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lunedì 18 20 Novembre19

Le tribù di Trump all’assalto dell’America

Donald Trump: tre mogli, cinque figli, nove nipoti: il clan che il 45esimo presidente degli Usa, si porta dietro alla Casa Bianca. Ma non solo. Oltre la famiglia, Wall Street, l’establishment e gli estremisti. La galassia dei gruppi di potere che si contendono l’influenza sul neoeletto presidente americano, e che puntano ai posti chiave nella sua amministrazione. Una America un po’ italiana, modello Al Capone.

Riassunto per i disattenti. Donald Trump, 70 anni, 45esimo presidente degli Usa, tre mogli, cinque figli, nove nipoti, si porta dietro un clan alla Casa Bianca.

LA FAMIGLIA

Una famiglia che l’ha fortemente sostenuto durante la campagna elettorale, a cominciare da Ivanka, figlia della prima moglie Ivana. Il 16 giugno 2015 è proprio la secondogenita 35enne a introdurre il padre Donald, nella sua Trump Tower, a New York, nel giorno della sua candidatura alle presidenziali 2016.
Nato a New York, figlio di Fred, un ricco immobiliarista, il successore di Barack Obama si laurea in Economia & Finanza e stravolge subito l’azienda del padre alzandone i profitti, narra la leggenda. Secondo Forbes, Trump oggi è il 405 esimo uomo più ricco del mondo.

LA POLITICA

‘Le quattro tribù attorno a Donald Trump’, racconta Giuseppe Sarcina, corrispondente da New York del Corriere della Sera.
La galassia dei gruppi di potere che si contendono l’influenza sul neoeletto presidente americano, e che puntano ai posti chiave nella sua amministrazione. Una America un po’ italiana, modello Al Capone.

La famiglia
Il genero Kushner che viene presentato come il consigliere n°1. Jared Kushner, 35 anni, è l’erede di un’importante dinastia di immobiliaristi di New York. Nel 2009 ha sposato Ivanka, secondogenita di Donald Trump. La sua società dispone di un patrimonio di 7 miliardi di dollari e avrebbe sostenuto generosamente la campagna elettorale del suocero. La coppia ha tre figli e vive secondo i dettami religiosi degli ebrei ortodossi. C’è chi sostiene che potrebbe diventare lui il consigliere numero uno, al di là dei ruoli formali, anche alla Casa Bianca.

L’establishment
Nessun rappresentante del partito repubblicano tradizionale fa parte del «caminetto» di The Donald. Due i nomi che dividono il Grand Old Party. Il candidato dell’establishment di Washington è Bob Corker, presidente della Commissione affari esteri del Senato. Ma per Trump ha una grave controindicazione: Corker ha definito Vladimir Putin «un dittatore». Problema, tutte le nomine dovranno essere ratificate dal Senato, dove i repubblicani hanno una maggioranza di misura: 51 contro 48, l’ultimo seggio sarà assegnato il 10 dicembre in Louisiana.

Wall Street 
Sui nomi per il Ministero del Tesoro ci sono state finora poche discussioni. Toccherà probabilmente a Steven Mnuchin, 53 anni, 17 anni alla Goldman Sachs. Nel 2007 Mnuchin ha condotto speculazioni sugli immobili e i cosiddetti mutui subprime, guadagnando mucchi di soldi mentre esplodeva la grande bolla immobiliare che innescò la grande crisi. «Nella dinamica della ‘Torre dorata’ -scive Sarcina- Mnuchin può contare sull’appoggio del genero del presidente, Jared Kushner: entrambi fanno parte della comunità ebraica di New York».

Gli estremisti
Steven Bannon, lo scomposto razzista in braghe corte, sta cercando di forzare più sui contenuti che sulle nomine, sia chi sia il Segretario di Stato. Iniziative più dure contro il terrorismo; sostegno alle forze anti-sistema in Europa, a cominciare dalla leader di Front National, Marine Le Pen e al partito indipendentista britannico guidato da Nigel Farage. Sul piano interno, azzerare l’Obamacare, il sistema sanitario e di promuovere una svolta «a difesa dell’identità americana» nelle istituzioni scolastiche. Bannon, a destra dei razzisti Usa.
http://www.remocontro.it/2016/11/15/lo-stratega-di-trump-alla-casa-bianca-a-destra-dei-razzisti/

IL RESTO DEL MONDO

Obama Merkel
Con un indiretto ma chiaro messaggio a Donald Trump, la cancelliera Angela Merkel e il presidente uscente Barack Obama, nella sua ultima visita presidenziale a Berlino hanno firmato un testo in cui perorano accordi sul commercio transatlantico (Ttip) e a tutela del clima.
«Non ci sarà un ritorno a un mondo prima della globalizzazione», affermano i due nel testo diffuso in esclusiva dal sito del settimanale economico ‘Wirtschaftswoche’.
La cancelliera tedesca aveva annunciato nei giorni scorsi che si candiderà per un quarto mandato (le elezioni tedesche sono in calendario a settembre 2017) e sarà con molte probabilità sarà lei l’interlocutrice europea forte di Donald Trump.

Torna anche Hillary
«Ci sono state volte, in quest’ultima settimana, in cui l’unica cosa che volevo fare era raggomitolarmi con un buon libro e non uscire mai più di casa»: Hillary Clinton parla in pubblico per la prima volta dopo la sconfitta elettorale e non nasconde la sua delusione ieri sera a Washington in occasione della serata di gala annuale organizzata dal Children’s Defense Fund. «So che molti di voi sono profondamente delusi dai risultati delle elezioni. Lo sono anche io, più di quanto potrò mai esprimerlo».
«So che questo non è facile. So che nell’ultima settimana molti si sono chiesti se l’America è il Paese che pensavamo che fosse – ha proseguito -. Le divisioni messe a nudo da questa elezione sono profonde, ma per favore ascoltatemi quando dico che l’America vale la pena. I nostri figli valgono la pena. Credete nel nostro Paese, battetevi per i nostri valori e non vi arrendete mai. Mai».

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