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mercoledì 16 Ottobre 2019

Elezioni, democrazia e paradossi, dagli Usa alla Francia

Non solo Trump, dopo che il miliardario ci ha insegnato che le elezioni le vince chi le spara più grosse. Con Massimo Nava in Francia per le primarie della destra in programma da domenica in due turni. Salvo poi riflettere sul potere drammatico di gruppi di poche persone che possono condizionare il futuro di un intero Paese e addirittura di un Continente. Andiamo a vedere come.

Adesso che molti si stanno accorgendo che le elezioni le vince chi le spara piú grosse, si dovrebbe anche riflettere sul potere drammatico delle minoranze che possono condizionare il futuro di un intero Paese e addirittura di un Continente.
Parteciperanno dai due ai tre milioni di elettori e simpatizzanti de Les Republicains. In lizza con possibilitá di vittoria, tre candidati.
Se le vincesse, anche solo per una manciata di voti Alain Juppé, la Francia avrebbe giá ora un presidente in pectore, sicuro vincitore alle elezioni di primavera.

L’ex premier, ora sindaco di Bordeaux, avrebbe il consenso di tutta la destra, del centro e probabilmente di una parte della sinistra riformista delusa da Hollande.
Lo stesso si potrebbe dire se le vincesse l’ex premier François Fillon, in grande ascesa, forse ancora piú apprezzato, essendo piú giovane.
Se invece le vincesse Sarkozy, tutto il quadro politico si rimetterebbe in movimento e i giochi sarebbero apertissimi.

L’ex presidente della Repubblica, piú odiato che amato, avrebbe l’effetto di ricompattare la sinistra, con qualche possibilità persino per il presidente uscente Hollande, oggi ai minimi termini.
Ma soprattutto, le divisioni della destra darebbe spazio a Marine Le Pen, tanto piú che il Front National é stato sdoganato dalla vittoria di Trump.

Marine Le Pen, oggi in testa ai sindaggi, é data per sicura finalista, ma il suo “pieno di voti” non ha consensi di riserva e difficilmente le consentirá di conquistare l’Eliseo.
Il problema é quindi arrivare secondi al primo turno, nella certezza che chiunque sfiderá Marine Le Pen potrebbe vincere.
In questo meccanismo complicato, si comprende il peso delle minoranze e degli assenti, come si é visto anche con Brexit.

Anche il meccanismo delle primarie, spesso esaltato come modello di partecipazione e di elaborazione di programmi allargato rispetto al perimetro dei militanti e degli iscritti é da riesaminare.
Un’ampia partecipazione popolare darebbe la vittoria a Juppé.
Una partecipazione ristretta allo zoccolo duro favorirebbe Sarkozy.

La vittoria di Juppé (o di Fillon) sarebbe giá oggi un messaggio tranquillizzante per la Francia e per l’Europa.
Uno sconquasso nella destra francese lascerebbe molti conti in sospeso, con il populismo dietro l’angolo.
La faccenda non é solo francese. I partiti di sicura tradizione democratica e di governo sono oggi ostaggio di opinioni pubbliche fluttuanti e di minoranze agguerrite.

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