• 19 Febbraio 2020

Primo sondaggio, Pennsylvania 1824, e fu subito errore

Correva l’anno 1824 quando un piccolo quotidiano della Pennsylvania ebbe l’idea di rivolgersi direttamente ai propri lettori per conoscere chi avrebbero votato tra i candidati alla presidenza degli Stati Uniti. Naturalmente non si trattava di un grande apparato, né il numero dei votanti era tale, ma per la prima volta – un po’ meno di due secoli addietro – un giornale cercò di ‘sondare’ le opinioni dei cittadini per conoscerle e prevedere il successo di un candidato. Gli strumenti del resto erano artigianali: ogni abbonato ricevette un foglietto sul quale indicare un nome e restituirlo poi alla redazione che avrebbe pubblicato i risultati. Probabilmente non sarebbe uscito con certezza il nome del vincitore, ma il giornale avrebbe di sicuro instaurato un interessante dialogo con i propri lettori, ne avrebbe aumentato il numero e di conseguenza le vendite.

Lo stesso fece infatti un altro giornale concorrente utilizzando però delle interviste condotte durante una riunione elettorale per la scelta di un candidato e ambedue alla fine sbagliarono la previsione. Resta il fatto che, attraverso il rapporto lettori-elettori, iniziava a consolidarsi un primo concetto di opinione pubblica rappresentata dai giornali. Quando scoppiò la guerra civile tra Nord e Sud tempo per questo tipo di iniziative non ce fu ed anzi si potevano rischiare accuse di alto tradimento chiedendo ai lettori opinioni sulla guerra. La ripresa dei sondaggi, principalmente legati alla diffusione di prodotti commerciali sul mercato (cioè che bisognava vendere), cominciò alla fine dell’Ottocento, ma la politica rimase ancora esclusa: bisognava capire soprattutto quali prodotti la gente desiderava e quali modifiche richiedeva per acquistarne maggiori quantità.

Nel frattempo una grande rivista come “Literary Digest” era diventata il principale punto di riferimento per capire gli orientamenti, ad esempio sulla questione del proibizionismo. Ciò avveniva con l’invio di questionari: milioni di fogli erano movimentati dal servizio postale con costi elevati, ma ogni volta c’era un aumento dei lettori e di conseguenza dei guadagni. Nel 1932 con questi sistemi “Literary Digest” riuscì a prevedere l’elezione di Roosevelt e l’esatta percentuale dei voti che fu un rispettabile 59%. Il sistema era però macchinoso nell’organizzazione e nell’analisi dei risultati e soprattutto, per acquisire nuovi soggetti da interrogare, basato sugli elenchi telefonici o sull’immatricolazione di nuove auto, categorie che dopo la crisi del 1929 non si potevano definire rappresentative di tutto l’elettorato americano. Fu allora che tre sondaggisti della nuova scuola (Gallup, Roper e Crossley) sfidarono la rivista.

Nell’ottobre del 1936 la previsione della rivista riguardò il repubblicano Landon. Non solo vinse Roosevelt, ma i tre sondaggisti ebbero ragione anche sulla percentuale dei voti ottenuti che fu del 61%. A far crescere gli affari delle nuove agenzie fu però il fatto che le previsioni furono elaborate con un minor numero di dati e costi ridotti. Fu la svolta, ma qualcosa ancora non funzionava bene: nel 1948, sempre alle elezioni presidenziali, nella competizione tra il democratico Truman e il repubblicano Dewey, il secondo fu dato per vincente e alcuni giornali ne annunciarono l’elezione prima ancora di conoscere i risultati delle elezioni. Nella storia dei sondaggi fu un fiasco, definito ‘caso isolato’ e in realtà quasi tutte le successive previsioni fatte dagli specialisti di solito funzionarono. O almeno fino a ieri.

Giovanni Punzo

Giovanni Punzo

Giovanni Punzo di mestiere dovrebbe aggiustare ciò che scrivono gli altri -fa l'editor- ma ha preso il vizio. Scrive di storia militare, altro 'contagio' per aver fatto l'ufficiale degli alpini. Da lui le guerre 'dei nonni' all'origine di quelle di oggi.

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