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mercoledì 16 Ottobre 2019

Per il gas l’Europa ‘perdona’ la Russia e riabilita Northstream

L’Europa severissima con Mosca sull’Ucraina con sanzioni che l’Italia paga pesantemente, per il gas che arriva in Germania fa ponti d’oro, anzi, tubi d’oro. La Commissione consente che Mosca invii più gas attraverso Nordstream e le pipeline che vi si innestano in Germania. Rinnegate di fatto le politiche energetiche che proponevano un allentamento delle dipendenze da Gazprom. E guai in vista per Ucraina e paesi dell’Europa media

‘Contrordine Compagni’, come minimo. L’Europa severissima con Mosca sull’Ucraina, con sanzioni che paga pesantemente l’Italia, per il gas che arriva in Germania, ponti d’oro, anzi, tubi d’oro. Bruxelles ha deciso di rivedere le modalità di sfruttamento di Opal, la conduttura che porta il gas russo in Repubblica Ceca attraversando il versante orientale dalla Germania. Se ne farà uso pieno, al 100% della capacità, cioè 32,5 miliardi di metri cubi l’anno. La Commissione sostiene che la dipendenza europea dalla Russia non aumenterà, ‘ma appare difficile crederlo’, commenta Emanuele Bonini sulla Stampa. Frottole evidenti.

«Il gasdotto era sottoutilizzato», ammettono a Bruxelles. Dunque si apre al commercio delle disponibilità di gas finora non messe in vendita e non è escluso che Gazprom si aggiudichi quote quando si apriranno le gare. Inoltre Gazprom prevede di aumentare la capacità di Nordstream, dove si allaccia Opal, da 55 a 60 miliardi di metri cubi l’anno. Si garantiscono concessioni alla Russia e al suo operatore Gazprom, anche se la Commissione sostiene che non sia così. Una decisione con forti valenze politiche.

Rischio politico immediato in casa Ue, quello di inasprire lo scontro interno. Contrari certi al rafforzamento del mercato del gas a nord sono Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria e Italia. Polemica rovente al vertice dei capi di Stato e di governo del dicembre 2015, quando il presidente del Consiglio Renzi, criticò l’Europa per aver detto no a ‘South stream’, il gasdotto che avrebbe dovuto collegare Russia e Ue passando dal mar Nero, con una scelta che aveva danneggiato fortemente imprese italiane, salvo poi «far passare alla chetichella il principio del raddoppio di Nordstrem».

Sull’energia il primo strappo italo-tedesco. Ma non fu solo l’Italia in campo. Nella stessa occasione il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, criticò l’idea di Nordstream2. A distanza di un anno la decisione della Commissione riapre la questione sanzioni e Ucraina. La Commissione sostiene che «nel breve periodo» non ci saranno problemi per le forniture a Kiev, perché Gazprom ha contratti in corso. Che però scadranno nel 2019, mentre le nuove regole varate oggi saranno in vigore fino al 2030.

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I timori dell’Europa ‘di mezzo’, ex sovietica e baltici, sono vari. Per baltici e polacchi, i nuovi tubi fanno pensare ad un nuovo patto Ribbentrop-Molotov. Slovacchia, Ungheria e Polonia vedrebbero ridursi la possibilità di girare gas di Gazprom sottobanco a Kiev con il ‘reverse flow’. Romania, Bulgaria e Moldova perderebbero lo status di paese di transito e i connessi introiti e l’Ucraina non riuscirebbe a mantenere in funzione la rete di condotte di Ukrtranshaz. Problemi grossi, con conseguenze a catena al momento imprevedibili.

Di fatto, le consegne del gas russo in Europa aumenteranno visibilmente attraverso il gasdotto Opal, una ramificazione del North Stream che fino ad ora era stata riempita solo per metà. La lettura dei fatti dall’altra parte, agenzia Sputnik, Russia. “Una nuova crisi ha investito l’Europa e il budget dell’Unione si è quasi esaurito. Le fonti di energia alternative non hanno dato i risultati sperati e i funzionari europei si sono rovinati finanziandole. Dove trovare le fonti di energia? In Libia, in Iraq, in Ucraina, in Siria e di nuovo i migranti… Bruxelles ha iniziato di nuovo a pensare alle fonti di energia tradizionali. Ed ecco che si sono ricordati dell’Opal”.

E all’UE Berlino ha certo ricordato che l’azienda tedesca Wintershall aveva investito miliardi in quell’oleodotto sprecato a metà. E l’EU si è ricordata di questo gasdotto -altra malizia- una settimana dopo che l’Ucraina ha deciso di tornare al suo vecchio ruolo di nodo del transito di gas tra Russia ed Europa. All’Ucraina il denaro non basta per pompare il gas nei depositi sotterranei ed ecco che il prezzo non piace, ecco che viene privatizzato il sistema del trasporto del gas, e tutto è un gran pasticcio. Ed ecco la resurrezione di Opal, un gasdotto strategico già pronto. Ed ecco il via libera al gas russo sul mercato dell’Europa centrale e orientale aggirando l’Ucraina.

Che Kiev s’indigni quanto vuole. L’Europa non rimarrà al freddo.

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