domenica 18 Agosto 2019

L’attacco curdo a Raqqa mentre a Mosul è stallo

I curdi siriani annunciano l’inizio dell’offensiva per riconquistare Raqqa. Operazione ‘Ira dell’Eufrate. In azione 30mila guerriglieri, presi i primi villaggi mentre a Mosul, dopo gli azzardati proclami di vittoria, è stallo. L’esercito iracheno è entrato alla periferia est martedì scorso, ma finora è riuscito ad avanzare solo di un miglio. Sul fronte sud, sono ancora a 20 km dal centro della città. Rischio «mezzaluna sciita» in Mesopotamia con problemi per Arabia Saudita e soprattutto per la Turchia di Erdogan.

E’ stata una donna in divisa militare, affiancata da altri ufficiali, ad annunciare l’offensiva per strappare all’Isis Raqqa, la sua ‘capitale’ in Siria. Veniamo a sapere che si chiama Jihan Sheikh Ahmad la giovane ufficiale, firma curda sull’operazione. Assieme alla frase in cui la ufficiale ‘invita’ la Turchia a «stare fuori dagli affari interni siriani». Operazione guidata dai curdi, che rappresentano almeno l’80 per cento alle forze delle Forze democratiche siriane sostenute dagli Stati Uniti. Gli stessi guerriglieri dello Ypg che Ankara considera terroristi e che bombarda più a Ovest, vicino ad Aleppo.

Operazione ‘Ira dell’Eufrate’. L’obiettivo, liberare Raqqa dalle “forze del terrorismo globale oscurantista”, proclama Jihan Sheikh Ahmad. La portavoce ha sottolineato che all’offensiva, cominciata la scorsa notte, prendono parte 30.000 miliziani delle “fazioni arabe, curde e turcomanne” con “la partecipazione attiva” delle Unità di protezione popolare, lo Ypg, le milizie curde che in realtà sono la forza preponderante nello schieramento in campo. Gli Stati Uniti confermano. Un loro portavoce da Amman, parla di copertura aerea all’operazione, con qualche ‘problemino’ tutto americano con la Turchia.

A Mosul intanto, anche i facili ‘trombettieri’ della vittoria ormai acquisita, frenano. Le forze speciali irachene stanno ancora combattendo per ripulire i quartieri alla estrema periferia a est di Mosul che parevano strappati all’Isis. Ora i portavoce militari governativi iracheni parlano di ‘elaborate difese’ messa in atto dai jihadisti e della presenza di civili nell’area hanno rallentato l’avanzata delle forze lealiste. L’esercito iracheno è entrato alla periferia est di Mosul martedì scorso e venerdì ha cominciato a premere ma è riuscito ad avanzare solo di un miglio. Sul fronte sud sono ancora a 20 km dal centro.

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Dunque, a Mosul, l’Isis ha mostrato una resistenza superiore alle aspettative, a quelle sperate e poi proclamate a mezzo stampa, e venerdì ha inflitto pesanti perdite alle forze speciali irachene che si erano spinte troppo in fretta all’interno dei quartieri a Est. Nonostante certe facilonerie, da registrare l’avanzata delle milizie sciite verso Tall Afar, quasi al confine fra Iraq e Siria. Un avvicinamento a Raqqa come manovra di accerchiamento di Mosul, ma non solo, come chiarisce oggi l’attacco curdo siriano su Raqqa. L’ambizione delle forze sciite di congiungersi a quelle di Assad e creare uno spazio sciita dall’Iran al Libano.

La «mezzaluna sciita» che si delinea nella valle della Mesopotamia non fa dormire di notte i leader dell’Arabia Saudita, ma soprattutto Erdogan. L’attivismo turco ai confine con Siria e Iraq è legato alla volontà di schiacciare la rivolta curda, assieme si disegni neo-ottomani che la Turchia di Erdogan sta ormai apertamente coltivando. I sostenitori dell’Akp, il partito al potere, mostrano cartine della Turchia con incluse le province di Aleppo, Raqqa, Mosul e Kirkuk, antiche wilayat dell’Impero ottomano. Gli stessi curdi dello Ypg denunciano che a Silopi, confine fra Turchia, Siria e Iraq, l’esercito di Ankara sta ammassando truppe.

Da Silopi si può entrare sia in Iraq che in Siria, e già dalla scorsa settimana, lo Ypg curdo aveva lanciato l’allarme su «un colpo alle spalle» e per questo ritardava l’attacco verso Raqqa. Washington ha dato garanzie ai curdi ma Erdogan ha già sorpreso gli alleati della Nato con l’incursione in Siria, appena dopo la conquista di Manbij da parte della stessa coalizione che ora attacca Raqqa. «Colpo alle spalle» che ha bloccato ogni ulteriore avanzata curda verso Ovest. Ora la posta in gioco è molto più alta: distruggere le due «capitali» dello Stato islamico. Colpi a sorpresa da parte turca difficilmente tollerabili dagli Stati Uniti.

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