di notizia’. Berlusconi tra il 2009-2011 otteneva circa il 12% del ‘tempo di parola’ (dichiarazioni dirette), Renzi, superava a marzo del 2014 punte del 30%, sino al record per ora imbattibile del 34% a dicembre 2015. Aspettiamo con timore i dati di fine novembre 2016 e il sollievo del 4 dicembre, comunque vada a finire.
Conclusione di Remocontro su questo pezzo che a molti potrà apparire sbilanciato tra il Si e in No. Remocontro ha scelto di astenersi dalle polemiche sul referendum anche per i toni decisamente scomposti che avevamo rilevato tra le parti. Ovviamente ognuno di noi è portatore di idee sue spesso non coincidenti. Non saprei sinceramente dire se tra gli autori vincerebbe il Si o il No. Ma il problema della corretta informazione Rai non può essere rinviato al ‘dopo’, data la insistenza di certe forzature che creano danno alla Rai seria che cerca ancora oggi di fare ‘Servizio pubblico’ senza favoritismi a chichessia. Noi di Remocontro -dichiarazione di voto pubblica- votiamo a favore di quella Rai.