domenica 26 maggio 2019

Giostra elettorale Usa gran finale e ‘grandi elettori’

L’altalena dei sondaggi Clinton Trump sta finalmente per finire e presto sapremo di che morte saremo destinati a morire (sperando rimanga un modo di dire). Nel frattempo, manca solo un giorno, conviene cercare di capire il folle meccanismo elettorale Usa che ci terrà il ballo da domani sera per una lunga notte e con svariati possibili colpi a sorpresa. I ‘Grandi elettori’ e lo ‘Scenario 1824’

Chi ha pensato il sistema elettorale presidenziale statunitense doveva essere un fantasista amante del whisky. Il gusti delle tradizioni in un Paese che la storia la declina in poche centinaia  d’anni. E scopriamo anche il nostro non compianto ‘porcellum’ era cosa semplice e razionale. Il voto in ogni Stato elegge i cosiddetti ‘Grandi elettori’ che a loro volta, e quindi in seconda battuta, eleggeranno il presidente degli Stati Uniti. Il collegio elettorale è composto da 538 grandi elettori. Per diventare presidente, un candidato deve ottenere i voti di almeno 270 grandi elettori. Andando poi a curiosare tra i Grandi elettori (molti sono già stati eletti) scopri cose davvero curiose. Procediamo con ordine.

Il voto
Martedì sarà soltanto la conclusione delle operazioni di voto, in realtà già cominciate in 37 Stati su 150. A ciascuno Stato è attribuito un numero di grandi elettori equivalente al numero dei suoi rappresentanti al congresso: ossia due senatori – a prescindere dal suo peso demografico – e il numero dei rappresentanti che ha diritto di mandare alla camera, in base alla sua popolazione. Grandi elettori variabili e Stati con un peso decisivo, sempre per la regola che con in un solo voto di vantaggio, prendi tutto. Quest’anno la California, lo stato più popoloso del paese, ne ha 55, e se vinci lì, vinci molto. O i 38 grandi elettori del Texas, o i 29 della Florida e dallo stato di New York.

Quando si vota il Presidente
Elezione a rate e altre ‘originalità’. I grandi elettori voteranno il presidente «Il primo lunedì dopo il secondo mercoledì di dicembre» (quasi uno scioglilingua): quest’anno il 12 dicembre. Dopo di che i grandi elettori si riuniscono nella capitale del loro stato per il voto, ma, attenti, lo spoglio avverrà quindici giorni dopo in senato, a Washington. Le urne sigillate che percorrono il Paese da oceano a oceano, un tempo a cavallo. Finalmente il candidato che avrà raggiunto i 270 voti di maggioranza richiesti a quel punto verrà dichiarato ufficialmente vincitore e prossimo Presidente degli Stati Uniti. Ed era ora. Ma non è ancora finita. L’investitura del nuovo presidente avverrà il 20 gennaio 2017.

Chi sono i Grandi elettori
Ogni Stato ha un suo metodo per nominare i grandi elettori. Secondo la consuetudine, sono nomi indicati dai partiti selezionati come ringraziamento per il lavoro durante la campagna elettorale. Alcuni esempi. Donald Trump Jr per lo stato di New York, e Jim Rhoades, un rappresentante della lobby dei motociclisti, nel partito dagli anni Ottanta. Per il Partito democratico invece potranno essere chiamati a votare Roy Cockrum, che nel 2014 vinse 260 milioni di dollari al Powerball e probabilmente anche dell’ex presidente Bill Clinton, in un mix decisamente sorprendente.

Elettori traditori
E se i grandi elettori cambiano idea? Solo ventiquattro stati hanno una legge che obbliga i grandi elettori a seguire il voto popolare e a votare per il candidato per cui sono stati scelti. Nella maggioranza dei casi sono leali al candidato e al partito, e i casi di tradimento sono molto rari. Accadde nelle elezioni del 2000, con un ‘grande elettore’ che scelse il non voto per protestare contro la debole rappresentanza del District of Columbia nel collegio elettorale. Oppure caricaturali errori di nome, come nel 2004, quando un grande elettore del Minnesota che avrebbe dovuto votare per John Kerry votò il candidato alla vicepresidenza con John Kerry. Pensate se…, uno facesse confusione tra Hillary e Trump.

Scenario 1824
Quasi un titolo da film, da thriller. ‘Scenario 1824’, che accade quando nessuno dei candidati ottiene i 270 voti che fanno maggioranza. Pareggio Hillary Trump? Ecco le regole dello ‘spareggio’ e vero cinema. Il presidente verrebbe scelto dalla Camera dei Rappresentanti e il vicepresidente invece dal senato. Tutto nasce dalle elezioni presidenziali del 1824, appunto, quando Andrew Jackson ricevette la maggioranza relativa dei voti elettorali espressi, ma non quella assoluta, e la Camera dei Rappresentanti scelse invece il suo sfidante John Quincy Adams. Le sorprese di un sistema elettorale, chiamiamolo ‘americanum’ decisamente macchinoso e disneyano. Giostra appunto.

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