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venerdì 20 Settembre 2019

Obama, ultimo viaggio in Europa a ‘spiegare’ Trump

Obama, ultimo viaggio da presidente in Europa a cercare di rassicurare alleati sugli Stati Uniti che hanno eletto Trump. Dopo che per mesi aveva raccolto le preoccupazioni dei leader internazionali sulla candidatura dell’allora improbabile Presidente definendolo totalmente inadatto alla Casa Bianca. Ora Barack Obama presidente uscente, prova a rassicurare gli alleati su un’America divisa che continua a scendere in piazza da subito contro quello che si prepara.

Obama, ultimo viaggio da presidente in Europa a cercare di rassicurare alleati sugli Stati Uniti che hanno eletto Trump. Dopo che per mesi aveva raccolto le preoccupazioni dei leader internazionali sulla candidatura dell’allora improbabile Presidente, definendolo lui stesso, totalmente inadatto alla Casa Bianca. Ora Barack Obama presidente uscente, prova a rassicurare gli alleati su un’America divisa che continua a scendere lei stessa in piazza per protesta contro quello che si prepara.

Il viaggio di addio in Europa era stato pensato quando sembrava certa la vittoria di Hillary Clinton. Adesso Obama si ritrova davvero come un ‘lame duck’, un’anatra zoppa, diffidato dal team del suo successore dal fare passi di politica estera rilevanti o in contrasto con la visione del tycoon. Risposta di Obama: ovviamente nessun impegno per il futuro, ma salvare almeno in parte gli elementi chiave degli accordi con gli alleati raggiunti nel passato recente.

Due i punti chiave. Primo, l’ accordo sul clima firmato l’anno scorso a Parigi, secondo è quello sul nucleare con l’Iran. L’ intesa contro il riscaldamento globale, è un trattato internazionale firmato in sede Onu, già entrato in vigore anche per Washington. Salvo passaggi di applicazione ancora da far approvare dal Congresso a guida repubblicana. E non sarà affatto scontato.
Ai leader europei che incontrerà venerdì a Berlino, Obama cercherà di spiegare che i principi base americani, come onorare gli impegni dei trattati, sono storicamente sopravvissuti anche ai cambi più drammatici di amministrazione. Vedremo.

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INTANTO IN GRECIA

Tsipras blinda Atene per paura di cortei. Zona rossa e stazioni metro chiuse nel centro per le manifestazioni annunciate da Anarchici e comunisti. E da subito Obama prova a stemperare le rabbie popolari e non soltanto. «L’austerità da sola non porta prosperità», dice Obama guardando verso Berlino e Bruxelles. «Un’Europa forte, prospera e unita è una buona cosa per gli Stati Uniti», ricordando come le amministrazioni, sia democratiche che repubblicane, abbiano sempre riconosciuto l’importanza dell’Alleanza Atlantica.

Missione politico diplomatica chiara, speriamo in accordo con il successore. Ma intanto, è inciampo sulla data della visita, costretta del resto dalle scadenze americane. La vigilia del 17 novembre, anniversario della drammatica rivolta degli studenti del ’73 soffocata nel sangue dalla Giunta militare, sostenuta allora da Washington. Obama democratico quanto vuoi, ma sempre ‘Amerikano’, gridano i manifestanti per le strade di Atene.

Obama resta in Grecia due giorni e potrebbe (non è certo) fare un blitz a Lesbos per omaggio all’ impegno del paese sul fronte dei rifugiati. Domani, prima di proseguire il suo viaggio in Germania, Barack Obama dovrebbe caldeggiare con Bruxelles una ristrutturazione del debito ellenico, perorazione simbolo vista l’elezione di Trump, e spingere per una soluzione equa del dramma dei migranti e del caso Cipro.

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