lunedì 19 Agosto 2019

Il mondo prima e dopo Donald Briscola

Tentativo di sorriso prima di valutare i guai che il prossimo presidente Usa potrà procurare al mondo. Trump, vocabolario inglese italiano, vuol dire ‘briscola’, il seme nel gioco a carte. Sperando che ‘The Donald’ non si riveli ‘un due della briscola sbagliata’. Battute a parte e tralasciando altri significati di trump decisamente meno eleganti, cosa possiamo aspettarci dalla presidenza di Briscola alla Casa Bianca.

Dunque, il prossimo presidente Usa di cognome Briscola, in italiano, e non c’è molto da ridere. Come anticipato nel sommario, è solo il ‘trump’ da vocabolario. E il resto? Negli Usa già lo chiamano ‘The Donald’, in attesa che diventi ‘The President’, e questo fa decisamente paura. Conseguenze dell’elezione di The Donald richiederanno molto tempo e attenzione per essere valutate in tutta la loro dirompente portata. Oggi prevale ancora la emotività dello shock, dello stupore, e in parte della paura, pensando all’aggressivo e incolto e rosso miliardario conosciuto in campagna elettorale che presto avrà nelle nelle sue mani anche il codice dell’arsenale nucleare americano.

Quindi, basta giocare con Briscola, e cerchiamo di scoprire quelle poche cose certe della presidente di Tre Donald. Tutto da rifare rispetto ai due mandati di Barack Obama. Rapporti con la Russia, proiezione in Asia, alleanza con l’Unione europea, mega-aree di libero scambio internazionali. Ecco i temi sui quali il ciclone Trump potrebbe abbattersi con effetti dirompenti.

Vladimir Putin. Apprezzamenti nei confronti del presidente russo. “Lui si è comportato da leader, molto di più di quanto non lo sia stato il nostro Presidente”, ha affermato in uno dei confronti televisivi il miliardario neo-presidente, che ha più volte ripetuto di voler ristabilire con Mosca buoni rapporti. Putin, non a caso, è stato il primo leader straniero a congratularsi con Trump e ha auspicato un “dialogo costruttivo”.

La Nato. Trump non apprezza particolarmente l’Alleanza Atlantica. E ha chiarito che, in caso di attacco russo agli Stati Baltici (dalla Lettonia dove saranno schierati anche 60 militari italiani), gli Stati Uniti dovrebbero decidere se intervenire o meno solo se questi paesi “avranno rispettato gli obblighi con noi”. Chi usa la Nato paghi, dice l’imprenditore, che fa i conti in tasca al faraonico baraccone: “Spendiamo una fortuna per i militari per perdere 800 miliardi di dollari”. Quel 75 per cento circa del bilancio Nato di tasca Usa.

Disimpegno e unitaleralismo. Il già boccheggiante ‘Accordo di partenariato per il commercio e gli investimenti transatlantici’ (Ttip) finirà nel dimenticatoio. L’approccio di Trump alla difesa europea costringerà i paesi Ue a decidere di un esercito europeo. L’Asia e il fronte del Pacifico indicati da Obama come la nuova ‘front line’, potrebbero perdere attenzione come sarà per la Nato. Trump ha evocato l’ipotesi di un disimpegno militare in una delle aree più calde del mondo, dove la minaccia nucleare nordcoreana è diretta. Un eventuale alleggerimento della presenza americana nella regione sarebbe gradito a Pechino, ma potrebbe spingere il Giappone a riconsiderare l’opzione nucleare.

Il personaggio. Trump ha avuto parole durissime per gli immigrati provenienti dal Messico. Durante la corsa verso la Casa Bianca, ha minacciato la deportazione di massa, la costruzione di un muro lungo il confine, il taglio delle rimesse degli immigrati valutate in 25 miliardi di dollari. Il futuro presidente, inoltre, si è scagliato contro l’Accordo di libero scambio nordamericano (Nafta) con Canada e Messico che avrebbe creato svantaggi commerciali col Messico e a bruciare posti di lavoro. Accordo o rinegoziato o chiuso.

La ‘Transition’. Il passaggio nella terra di nessuno tra la presidenza uscente e quella entrante, si capirà che tipo di ‘Commander in chief’ entra in scena dopo Obama. Un paio di mesi e più che consentiranno al mondo di capire qualche cosa in più su un personaggio considerato sino a ieri come una figura caricaturale. A gennaio, investitura ufficiale, si saprà già se la più avvelenata campagna elettorale della storia presidenziale americana continuerà, in altre forme, sotto la nuova amministrazione. Se il mondo vivrà un azzardo o una simpatica partita a briscola.

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