mercoledì 17 luglio 2019

Corea del Sud: 600mila contro la presidente

Crisi nella penisola coreana. A rischio della stabilità della parte filoccidentale della penisola. Al Nord l’inamovibile despota Kim Jong-un fa il tifo. Nuova protesta, timore scontri tra opposte fazioni per manifestazioni pro presidente.

Più di 600mila persone in piazza oggi a Seul per chiedere le dimissioni della presidente Park Geun-hye per il caso di corruzione e abuso di potere che ha coinvolto la sua confidente Choi Soon-sil, detta ‘la Rasputin coreana’. Includendo anche le altre manifestazione tenute nel paese, la mobilitazione ha interessato più di un milione di sudcoreani.

Il timore è che gli animi del fronte pro dimissioni possano essere più esacerbati di fronte allo stallo della cooperazione offerta dalla presidente, disponibile a sottoporsi alle domande da parte della procura di Seul che coordina le indagini. La presidente aveva però rifiutato in settimana l’incontro per guadagnare tempo. Ma gli episodi di corruzione sono molti, spesso meschini.

Dagli sviluppi delle indagini è emerso che la figlia di Choi ha ottenuto il diploma delle superiori, con tanto di menzione speciale in educazione fisica, con appena 17 giorni di lezioni frequentate. La polizia teme violenze organizzate dal gruppo ultraconservatore, la Korea Freedom Foundation, che ha chiamato alla mobilitazione a Seul i suoi 3 milioni di iscritti in difesa della presidente.

La crisi della Corea del Sud coincide con l’innalzamento delle tensioni nei confronti del Nord che insiste negli esperimenti nucleari e nel collaudo di missili intercontinentali, con la reazione occidentale, soprattutto statunitense. Partita aperta sul controllo del mare della Cina, che coinvolge non solo Seul ma soprattutto Pechino e Washington.

 

LA SCORSA SETTIMANA

Sud Corea, un altro Kim, la Rasputin e la Presidente

 

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