Privacy Policy
venerdì 22 Novembre 2019

Trump, Putin e Xi Jinping i nuovi ‘Signori del mondo’

Diventando presidente degli Stati Uniti il 20 gennaio, Donald Trump entrerà nel club molto esclusivo dei “signori del mondo”. Dal monopolio Usa del dopo guerra fredda, alla scoperta del drago cinese ad Oriente. Sino al terzo incomodo Putin che ha fatto uscire la Russia dai margini della storia dove era stata relegata per riportarla in primo piano attraverso una mix di autoritarismo in casa e interventismo all’estero. Tre ‘Signori del mondo’. E la democrazia?

Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping, una trinità laica e di potere che segnerà la vita sul pianeta da qui ad un bel pezzo in avanti. I Signori del mondo. E la democrazia? Non c’entra con l’esercizio del potere, risponderebbero i tre. E l’Europa?
«Che ci piaccia o meno, sono questi tre uomini che faranno il mondo nel quale vivremo nei prossimi anni. Gli europei hanno perso il treno della storia: collettivamente non sono più abbastanza influenti nell’attuale partita geopolitica globale; individualmente gli stati-nazione del continente, Francia, Germania, Italia e il Regno Unito del dopo Brexit, sono delle medie potenze in declino», sostiene il francese Pierre Haski, de L’Obs.

Da Paura vero?
Una Europa sempre meno protagonista dove né il trauma del Brexit né quello dell’elezione di Trump sembrano in grado di provocare un sussulto di orgoglio. Con il problema di un inaffidabile alleato come Trump, adesso.
Un Trump impegnato prima di tutto -prima di Europa, della Nato, e di altre cosucce del genere- a stabilire con il cinese Xi Jinping e il russo Vladimir Putin dei rapporti che saranno determinanti per i prossimi anni.
Hanno tutto il tempo per farlo: Trump è appena stato eletto, per quattro anni, rinnovabili. E non è razionale sperare in sconti da parte della storia.

Da qui al 2020
Xi Jinping è certo di un secondo mandato alla guida del Partito comunista cinese che sarà confermato nel diciannovesimo congresso previsto a fine 2017, e sembra addirittura tentato di andare oltre cambiando le regole in vigore dopo la morte di Mao.
Putin regna di fatto da 16 anni e, dopo aver spazzato via ogni seria opposizione, ha tutte le carte in regola per farsi rieleggere nel 2018 per altri quattro anni.
Così almeno fino al 2020 e forse anche dopo, Trump, Xi Jinping e Putin saranno a capo delle tre principali potenze mondiali.

L’incognita Trump
Il grande sconosciuto di questo trio è ovviamente Trump. Impossibile capire oggi, dalle sua ‘sparate in campagna elettorale’, quale sarà la sua politica estera. Una prima indicazione verrà dalla scelta del segretario di stato e del consigliere nazionale alla sicurezza, posti chiave della diplomazia americana. L’azzardo di Steve Bannon nel gabinetto del Presidente alla Casa Bianca, non lascia sperare in bene.
«L’assenza di esperienza e il temperamento imprevedibile del presidente -sempre Pierre Haski, ripreso da Internazionale- rischiano di influire pesantemente, almeno all’inizio, sulle interazioni degli Stati Uniti sia con i loro alleati sia con i loro rivali, così come sulle crisi in corso a cominciare dal conflitto siriano e dalle convulsioni del Medio Oriente».

I tre 'Signori del mondo' ieri.
I tre ‘Signori del mondo’ ieri.

Trump come Reagan?
Un ex attore di serie B presidente degli Stati Uniti dal 1981 al 1989, e oggi il miliardario dagli eccessi noti. Reagan più interessato alla sua collezione di stivali texani che agli affari del mondo, è la battuta, come Trump ai soldi o alle donne, si teme oggi.
Ma Reagan aveva attorno una squadra di vecchie volpi della diplomazia e della sicurezza, come Alexander Haig, Caspar Weinberger, George Shultz, Robert McFarlane, dei nomi che ancora oggi suscitano rispetto. Mentre tra i collaboratori di Trump non si vedono personalità di politica estera di questo calibro. I ‘professionisti’ repubblicani di questioni strategiche si sono tenuti a distanza dopo le dichiarazioni del candidato sul nucleare e sulla Nato.

Tanti punti interrogativi
Una volta decisa la squadra di politica estera e di sicurezza, che tipo di rapporti sceglierà di creare Trump con Mosca e Pechino?
La tendenza ‘filoputiniana’ della campagna elettorale reggerà nell’affrontare problemi concreti e strategici come come l’Ucraina o la Siria?
Trump sceglierà di abbandonare le forze ribelli non jihadiste sostenute oggi dagli Usa dando la possibilità alla Russia di chiudere la guerra in Siria a favore di Bashar al Assad?
E quale sarà il messaggio inviato all’Europa centrale, che si preoccupa della ricostituzione di una sfera di influenza russa dove un tempo regnava l’Unione Sovietica?

L’Oriente lontano
Discorso simile per la Cina, che, a differenza della Russia, ha subito numerosi attacchi dal candidato Trump per il “furto” di posti di lavoro americani, con la minaccia di un possibile protezionismo americano sulla sua economia.
Si è parlato di un presidente Usa che potrebbe indebolire le sue alleanze storiche in Asia, con la Cina libera di diventare la potenza dominante del continente.
Pechino può sperare di vedere i paesi asiatici seguire l’esempio delle Filippine e della Malesia, che hanno preso la strada di Pechino per riequilibrare la loro indebolita alleanza con gli Stati Uniti.

E la democrazia di cui parlavamo all’inizio?
Non abbiamo sentito Trump promettere di imporre anche con la forza la democrazia occidentale nel resto del mondo, ed è una piccola cosa. Ma resta la natura autoritaria dei sistemi in Cina e Russia. Ed è a livello valori democratici, delle norme sociali o ambientali che si fa notare l’assenza dell’Europa.
Ancora Pierre Haski: «Sorpresa dalla vittoria di Trump, oggetto di sarcasmo da parte dei principali leader europei che adesso avranno a che fare con lui, l’Unione europea è ancora una volta di fronte a un momento cruciale per il suo futuro. I precedenti appuntamenti con la storia sono andati persi ed è molto probabile che anche questo seguirà la stessa sorte, lasciando quindi il mondo nelle mani di Trump, Putin e Xi Jinping, di certo non i migliori amici degli europei».

Potrebbe piacerti anche