Privacy Policy
giovedì 19 Settembre 2019

Ucraina, un patto tra Putin e Trump la salverà

Tre anni fa l’inizio della crisi che ha portato l’Ucraina alla guerra civile tra la minoranza russofona dell’est del Paese e la maggioranza che sostiene il governo di Kiev. Da allora guerra e trattative assieme. E c’è chi conta sull’insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti perché Washington e Mosca provino a raggiungere un vero accordo

Tre anni
Questi giorni di novembre di tre anni fa quando contro l’allora presidente della Repubblica Victor Yanukovich si scatenando una serie di tumulti popolari più o meno spontanei, noti oggi come la ‘Rivoluzione di Maidan’, la piazza, dove nel febbraio del 2014 iniziarono le proteste. Poi la estromissione violenta del presidente eletto in libere elezioni assalito dai rivoltosi e costretto a fuggire a Mosca dopo aver abbandonato il palazzo presidenziale per evitare di essere linciato.

Rivoluzione o golpe
‘Rivoluzione’ o ‘Golpe’ processo incompiuto, è l’analisi di Alfredo Mantici su LookOut, e lui, ex vicedirettore del Sisde, i servizi segreti interni ora Aisi, di analisi si occupava da spia, guarda ora a Trump per una soluzione di quella crisi. In questi tre anni l’Ucraina ha vissuto un ‘conflitto a bassa intensità’ che ha opposto gruppi paramilitari secessionisti di etnia russa, appoggiati dalla Russia, e le forze regolari del governo centrale e che ha provocato 6.900 morti tra civili e militari.

Poi fu Crimea
Il Cremlino, dopo la destituzione di Yanukovich e la svolta anti russa dell’Ucraina, nel marzo del 2014 ha ottenuto l’annessione della Crimea, regione abitata da ucraini russofoni, terra ‘donata’ all’Ucraina da Nikita Krusciov come ‘compenso’ simbolico per le terribili perdite sopportate dalla Repubblica durante la seconda guerra mondiale. Mosca non ha appoggiato i separatisti, che da allora sono riusciti a occupare e controllare le aree orientali del Donbass, abitate da russofoni.

Europa, Usa e Cia
La partita aperta tra Russia e Ucraina ha spinto Europa e soprattutto gli Stati Uniti ad adottare sanzioni economiche contro la Russia. I russi hanno da sempre risposto alle accuse sostenendo che la ‘Rivoluzione di Maidan’ è stata sostenuta con finanziamenti e armi dagli Stati Uniti. ‘Abbastanza credibile -riconosce l’ex spia Mantici- per la presenza a Kiev, nei giorni della rivolta, del direttore della CIA Brennan e di contractor occidentali che hanno coordinato la azioni armate degli insorti.

Golpe e separatismi
Dal 2014, di fatto, in Ucraina esiste una stato di guerra tra l’est russofono dove vari referendum popolari hanno deciso il distacco delle regioni di Donetsk e Luhansk dall’Ucraina e il loro ritorno alla ‘madre Russia’. Tre anni di conflitto che i militari definiscono a ‘bassa intensità’ che prosegue tra alti e bassi nonostante i due diversi accordi firmati a Misk con garanti internazionali di Ue e Usa. Un cessate il fuoco e altri accordi che le parti in conflitto non hanno mai rispettato integralmente.

Sanzioni e veleni
Da allora la situazione ucraina ha avvelenato i rapporti tra Mosca, Washington e l’Europa anche per le conseguenze economiche delle sanzioni. Pesanti per la Russi già colpita dal calo dei prezzi del petrolio, ma anche per le economie del Vecchio Continente, se si pensa che solo l’Italia perde ogni anno circa 4 miliardi di euro per il blocco delle esportazioni di numerosi beni verso la Russia. Danni reciproci ma apparente incapacità delle parti a confronto di trovare una soluzione accettabile alla crisi.

Possibile un accordo USA-Russia?
L’ultimo tentativo per trovare una via d’uscita politica accettabile per tutte le parti in causa, lo ha fatto il ‘Normandy Group’ -Ucraina, Russia, Germania e Francia- che si è riunito a Berlino lo scorso 19 ottobre ma con scarsi risultati. Ci si riprova questo fine novembre, ma è difficile credere che in questa occasione verranno prese decisioni di qualche rilievo, visto che tutti i partecipanti saranno in attesa di capire i cambiamento di scenario con la vittoria di Trump e il suo approccio con Mosca.

Stabilità e autodeterminazione
Tutto rinviato al dopo 20 gennaio, l’insediamento formale del nuovo presidente alla Casa Bianca per tentare un nuovo approccio alla questione Ucraina con Stati Uniti e Russia che dovrebbero tornare a dialogare su basi nuove di rispetto reciproco. Il destino dell’Ucraina resta di fatto in bilico, nella attuale precarietà resa più difficile dall’inverno, in attesa che qualcuno trovi il compromesso possibile tra le esigenze di stabilità di una regione chiave e il diritto all’autodeterminazione.

Potrebbe piacerti anche