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domenica 17 20 Novembre19

Da Mosul a Raqqa l’attacco alle capitali Isis

Distanti circa 400 chilometri l’una dall’altra, Mosul e Raqqah sono le due ultime grandi città controllate dall’Isis che ha perso circa la metà dei territori conquistati nel 2014 in Siria e in Iraq. La situazione a Mosul, dopo facili e inopportuni trionfalismi, e Raqqa appena all’inizio. I costi iperbolici di una guerra folle e i rischi ancora aperti. L’offensiva contro il Califfato costa 12,3 milioni di dollari al giorno. Totale costo delle operazioni intorno ai 9 miliardi di dollari.

Lo Stato islamico sta perdendo terreno in Iraq e Siria, attorno a Mosul e Raqqah, ma continua a mostrare grandi capacità di resistenza nelle roccaforti ancora nelle sue mani e la capacità di colpire in altre regioni, vedi l’attacco a Kirkuk. Ben altro dei facili trionfalismi delle prime ore. Spina dorsale dei territori del ‘Califfato’, la valle dell’Eufrate, nel nord della Siria, da Raqqah a Deyr Az Zor, entrando nel territorio iracheno fino a circa 200 chilometri a ovest di Baghdad. Più a nord, sempre in Iraq, lo Stato Islamico controlla ancora il vastissimo centro di Mosul e i territori a sud e ad ovest della città. In Siria, oltre alla ‘valle dell’Eufrate’, alcune aree verso sud in direzione di Homs e di Damasco, con avamposti che arrivano a 50 chilometri dalla capitale.

La battaglia di Raqqa. Quindi, nessun facile trionfalismo e prospettive di guerra molti difficili protratte nel tempo. Anche in Siria, dove l’operazione “Collera dell’Eufrate” su Raqqa, lanciata sabato scorso, è appena agli inizi. «Come a Mosul la battaglia non sarà facile e il lavoro da fare sarà duro», ammonisce il segretario alla Difesa Usa Ashton Carter. La «riconquista» in due tappe: liberare la provincia per isolare la città e poi conquistarla, spiegano i comandati della formazioni miste curde e in npiccola parte arabe (Forzse democratiche siriane, Fds), armate dagli Stati Uniti. Direttamente coinvolti solo una cinquantina di consiglieri ed esperti americani nei centri operativi.

Il fronte di Mosul. A Mosul i jihadisti presenti in città in un numero stimato tra 3.000 e 5.000 sono ormai quasi circondati. Quasi ma non del tutto, e in guerra il quasi ti può far perdere non solo la battaglia. Dopo essere entrati nella estrema periferia di Mosul da est, le truppe irachene si stanno spostando verso Sud, ancora a una quindicina di chilometri dalla periferia di Mosul. Versioni clamorosamente contrastanti tra alcuni proclami di vittoria da parte irachena, e poi i dettagli dal fronte. “Nel quartiere di al-Intissar, combattimento casa per casa dove il nemico si trincera negli stretti vicoli urbani”, spiega il generale Qassem Jassem Nazal, comandante della 9a divisione corazzata.

I dettagli della 'Mosul conquistata'
I dettagli della ‘Mosul conquistata’

Le guerre nella guerra. Lo Stato islamico ha reagito alle offensive su Raqqah e Mosul con una serie di attentati e azioni diversive a Baghdad e in altre località irachene come Samarra e Tikrit. Altra guerra nella guerra a Kirkuk dove la componente curda e la sue milizie starebbero facendo pulizia etnica della popolazione araba. Nei giorni scorsi l’incursione Isis in cui 74 combattenti e 46 civili erano rimasti uccisi. Secondo Amnesty International, le autorità della città, controllata dai curdi, avrebbero distrutto le abitazioni di centinaia di arabi. Kirkuk è una città multietnica, ma soprattutto petrolifera, a 170 chilometri a Sud-est di Mosul e i curdi da sempre ne cercano il controllo in contrasto con Baghdad.

Bilancio della Coalizione. 15.959 raid in Iraq (10.310) e in Siria (5.649) dall’8 agosto 2014. Sganciate oltre 20 mila bombe e missili. L’offensiva contro il Califfato costa 12,3 milioni di dollari al giorno. In totale il costo delle operazioni si aggira intorno ai 9 miliardi di dollari. I Paesi che hanno partecipato direttamente alle operazioni di guerra aerea sono Australia, Belgio, Danimarca, Canada, Giordania, Bahrein, Turchia, Arabia Saudita, Emirati arabi, Olanda, Francia e Regno Unito. L’Italia, ricorda Analisi Difesa, è nella coalizione dall’ottobre 2014 con forze non combattenti in Iraq e Kuwait. 1400 militari che addestrano i peshmerga curdi e la polizia irachena a Baghdad, presidiano la Diga di Mosul mentre i cacciabombardieri AMX di base in Kuwait volano disarmati in missioni di sorveglianza e ricognizione.

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