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sabato 18 Gennaio 2020

Francia, stop a 18 reattori nucleari, 6 ai nostri confini

L’Autorità per la sicurezza: “Acciaio inadeguato e documenti falsificati”. La situazione delle centrali nucleari in Francia è “preoccupante”. Lo denuncia Pierre-Franck Chevet, presidente dell’Autorità per la sicurezza nucleare francese che sostiene la necessità “di ripensare il controllo del nucleare”. Dopo la scoperta, nella primavere del 2015, di un difetto nel serbatoio del futuro reattore EPR di Flamanville, l’Authority ha lanciato una campagna di controlli ancora da terminare.

L’atomo francese è semi-paralizzato, ma la paura per quel nucleare è anche italiana. Diciotto reattori nucleari in dodici siti, due terzi del totale, sono stati bloccati, o stanno per esserlo, dall’Autorità nazionale di controllo, per gravi problemi di sicurezza. L’Italia è coinvolta suo malgrado perché fra i reattori fermati ne figurano anche sei vicini al confine italiano, a Bugey, a Cruas e a Tricastin, mentre in quegli stessi siti, a ridosso della nostra frontiera, continuano a funzionare altri cinque reattori a pochi metri da quelli insicuri.

Le preoccupazioni italiane
L’Italia è orfana dell’energia elettrica necessaria per l’intera rete e la chiusura di sei reattori dichiarati insicuri vicino al confine francese mette a rischio la fornitura. Le conseguenze a livello economico dello spegnimento a lungo termine delle centrali di Bugey, Cruas e Tricastin potrebbero essere molto negative se i cugini di oltralpe non riusciranno ad esportare quanto previsto. Conto salatissimo che secondo alcune stime ammonterebbe ad 1 miliardo di euro. Inoltre, resta aperta la temibile questione ambientale in caso di un ipotetico incidente.

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Un freddo inverno francese (e non solo) e paura sicurezza? “Situazione preoccupante”, denuncia Pierre-Franck Chevet, presidente dell’Autorità per la sicurezza nucleare. “Dobbiamo ripensare il controllo del nucleare”, dopo la scoperta, nella primavere del 2015, di un difetto nel serbatoio del reattore sperimentale Epr -reattore ad acqua pressurizzata- di Flamanville, l’Authority ha lanciato una campagna di controlli ancora da terminare. I reattori attualmente fermi potrebbero “nel migliore dei casi tornare ad essere operativi tra un mese e raggiungere la piena potenza a gennaio” 2017.

Il problema immediato è la tenuta dell’acciaio degli involucri che potrebbe non trattenere il vapore radioattivo in caso di incidente. Ma Pierre Franck Chevet, dice che è emersa anche una questione molto più antica: «Siamo passati da una cattiva sorpresa all’altra. La nostra inchiesta ha portato alla luce pratiche inaccettabili fin dall’inizio degli Anni 60. Quattrocento dossier sono stati censurati presso la fucina di Creusot, dove si forgiano i reattori, per nascondere anomalie. I documenti appaiono deliberatamente falsificati».

Sulla sicurezza nucleare frottole da mezzo secolo. A svelarlo è stata una ispezione dell’Autorità di controllo al sito di Flamanville, fra la Bretagna e la Normandia, dove accanto a due reattori già attivi se ne sta costruendo uno con la nuova tecnologia ‘Epr’. Un progetto d’avanguardia oggetto di particolare attenzione da parte dell’Autorità. È emerso che l’acciaio di alcune componenti aveva un contenuto di carbonio alto fino al doppio del limite ammesso. Questo ha dato il via all’indagine sistematica su tutti i reattori nucleari in funzione.

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Spiega Giovanni Battista Zorzoli,  ex consigliere d’amministrazione di un colosso dell’energia e ora docente al master sull’energia dell’Università Sapienza, a Luigi Grassia su La Stampa: «Una quota di carbonio troppo alta rende fragile l’acciaio. Quello che è emerso dopo, estendendo l’indagine a tutte le centrali francesi, è più grave, perché si è scoperto che in molti reattori l’eccesso di carbonio riguarda non singole componenti, ma tutto l’involucro, fatto da una società francese concessionaria del contratto».

Tutti comunque a ribadire, dalla due parti del confine franco-italiano, che la chiusura di questi impianti, per adesso, è solo precauzionale. Lo stesso Chevet, il presidente dell’Autorità di controllo, dice che i problemi potrebbero essere risolti, e non esclude che gli impianti possano ripartire già a gennaio. Ma aggiunge che dopo la scoperta di 400 documenti che appaiono falsificati «ora ne stiamo esaminando altri 10 mila, dagli Anni 60 a oggi». E chissà che cos’altro salterà fuori. Nel frattempo l’Italia attende da anni di conoscere il sito dove seppellire in sicurezza i resti del defunto nucleare italiano. Sogin e governo latitanti.

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