venerdì 19 luglio 2019

Andrea Doria, storia della nave più bella e sfortunata

Il transatlantico Andrea Doria, la più bella nave dei primi anni ’50. Costruita a Genova, nei cantieri dall’Ansaldo di Sestri Ponente, a 60 anni dal naufragio al Galata museo una ‘Doria Experience’. Sulla Rai, con Alberto Angela, oggi, Remocontro attraverso l’agenzia Ansa, con qualche accento genovese, tra ‘magone’ ed orgoglio.

«Un pezzo d’Italia se ne è andato, con la terrificante rapidità delle catastrofi marine e ora giace nella profonda sepoltura dell’oceano. Proprio un pezzo d’Italia migliore, la più seria, geniale, solida, onesta, tenace, operosa, intelligente».
Dino Buzzati, Corriere della Sera, 27 luglio 1956.

A 60 anni dal naufragio del transatlantico Andrea Doria e per la prima volta in Italia, il Mu.MA – Galata Museo del Mare e la Fondazione Ansaldo ricostruiscono, attraverso una mostra, una vicenda centrale nella storia della marineria italiana, coinvolta in una discussione infinita sulle responsabilità della collisione.

La mostra, basandosi sulle analisi di esperti americani come Carrothers e Meurne e sulla base dei documenti e delle testimonianze raccolte dal “Fondo Ing. Francesco Scotto” conservato alla ‘Fondazione Ansaldo’ e attraverso la campagna “eravamosuldoria” in collaborazione con il Secolo XIX, affronta la storia di questa nave bellissima e sfortunata. Mostra aperta sino al 30 maggio 2017.

Esposizione temporanea quindi, una “Doria experience”: attraverso ricostruzioni di ambienti della nave, tra cui la prora in scala 1:5 e una parte di ponte di passeggiata inclinato a 30°, i visitatori sono invitati a ripercorrere i piani come i passeggeri e l’equipaggio dovettero fare per scampare alla tragedia.

Il modello di sei metri del “Doria” è il gioiello dell’esposizione. Realizzato dalla Ditta Giacomo Patrone nel 1952, per essere esposto negli atri delle principali stazioni ferroviarie italiane, come Milano Centrale o Torino Porta Nuova e mostrare ai viaggiatori le meraviglie della Società Italia, venne ritirato dopo la tragedia, e dimenticato fino ad oggi. Ritrovato dal curatore del Galata, Campodonico, nella fine degli anni ’90 e donato dalla Finmare, prima della sua liquidazione è stato completamente restaurato dal modellista Cambiassi di Genova.

 

doria-modello

Otto le sezioni: le prime tre dedicate alla nave, alla sua genesi, agli spazi artistici e architettonici di bordo maggiormente significativi, al varo e il ‘maiden voyage’ il viaggio inaugurale.
La quarta, al modellino restaurato e alla ricostruzione di una parte di ponte di passeggiata inclinato.
La quinta, più tecnica, spiega attraverso un filmato la dinamica dell’incidente che ha causato il naufragio.
La sesta sezione dedicata alle vittime ricostruisce la vicenda umana dei “sommersi”, le vittime, e dei “salvati”.
La settima, attraverso la ricostruzione dei dialoghi che avvennero nella notte tra le navi soccorritrici e il “Doria”, un database di racconti, foto ed interviste è dedicata all’equipaggio.
L’ottava sezione rappresenta l’impatto che la vicenda del “Doria”, prima tragedia in diretta, ebbe sui mass-media.
Un’ultima parte rappresenta il “Doria dopo il Doria” ciò che avvenne “dopo”: seguirono al Doria navi importanti ed storie diverse, ma il declino del settore, era già cominciato.

In questa operazione, il Galata Museo del Mare ha contato sulla collaborazione del quotidiano genovese Secolo XIX che ha lanciato, tra i suoi lettori la campagna “eravamosuldoria”, un appello alla memoria collettiva, a ritrovare i superstiti, a trovare ricordi, fotografie, documenti.

affondamento-bella

TESTIMONI E COMMENTI

Campodonico, Museo del Mare
«A distanza di 60 anni, commenta il direttore del Mu.MA e Galata Museo del Mare Pierangelo Campodonico, abbiamo scoperto come la vicenda dell’Andrea Doria sia ancora viva e presente. E’ un nodo della memoria irrisolto, è ancora una storia ‘ingiusta’ ed è sentita come tale dai superstiti – che ci sono, eccome! – e dai familiari.
Abbiamo affrontato la sua storia dalla sua genesi, in un contesto difficile – il dopoguerra, un momento di grande difficoltà per l’Ansaldo – per arrivarne allo straordinario successo, alla vita che si svolgeva a bordo, per poi passare a ricostruire le ultime terribili ore. E in questa parte, devo dirlo, non siamo stati imparziali.
Abbiamo preso le parti di coloro che, in questi anni, sono stati meno ascoltati: l’equipaggio. Gli ufficiali, ma anche i “comuni”».

«Ho scoperto, nello straordinario Fondo Francesco Scotto, quanti membri avessero lasciato una traccia, un ricordo, un memoriale, quasi a voler dire la propria opinione, le impressioni, a confutare le molte menzogne e mistificazioni. Ecco, da questo punto di vista, abbiamo aperto un ‘cantiere della memoria’, dove raccogliere queste voci inascoltate, quelle che abbiamo trovato e quelle che si uniranno nei prossimi mesi.
Buzzati, il giorno dopo il naufragio, parlò di un “pezzo dell’Italia migliore che se n’era andata”, pensando alla nave, alla sua bellezza. Dopo avere ricostruito tante storie, parlato con superstiti e famigliari, sono convinto che l’Italia migliore era proprio quella a bordo, formata da tante persone che fecero molto di più del loro dovere e che era tutte ricapitolate da un vero eroe del nostro (loro) tempo, Piero Calamai».

Paola Profumo, Mu.Ma
“Questo allestimento – interviene la Presidente del Mu.Ma Maria Paola Profumo – è in linea con il filo conduttore del Galata, dove protagonisti non sono solo le navi ma anche e soprattutto gli uomini che vi hanno operato e vi operano con le loro professionalità e la loro ricca umanità.
L’Andrea Doria poi è per noi il ricordo di una nave bellissima: molte sono state le dolorose emozioni dei momenti cruciali dell’affondamento, molte le penose discussioni intorno al ‘di chi ė la colpa’, troppo poca invece la valorizzazione delle donne e uomini che si sono generosamente e coraggiosamente adoperati a salvare i passeggeri. Tra questi anche Giuseppe Campodonico”.

Mario Orlando, Ansaldo
«Questa mostra, conclude il Direttore della Fondazione Ansaldo Mario Orlando, non è né vuole essere una mostra sul naufragio dell’Andrea Doria; vuole invece essere, come è, una mostra che racconta la storia di uno dei prodotti più straordinari dell’industria italiana del secondo dopoguerra, simbolo della rinascita di un paese prostrato da un conflitto devastante.
La Fondazione Ansaldo, nel proporre questa mostra cui ha attivamente contribuito mettendo a disposizione il proprio materiale d’archivio, ha voluto sottolineare l’eccellenza tecnologica ed ingegneristica della nostra industria cantieristica, che ancora oggi è un settore di punta del nostro sistema produttivo, ed in particolare del cantiere navale di Sestri Ponente in cui l’Andrea Doria fu costruita».

poppaa-solo
LA STORIA

L’Andrea Doria è stato un transatlantico della Italia-Società di Navigazione, gruppo IRI-Finmare. Costruito ai cantieri navali Ansaldo di Genova Sestri Ponente, fu varato il 16 giugno 1951 ed effettuò il suo viaggio inaugurale il 14 gennaio 1953.

dcorriere-630x360La turbonave col nome dall’ammiraglio genovese del XVI secolo, poteva portare fino a 1241 passeggeri e, quando venne varata, rappresentava uno dei punti d’orgoglio dell’Italia che stava allora cercando di ricostruire la propria reputazione dopo la seconda guerra mondiale.
Degna erede dei transatlantici degli anni trenta, l’Andrea Doria era considerata la più bella nave passeggeri della flotta italiana di linea ed era apprezzata ancora più per la sicurezza e la bellezza dei suoi interni di lusso, che la facevano preferire a molti altri transatlantici di altre compagnie Internazionali.
Il 25 luglio del 1956, in allontanamento dalla costa di Nantucket e diretta a New York, l’Andrea Doria ebbe la fiancata destra sventrata dal mercantile svedese Stockholm della Swedish America Line. Morirono 46 passeggeri dell’Andrea Doria alloggiati nelle cabine investite dalla prua della nave svedese.
Il transatlantico, con una murata completamente squarciata, si coricò su un fianco e affondò la mattina di giovedì 26 luglio 1956, alle 10:15, dopo 11 ore dalla collisione, davanti alle coste statunitensi. La eccezionale tenuta della nave e le azioni del suo equipaggio salvarono tutte le vite non coinvolte direttamente nello speronamento.

Lo Stockholm dopo lo speronamento contro la fiancata dell'Andrea Doria
Lo Stockholm dopo lo speronamento sulla fiancata dell’Andrea Doria

Potrebbe piacerti anche