mercoledì 17 luglio 2019

Memoria di chi non c’è più. I nostri morti e oggi Tina Anselmi

E’ certamente il giorno giusto per ricordare anche noi un personaggio molto significativo nel passato scomparsa quando era ormai affidata alla dimenticanza. Parliamo di Tina Anselmi, prima donna ministro in Italia, donna partigiana, donna coraggiosa che cercò di svelare ciò che si nascondeva dentro e attorno alla loggia massonica segreta P2 di Licio Gelli. Un segreto che pesa ancora sul Paese. Ricordiamo lei, Tina Anselmi, anche per un ripasso attorno a cose, valori e minacce, che rischiamo di dimenticare noi.

Nel ricordo tutto è ammorbidito dallo scorrere del tempo. Lo facciamo con i nostri cari che non si sono più, la cui mancanza prevale sul ricordo di qualsiasi difetto. Vale anche per i personaggi pubblici nel raccontarli alla loro scomparsa. Il ‘coccodrillo’, si dice in gergo giornalistico. Forse per le ‘lacrime di coccodrillo’ che seguono tante morti. Per Tina Anselmi credo di no. No al ‘coccodrillo’ predisposto in redazione, pronto alla pubblicazione appena l’agenzia batte la notizie della scomparsa. No per Tina Anselmi, perché il suo nome, il ruolo che lei ebbe nella storia delle Repubblica, era già stato sepolto nella indifferenza che sta uccidendo il nostro Paese. Proviamo a smentire quando detto con memoria.

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Quando non volevamo morire democristiani
‘La donna che tanti italiani avrebbero voluto come Presidente della Repubblica’, scrive qualcuno oggi. In realtà la politica, già allora, una Tina Anselmi presidente non se la poteva certo permettere, e infatti non fu. Il percorso politico di Tina Anselmi si fermò alla presidenza della Commissione parlamentare di inchiesta sulla P2, che nessuno voleva presiedere. Grazie al lavoro della sua Commissione, il Parlamento certificò la natura delinquenziale del consorzio piduista. Forte del sostegno di Sandro Pertini, la deputata democristiana di Castelfranco Veneto tentò con tutte le sue energie di difendere la Repubblica dalla degenerazione politica e culturale che porterà poco dopo al trionfo del berlusconismo.

Loggia segreta P2 e Licio Gelli
Staffetta partigiana nella brigata Cesare Battisti, iscritta alla DC dal 1944, deputata dal 1968, Tina Anselmi è la prima donna a reggere un Ministero: nel ’76 il Lavoro, nel ’78 la Sanità (nasce con lei il Servizio Sanitario Nazionale). Dopo anni di impegno politico-istituzionale, nel 1981 il destino le affida la missione più difficile: il 17 marzo, nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Giorgio Ambrosoli, i pm di Milano Giuliano Turone e Gherardo Colombo ordinano alla Guardia di Finanza di perquisire l’abitazione e gli uffici di un certo Licio Gelli, ex repubblichino. Sbucano documenti «impressionanti». Tra questi, l’elenco degli iscritti ad una loggia massonica segreta di cui Gelli è il capo: Propaganda 2.

Piano di ‘Rinascita democratica’
Il 12 luglio 1984, nella relazione di maggioranza della Commissione Anselmi, si afferma che «tale organizzazione, per le connivenze stabilite in ogni direzione e a ogni livello e per le attività poste in essere, ha costituito motivo di pericolo per la compiuta realizzazione del sistema democratico». Purtroppo, il verbo “costituire” andava coniugato al presente. La P2, alla fine, raggiunse gran parte dei suoi obiettivi. Il Piano di Rinascita Democratica, del 1976, e il precedente e meno noto ‘Schema R’. Corruzione e disinformazione come strumenti per svuotare la democrazia dall’interno.

«La P2? Presto P3 e P4»
Il 17 marzo 1981 il colonnello Vincenzo Bianchi si presenta a Villa Wanda, a Castiglion Fibocchi, vicino ad Arezzo, residenza dell’allora quasi sconosciuto Licio Gelli. Ha in tasca un mandato di perquisizione dei giudici milanesi Giuliano Turone e Gherardo Colombo, che indagano sull’assassinio Ambrosoli e sul finto sequestro di Sindona, mandante del delitto. Dopo qualche ora di lavoro, l’ufficiale riceve una telefonata del comandante generale della Finanza, Orazio Giannini. Si sente dire: «So che hai trovato gli elenchi e so che ci sono anch’io. Personalmente non me ne frega niente, ma fai attenzione perché lì dentro ci sono tutti i massimi vertici».

Lo stato ‘piduista’
Ed è proprio vero: c’è una parte importante dell’Italia che conta, in quella lista di affiliati alla loggia massonica Propaganda Due, che il colonnello sequestra assieme a molti altri documenti e trasporta sotto scorta armata a Milano. Ci sono 12 generali dei carabinieri, 5 della guardia di Finanza, 22 dell’Esercito, 4 dell’Aeronautica militare, 8 ammiragli, direttori e funzionari dei vari servizi segreti, 44 parlamentari, 2 ministri in carica, un segretario di partito, banchieri, imprenditori, manager, faccendieri, giornalisti, magistrati. Insomma: nella P2 ci sono 962 nomi di persone che formano «il nocciolo del potere fuori dalla scena del potere, o almeno fuori dalle sue sedi conosciute».

Le liste segrete diventano pubbliche
Il governo ne è travolto e il 9 dicembre 1981, anche per la spinta di un’opinione pubblica sotto choc e che chiede la verità, s’insedia una commissione parlamentare d’inchiesta che la presidente della Camera, Nilde Jotti, affida alla guida di Tina Anselmi. Da allora l’ex partigiana di Castelfranco Veneto, comincia a tenere un memorandum a uso personale oggi raccolto in volume: «La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi», a cura di Anna Vinci. Tra i primi appunti, uno è rivelatore del clima che investe la politica («i socialisti sono terrorizzati dall’inchiesta») e l’altro del metodo che la Anselmi intende seguire: «Fare presto, delimitare la materia, stare nei tempi della legge».

La fantapolitica diventa realtà
Ci sono momenti nei quali la commissione è una «buca delle lettere»: arrivano messaggi cifrati, notizie pilotate o false, ricatti. Parecchi riguardano la partita aperta intorno al Corriere della Sera, che era stato infiltrato nella proprietà e in parte anche nella redazione da uomini del «venerabile» e alla cui direzione c’è ora Alberto Cavallari, indicato da Pertini per restituire l’onore al giornale. In questo caso sono insieme all’opera finanzieri e politici, ossessionati dalla smania di controllare via Solferino. Si agitano anche pezzi del Vaticano, il cardinale Marcinkus, dello Ior, la banca vaticana.

Anselmi bersaglio
Qualche collega, passando davanti al suo scranno a Montecitorio, le sibila: «Chi te lo fa fare? Qua dobbiamo metterci i fiori». Fanno trovare tre chili di tritolo vicino a casa sua. Quando, il 9 gennaio ’86, presenta alla Camera la monumentale conclusione del suo lavoro, 120 volumi, definisce la P2 «il più dotato arsenale di pericolosi e validi strumenti di eversione politica e morale» (il piano di Rinascita Democratica di Gelli). Nel diario aveva profeticamente scritto: «Le P2 non nascono a caso, ma occupano spazi lasciati vuoti, per insensibilità, e li occupano per creare la P3, la P4…».

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30 anni dopo

Sono passati trent’anni e la testimonianza di Tina Anselmi, dimenticata e da tempo malata, è da riprendere, per quelli di noi che insistano ancora nel cercare di capire cosa accadde veramente in Italia in quei feroci anni ’80-’90, tra terrorismo e P2. Poi fu ‘berlusconismo’. E oggi…

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