domenica 18 Agosto 2019

Brexit forse No. Sul divorzio con l’Ue decida il Parlamento

«Il principio fondamentale della costituzione del Regno Unito è che il Parlamento è sovrano», decreta Lord Thomas of Cwmgiedd, giudice dell’Alta corte. La Brexit va votata dal Parlamento, non basta il referendum popolare. Ha torto il governo di Theresa May che rivendica il diritto di gestire da subito l’uscita dall’Unione europea. Governo pronto al ricorso alla Corte Suprema. Sterlina in rialzo dopo il verdetto.

Brexit May Be, forse
L’Alta corte di Londra, la loro Corte Costituzionale, ha accolto il ricorso di un gruppo di attivisti pro Ue che chiedono un voto del Parlamento di Westminster per avviare l’iter della Brexit. Il giudice ha dato così torto al governo di Theresa May che rivendicava il pieno diritto d’invocare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona. Il governo di Londra annuncia il suo ricorso alla Corte Suprema. Ripensamenti all’uscita dall’Unione europea vari e ormai diffusi. Una maggioranza di parlamentari, teme Thereva May, e l’economia. Sterlina in rialzo dopo il verdetto dell’Alta Corte.

Parlamento sovrano
«Il principio fondamentale della costituzione del Regno Unito è che il Parlamento è sovrano», ha detto il giudice dell’Alta corte, Lord Thomas of Cwmgiedd, nel leggere il verdetto. Come sottolineano i media britannici, non solo si tratta di una forte umiliazione per il governo di Theresa May ma questo di sicuro avrà ripercussioni sui tempi della Brexit, rallentandola. Secondo il Guardian, non è comunque la fine di questo storico caso legale, che vedrà la sua conclusione molto probabilmente di fronte alla Corte suprema, che già si starebbe preparando per dibatterlo.

Spigolando oltre Manica
Una nuova bomba sotto il già sofferto distacco di Londra da Bruxelles. Accogliendo le istanze sostenute da due cittadini, la consulente finanziaria Gina Miller e il parrucchiere Deir Dos Santos, i giudici hanno sentenziato che il Parlamento deve pronunciarsi prima che il governo possa avviare la procedura di recesso. Hanno ragione la suddita di sua Maestà Gina Miller e il parrucchiere Dos Santos (nome poco britannico), e hanno torto un mucchio di ministri ‘brexiters’ e la premier Theresa May, simil Taetcher. L’assenza di una costituzione scritta promette questo e altro.

A adesso che accade?
Tre mesi dallo shock Brexit, il ‘Colpo di scena’. Col rischio che non sia il solo. Primo tempo di un cammino giudiziario destinato ad essere rimesso in discussione nell’appello alla Suprema corte. Downing street ha già confermato il ricorso denunciando tutta «la delusione per la sentenza». I giudici di ultima istanza si dovrebbero pronunciare entro il mese di dicembre. Il verdetto di oggi se sarà confermato dai giudici della Suprema Corte ribalta completamente il tavolo della Brexit. Il Parlamento dovrà essere consultato e dovrà votare eventualità, tempi e modi di uscita dalla Ue.

Parlamento contro referendum?
Difficile che i deputati, nonostante la grande maggioranza di loro sia favorevole alla permanenza britannica nell’Unione, possano ignorare la volontà popolare espressa nel referendum, ma tempi e modalità dell’eventuale divorzio cambieranno radicalmente. Dare la parola e il voto a Westiminster farà slittare i tempi oltre il 30 marzo, data indicata da Theresa May per avviare l’articolo 50. Se verrà confermato il verdetto appena emesso cambia tutto: da ‘hard Brexit’, a un negoziato molto più soft. Ma anche una eventuale ‘No exit’ parlamentare con un secondo referendum di verifica.

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