sabato 17 Agosto 2019

E se Trump non diventasse presidente?

Un interminabile anno di campagna elettorale, quasi due settimane di stupore e timori per la vittoria di Trump, e ora qualcuno viene a dirci che la sua elezione non è sicura, e che potrebbe anche non farcela. Tra battuta e paradosso, la vera elezione che attende Trump il 19 dicembre, e la possibilità costituzionale che non diventi lui in 45° Presidente degli Stati Uniti.

Ora aspettiamo l’elezione di Donald Trump a nuovo Presidente degli Stati Uniti, salvo sorprese. Uno scherzo? No, la costituzione americana e i suoi paradossi.
Fermare Trump è ancora possibile, e forse qualcuno ci sta realmente pensando.
I Grandi Elettori chiamati a ratificare il voto popolare dell’8 novembre non hanno l’obbligo di eleggere Donald Trump, e potrebbero far saltare la sua elezione. Lo prevede la Costituzione.
I Grandi Elettori chiamati a confermare il voto popolare potrebbero indicare un nome diverso da quello di Donald Trump e concorrere così alla nomina di un presidente degli Stati Uniti alternativo. Improbabile. Ma totalmente da escludere?

I ‘Grandi elettori’
Un candidato presidente per vincere le elezioni ha bisogno del voto di almeno 270 Grandi Elettori, uno più della metà. L’8 novembre Donald Trump ne ha ottenuti 290, contro i 232 di Hillary Clinton, e ha guadagnato virtualmente la presidenza.
Formalmente, però. Il voto effettivo del Collegio Elettorale si assegna quaranta giorni dopo, in queste elezioni sarà lunedì 19 dicembre.
E la Costituzione degli Stati Uniti non chiede ai Grandi Elettori di votare secondo l’indicazione del popolo che pure essi rappresentano. Non esistono vincoli di mandato.
È raro che un Grande Elettore non segua l’indicazione del voto popolare, ma è già accaduto ben 157 volte e adesso basterebbero una ventina di ‘ripensamenti’.

Faithless elector
Un Grande Elettore che esprime il proprio voto contrario alla volontà del popolo è un ‘faithless elector’, cioè ‘elettore infedele. Ma il suo eventuale comportamento scorretto è punito soltanto in 29 Stati e con sanzioni risibili, con una multa di circa mille euro, mentre in altri 21 Stati non sono previste pene di alcun tipo.
Il sistema americano contiene in sé alcune storture che possono portare a un doppio paradosso. Primo assurdo, non vince il candidato che prende più voti, ma chi ha conquistato più ‘Grandi elettori’. Trump ha avuto 700.000 voti individuali meno della Clinton, ma più ‘Grandi elettori’
Ma quasi a pareggiare il paradosso precedente, i grandi elettori possono modificare la scelta del voto popolare e indicare un altro presidente a loro più gradito, perfino votando il candidato del partito avversario.

Ribaltone Trump?
Per impedire a Donald Trump di assumere la carica di presidente il prossimo 20 gennaio servirebbe il voltafaccia di una pattuglia di Grandi Elettori e poi la complicità del Partito Repubblicano che, avendo la maggioranza al Congresso, dovrebbe indicare un diverso presidente. Tra i tradizionali politici repubblicani e Trump, è noto, non scorre buon sangue, ma questo non dovrebbe bastare.
Lucio Tirinnanzi su LookOut fa rilevare come George Soros, altro multimilionario grande finanziatore di Hillary Clinton starebbe sponsorizzando le proteste di piazza (dopo Maidan in Ucraina) contro la vittoria di Trump.
Ipotesi di ribaltone, solo fantapolitica?
USA Today nei giorni scorsi ha proposto questo articolo: «Could the Electoral College elect Hillary Clinton instead of Donald Trump?». Domanda già di per sé sospetta.

Corto circuito costituzionale?
Secondo Time Magazine alcuni Grandi Elettori come Robert Satiacum, Bret Chiafalo, Baoky Vu e Chris Suprun, due democratici e due repubblicani, hanno dichiarato già prima dell’8 novembre che non voterebbero per Donald Trump in nessun caso.
Lo scenario di un corto circuito istituzionale statunitense appare improbabile ma non impossibile. Anzi, politicamente possibile (e pensato), se si tiene conto di cosa buona parte della classe politica americana, repubblicani compresi, aveva detto in campagna elettorale sulla nomina a presidente di Trump.
Una ipotesi ‘accademica’ ma non solo, a far riflettere sulla vulnerabilità del sistema democratico americano. Con quesito finale senza risposta: più caos negli Stati Uniti e nel mondo con un Trump presidente o con un suo ipotetico siluramento per un ‘colpo di palazzo’?

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