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giovedì 19 Settembre 2019

La Siria, Aleppo e il disimpegno Usa con Trump

Le forze fedeli al regime siriano hanno riconquistato tutte le zone occidentali di Aleppo cadute di recente in mano ai ribelli che avevano lanciato un’offensiva per tentare di rompere l’assedio nei quartieri orientali. Fonte vicina ai ribelli quindi, in questo caso credibile. Ribelli in ritirata verso dove? L’Amministrazione Trump sembra intenzionata a interrompere il sostegno ai ribelli cosiddetti ‘moderati’ che combattono in Siria contro Assad. “Non abbiamo idea di chi siano queste persone”, ha dichiarato il presidente eletto Trump, mentre sappiamo che dobbiamo sconfiggere Isis.

Nel secondo dibattito televisivo, il candidato Donald Trump aveva fatto una dichiarazione che allora sembrò curiosa: «Non mi piace Assad ma sta uccidendo l’Isis. La Russia sta uccidendo l’Isis. E l’Iran sta uccidendo l’Isis. E questi tre si sono messi insieme a causa della nostra debole politica estera». Ora che è il presidente eletto, quella semplificazione non molto vicina alla realtà sembra l’annuncio di un progetto politico. Anzi, lo è.
Le forze fedeli al governio di Damasco hanno riconquistato tutte le zone occidentali di Aleppo cadute di recente in mano ai ribelli che avevano lanciato un’offensiva per tentare di rompere l’assedio nei quartieri orientali.
Ribelli in fuga, tra i quali figura anche la milizia ex qaedista Jabhat Fatah al-Sham, l’ex Fronte al-Nusra, verso dove?

Negli ultimi giorni sono stati azzerati tutti i progressi militari compiuti dagli insorti. Forti perdite, più di 450 persone,anche se la fonte non è tra le più credibili. Ma le notizie peggiori per gli insorti siriani arrivano da Washington. L’Amministrazione Trump sembra intenzionata a interrompere il sostegno ai ribelli cosiddetti ‘moderati’ che combattono in Siria contro il regime del presidente Bashar al-Assad.
«Riguardo alla Siria ho avuto una visione opposta a quella di molte persone», ha affermato il tycoon in un’intervista al Wall Street Journal, prevalentemente incentrata su temi economici. Con una replica della frase da compagna elettorale già citata con le contate polemiche contro Obama.
Secondo un’analisi del Washington Post, le dichiarazioni di Trump suggeriscono che il presidente potrebbe ridurre o abbandonare completamente il sostegno ai ribelli anti-Assad, gran parte del quale avviene attraverso la Cia.

Ma questo non significa che Washington interromperà indistintamente gli aiuti all’opposizione.
Ci sono, infatti, due guerre che i ribelli stanno combattendo simultaneamente in Siria. La prima è quella contro l’Is.
Gli Usa, attualmente, stanno fornendo aiuto a 30mila miliziani delle Forze democratiche della Siria (Fds), un’alleanza curdo-siriana che combatte i jihadisti e che nei giorni scorsi ha annunciato l’inizio di un’offensiva per riprendere Raqqah, città della Siria settentrionale e ‘capitale’ dell’Is.
Ci sono approssimativamente 300 uomini delle forze speciali Usa che stanno aiutando la milizia sul campo di battaglia. Il sostegno alle Fds appare al momento garantito.

La seconda guerra è quella che i ribelli combattono contro Assad. A queste forze, ha spiegato il Washington Post, la Cia fornisce missili anticarro. Questo è il programma che Trump intende sospendere. Se si continuasse su questa linea, ha aggiunto il presidente eletto al Wsj, “finiremmo con il combattere la Russia e combattere la Siria”.
A sostegno della tesi di chi intende porre fine al sostegno di questi gruppi armati di opposizione c’è il fatto che, per garantirsi la sopravvivenza, hanno stretto alleanze sul campo di battaglia con la filiale di al-Qaeda in Siria, al-Nusra, permettendo ad Assad e alla Russia di sostenere che stanno combattendo al-Qaeda.

Intanto la portaerei russa Ammiraglio Kuznetsov e il gruppo navale che l’accompagna, “hanno raggiunto le coste siriane”, ha annunciato il comandante della Kuznetsov, Sergey Artamonov, al canale tv pubblico Rossiya 1.
L’arrivo dei rinforzi marittimi al dispositivo militare russo in Siria, è considerato un segnale dell’imminente affondo russo a sostegno del regime siriano nella riconquista di Aleppo.
Il Cremlino aveva annunciato già la scorsa estate che la Kuznetsov avrebbe partecipato alle operazioni contro lo Stato islamico per quattro mesi a partire da ottobre.
Svolta vicina? Le fonti sono molte, i dati coincidenti, le conclusioni ovviamente contraddittorie rispetto agli interessi rappresentati.

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