• 19 Febbraio 2020

Suez 1956, quando morirono gli imperi coloniali europei

La crisi di Suez inizia nel luglio 1956, quando gli Stati Uniti ritirarono i fondi promessi a Nasser per la realizzazione della diga di Assuan, progetto fondamentale per la rinascita economica dell’Egitto. Nasser rispose nazionalizzando il canale di Suez e minacciando i traffici commerciali e petroliferi di mezzo mondo, ma soprattutto irritando profondamente Francia e Gran Bretagna che di fatto controllavano il canale ricavandone buoni profitti. Dopo un accordo segreto concluso a Sevres tra Francia, Gran Bretagna e Israele, si arrivò all’attacco israeliano del 29 ottobre e all’aviosbarco anglo-francese del 31. Nel frattempo la rivolta scoppiata in Ungheria aveva raggiunto il culmine facendo salire la tensione internazionale. La seconda mossa anglo-francese fu un vero e proprio sbarco in forze in Egitto preceduto da un bombardamento tra il 5 e il 6 novembre e la tensione crebbe.

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Fu allora che gli Stati Uniti, preoccupati dell’intervento sovietico in Ungheria e della durezza con cui erano state respinte le loro critiche a Mosca, decisero una mossa contro i loro storici alleati occidentali. Per il nazionalismo arabo si trattò di un successo effimero, ma per il processo di decolonizzazione in corso nel mondo -la liquidazione degli imperi coloniali di Inghilterra e Francia- fu un’accelerazione imprevista. Ad esempio in Algeria si rafforzò il movimento per l’indipendenza, anche se la Francia rispose con la massima durezza aumentando l’impegno militare. A Londra invece si constatò non senza una certa amarezza che il rapporto con l’alleato atlantico non poteva più dirsi paritario.

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Le sanzioni americane contro i belligeranti inclusero un embargo petrolifero concordato con l’Arabia Saudita e il paese più colpito fu la Gran Bretagna che si trovò costretta a ricorrere alle scorte. La situazione si inasprì quando perfino Italia e Germania, sostenute dagli Stati Uniti, rifiutarono l’offerta inglese di acquistarne parte delle loro. Il peggio però doveva ancora venire quando Eisenhower bloccò la concessione di crediti alla Gran Bretagna da parte del Fondo Monetario Internazionale. Avendo anche minacciato di vendere ad altri offerenti le riserve di obbligazioni in sterline controllate dagli Usa, la sterlina crollò e si evitarono per poco ripercussioni sulle altre valute. Più che un atto politico volto a dissuadere le ultime potenze coloniali a molti parve una robusta tirata d’orecchie.

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Il 6 novembre 1956, mentre si annunciava dunque il successo militare, il governo Eden ordinò però il ritiro delle forze e fu poi costretto alle dimissioni. Gli effetti sulla Francia furono invece minori, soprattutto perché il FMI la sostenne. Abilmente gli Usa moderano le misure di embargo nei confronti dell’Egitto e di Israele allo scopo di mantenere la loro influenza. Meno nota, tra le conseguenze della crisi a livello finanziario, fu la reazione sovietica: presso la Moscow Narodny Bank di Londra (di proprietà sovietica) i russi concentrarono le loro riserve in dollari. Nacquero gli “eurodollari”, ovvero depositi non controllati dalla Federal Reserve e quindi destinati a fornire agli investitori interessi leggermente superiori per compensare un eventuale maggiore rischio: era nata una finanza spregiudicata che avrebbe accompagnato altre vicende internazionali fino alla crisi petrolifera degli anni Settanta.

Giovanni Punzo

Giovanni Punzo

Giovanni Punzo di mestiere dovrebbe aggiustare ciò che scrivono gli altri -fa l'editor- ma ha preso il vizio. Scrive di storia militare, altro 'contagio' per aver fatto l'ufficiale degli alpini. Da lui le guerre 'dei nonni' all'origine di quelle di oggi.

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