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venerdì 20 Settembre 2019

Se l’Iran con Trump ridiventa ‘cattivo’

Un disgelo tra Stati Uniti e Iran durato un frammento di storia, l’accordo sul nucleare che ora la nuova amministrazione Usa vorrebbe mettere in discussione. Si riaffaccia il Grande Satana (come Khomeini definì gli Usa nel 1979) contro uno dei perni dell’Asse del Male (come George W, Bush battezzò i principali nemici degli Usa). Dopo la distensione tra Barack Obama e il neo presidente Hassan Rouhani, si torna alla ‘guerra fredda’?
Pressioni su Trump da 76 esperti statunitensi di sicurezza nazionale per il mantenimento dell’accordo sul nucleare e sulla volontà espressa da Trump di distendere i toni con la Russia e combattere insieme Isis e jihadisti sunniti, nemici acerrimi anche dell’Iran sciita.

La storia col passo del gambero tra Stati Uniti e Iran? E a Teheran si riaffaccia il Grande Satana, come Khomeini definì gli Usa nel 1979, mentre a Washington salgono a incarichi di responsabilità molti sostenitori dell’Asse del Male, come George W, Bush battezzò il gruppo dei paesi nemici degli Usa: Iran, Iraq e Corea del Nord. Già finita nel cestino della storia la distensione tra Barack Obama e il neo presidente Hassan Rouhani, si torna alla ‘guerra fredda’?

Fa temere il peggio Mike Pompeo, prossimo direttore della Cia voluto dal prossimo presidente Usa. «Non vedo l’ora di smantellare questo accordo disastroso con il più grande Stato sponsor del terrorismo del mondo» ha detto Pompeo, che in un articolo al settimanale neo-conservatore The Weekly Standard ha demonizzato l’accordo internazionale, sostenuto da Barack Obama e dalla Ue, che ha riconosciuto il diritto dell’Iran ad accedere al nucleare civile in cambio della rinuncia a dorarsi di armi atomiche.

Preoccupazioni a Teheran anche per la probabile nomina del generale dei marines James ‘Mad Dog’ Mattis (Mad Dog-Cane Pazzo) alla guida del Pentagono. L’ufficiale ha lasciato in anticipo il servizio nel 2013 da comandante de Central Command per disaccordi con l’Amministrazione Obama proprio riguardo all’accordo con l’Iran. In attesa della svolta Usa, Teheran fine sanzioni, sembra accelerare l’acquisizione di armamenti e tecnologie soprattutto a Mosca e Pechino.

Coi russi, alleati dell’Iran anche sul fronte siriano a sostegno del regime di Bashar Assad, sembra vicino alla conclusione un contratto da 10 miliardi di dollari per la fornitura di caccia Sukhoi 30, carri armati T-90, artiglieria ed elicotteri e velivoli da attacco Mi-35 o i più moderni Ka-52 o Mi-28 già “collaudati” in Iraq e Siria. Mosca, informa Analisi Difesa, ha consegnato nei mesi scorsi i sistemi di difesa aerea a lungo raggio S-300 ordinati da Teheran nel 2007 in base a un contratto da 800 milioni di dollari ma bloccati dall’embargo delle Nazioni Unite.

Va detto che Teheran resta soggetta fino al 2020 all’autorizzazione dell’ONU anche per l’acquisto di armamenti convenzionali. Washington si è già detta “preoccupata” benché il contratto tra Mosca e Teheran rappresenti meno di un decimo delle forniture di armi statunitensi acquisite dalle monarchie arabe del Golfo, rivali dell’Iran. Armi tattiche e non strategiche per lo più difensive, quelle iraniane, che vanno a sostituire equipaggiamenti decrepiti dell’epoca dello Scià Reza Pahlevi.

Gli anni dell’embargo internazionale hanno imposto all’Iran di sviluppare la sua industria militare nell’aggiornare i mezzi a disposizione. Oggi l’Iran è in grado di produrre missili balistici con raggio d’azione fino a 3 mila chilometri. E nei giorni scorsi i ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno espresso preoccupazione per la continuazione dei test balistici iraniani. Teheran: “I test balistici rientrano nel programma difensivo dell’Iran che non è in alcun modo negoziabile”.

Buona fede, prevenzione Usa a sistema di guida israeliano, o sporco trucco vero il nucleare iraniano nascosto? Mentre Riad si rivolge al Pakistan per poter disporre di un adeguato deterrente atomico, da Gerusalemme altre pressioni assieme agli applausi per la vittoria di Trump. E l’Iran ha buone ragioni per temere che la nuova amministrazione statunitense possa rovesciare l’intesa raggiunta pretendendo ulteriori garanzie sulla rinuncia alle armi atomiche, forse -come ipotizza Gianandrea Gaiani su Analisi Difesa- forzando la mano proprio sui programmi di missili balistici.

Ad anticipare il rischio, Teheran ha firmato lunedì scorso un nuovo accordo di cooperazione militare con la Cina per addestramenti congiunti “per combattere congiuntamente la minaccia terroristica”. Spinte Usa in una direzione, ed alleati alternativi a cui servono le esperienze maturate dagli iraniani in Siria e Iraq. Tradotto dagli esperti, vuol dire che i cinesi aumenteranno la loro presenza nella regione del Golfo Persico e per contrastare l’insurrezione dell’etnia islamica uighura nel Sinkiang.

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