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mercoledì 22 Gennaio 2020

E se fosse Trump il dopo Obama?

PRESIDENZA USA GARA A CHI NON PERDE –
‘Sondaggi, è testa a testa Clinton-Trump’, titola asetticamente l’agenzia Ansa. Ma altrove è panico.
Allan Lichtman, il professore americano che negli ultimi trent’anni non ha mai sbagliato una volta sull’esito delle presidenziali, ha ribadito in un’intervista con il Washington Post, che il prossimo presidente degli Usa sarà Donald Trump.
11 giorni all’election day e l’America si scopre in preda al delirio. Candidati inadeguati, dove chiunque vinca sarà Presidente per evitare che lo diventi l’altro. Campionato del ‘meno peggio’, con la possibilità di sorprese estreme. Tipo la sconfitta di Hillary Clinton

Vince chi non perde e non è un gioco di parole. E potrebbe perdere la ‘vincente a tavolino’, Hillary Clinton. Vincente a tavolino, Hillary, perché lo avrebbe deciso l’élite bipartisan USA, i vertici del Partito Democratico e di quello Repubblicano, sostiene qualche analista molto sospettoso. Ma attenti alle «november surprise». E ora scopriamo, sondaggi del giorno dopo giorno, che negli Usa la gara è di nuovo e più che mai aperta, con Donald Trump che recupera e corre in un serrato testa a testa con Hillary Clinton fino a superarla in Florida (sempre sondaggi), Stato cruciale e indispensabile per il tycoon che aspira alla Casa Bianca.

E proprio dalla Florida Hillary ha ribadito a gran voce che no, non è il momento di distrarsi, e di insistere, per non dire che il rischio di perdere è reale. Ma i responsabili della sua campagna sono furibondi e insistono: il direttore dell’Fbi James Comey deve spiegare quella decisione “senza precedenti” – ha ribadito John Podesta – con cui di fatto ha annunciato la riapertura dell’inchiesta sulle mail a soli 11 giorni dal voto, consegnando una nuova speranza a Trump. Mentre emerge che sono 650mila la mail da spulciare, un’impresa che durerà settimane se non di più, ben oltre la chiusura delle urne l’8 novembre.

Eppure stando ai primi sondaggi condotti dopo la ‘sorpresa di ottobre’ piombata sulla corsa di Hillary Clinton, il 63% dell’elettorato ritiene che le nuove indagini dell’Fbi circa le mail della ex segretario di Stato non cambieranno la loro decisione sul voto. ‘Hillary Clinton vincerà le elezioni americane’, insistono, ora coi toni della scaramanzia molti ambienti washingtoniani. Con tutti i più importanti centri di ricerca della capitale americana sono, da mesi, impegnati su quel fronte: Atlantic Council, Brookings Institution, l’American Enterprise Institute, eccetera. Ma l’élite è un conto, e gli elettori sono un altro conto.

La gestione della candidatura di Hillary ha richiesto enormi sforzi in tutti questi mesi. Non è personaggio che si fa amare. E Donald Trump ha già dimostrato di essere sufficientemente coriaceo da sconfiggere addirittura l’apparato del suo stesso partito che non lo voleva candidato e ha fatto di tutto per impedirgli di diventarlo, inclusi i colpi bassi. Cosa potrà accedere? Si va dagli scenari apocalittici di Giulietto Chiesa, che fa intendere di un golpe istituzionale e anti russo, col vice-presidente Joe Biden, in tv a rivelare al pubblico che la Russia può “modificare in modo sostanziale” il risultato elettorale degli Stati Uniti.

Ed è sul fronte ‘Orientale’ la partita strategica tra potenze. Con l’elezione della Clinton, prevista da tutti anche una resa dei conti personale di Hillary con Putin, accusato d’intromettersi in maniera occulta nelle elezioni statunitensi per avvantaggiare il candidato repubblicano. E i rischi che le tensioni possano degenerare sono molti. I soldati Usa nei Paesi baltici quasi raddoppiati, e il fronte ucraino che la Clinton vuole organicamente nella Nato. Hillary Clinton, ribattezzata in alcuni ambienti Usa per la sua ‘voracità a far guerra’ con il nome ‘Killary’, non rassicura gli elettori Usa e neppure il mondo.

Il documento numero 131801 di WikiLeaks del 2009 riporta questa affermazione di Hillary Clinton: «L’Arabia Saudita resta una base decisiva di supporto finanziario per Al-Qaeda, i talebani, Lashkar-e-Taiba e altri gruppi terroristici, compreso Hamas. I donatori dell’Arabia Saudita costituiscono la più significativa fonte di finanziamento per i gruppi del terrorismo sunnita nel mondo». Analisi chiara sui nefasti obiettivi sauditi. Salvo che la politica Usa ha in Israele e Arabia Saudita i suoi migliori alleati che, insieme alle forze jihadiste, si contrappongono a Russia, siriani e iraniani.

Da ricordare anche che, tra il 2010 e il 2012, l’allora segretario di stato Hillary Clinton approvò la vendita di ben 165 miliardi di dollari d’armi. Per Paesi, in testa l’Arabia Saudita, tra i più generosi finanziatori della Clinton Foundation. Brutta storia.

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