Diplomazia del Signorsì e Italia filo nucleare all’Onu

L’Assemblea Onu a New York avvia il percorso verso un Trattato di messa al bando degli ordigni nucleari. Risoluzione politica che conta poco nei fatti ma che diventa simbolo.

123 nazioni hanno votato la Risoluzione, mentre 38 -compresa l’Italia- hanno votato contro.

Una risoluzione politica tra le tante all’Assemblea Onu, di scarsa efficacia pratica, ma di forte significato politico. Avviare entro il 2017 i negoziati per un Trattato internazionale per vietare le armi nucleari. Una decisione storica, la definiscono i pacifisti, dopo due decenni di paralisi negli sforzi per il disarmo nucleare. Efficacia zero ma significato mille. E qui accade l’inverosimile, salvo tradurre tutto in politichese.
Nella riunione del Primo Comitato dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che si occupa di disarmo e questioni di sicurezza internazionale, 123 nazioni hanno votato la Risoluzione, mentre 38 -compresa l’Italia- hanno votato contro, e 16 Paesi si sono astenuti. Italia potenza nucleare o diplomazia rincitrullita?
Colpa della Nato, ci dirà qualcuno, come se i vincoli di alleanza e il dovere di difenderci escluda il sostenere il disarmo atomico.

A battuta da polemica politica di casa, viene in mente l’ira esibita al mondo per la risoluzione Unesco sulla spianata delle Moschee a Gerusalemme. Renzi in coro con Netanyahu su un’altra risoluzione simbolo che certo non sottrae a Israele il controllo di quei luoghi sacri alle tre religioni. Ora dovremmo sentire altre urla di dolore, in coro con Papa Francesco, e altra ira e convocazione del Gentiloni ministro materasso. Attendiamo fiduciosi, ma solo per ridere. Intanto cerchiamo di capire tutte le complessità dietro il No italiano.

Risoluzione Onu L.41 del 27 ottobre 2016, per la storia. Viene fissata una Conferenza tematica delle Nazioni Unite a partire da marzo del prossimo anno, sino a luglio. Riunione aperta a tutti gli Stati membri, «Col fine di negoziare uno strumento giuridicamente vincolante per vietare le armi nucleari, che porti verso la loro eliminazione totale». Scopriamo che la ‘Campagna Internazionale per l’abolizione delle armi nucleari’, l’ICAN, è una coalizione di movimenti della società civile attiva in 100 Paesi, di cui anche Rete Italiana per il Disarmo è parte.

Risoluzione vincente con una vasta maggioranza nonostante il braccio di ferro condotto dagli Stati dotati di armi nucleari. 57 nazioni co-sponsor, cioè primi firmatari del testo proposto, con Austria, Brasile, Irlanda, Messico, Nigeria e Sud Africa. Il voto delle Nazioni Unite è avvenuto solo poche ore dopo l’adozione da parte del Parlamento Europeo di una propria risoluzione su questo tema: 415 voti favorevoli ed un invito a tutti gli Stati dell’Unione a partecipare ai negoziati del prossimo anno. Anche qui il voto contrario dell’Italia sotto l’ombrello nucleare NATO, che, per gli accordi di «Nuclear Sharing», ospita in casa parte di quegli ordigni.

Risoluzione altamente simbolica, ma poco di più, porta a dire la concretezza. Resta la constatazione che quelle nucleari rimangono le uniche armi di distruzione di massa non ancora fuori legge in modo globale e universale, nonostante i loro catastrofici impatti ambientali e umanitari, ben chiari e documentati. Armi biologiche, armi chimiche, mine antiuomo e bombe a grappolo sono ordigni tutti esplicitamente proibiti dal diritto internazionale, salvo le solite eccezioni dei soliti Stati che -ad esempio- le bombe a grappolo le stanno usando tranquillamente nelle guerre attualmente in corso. Con qualche sospetto -qualcosa in più di semplici sospetti- per armi chimiche e/o biologiche.

Per le armi nucleari esistono invece solo divieti parziali. Il disarmo nucleare è stata una delle priorità delle Nazioni Unite sin dalla creazione dell’Organizzazione nel 1945. Gli sforzi per far avanzare questo obiettivo fondamentale si sono fortemente rallentate negli ultimi anni, con le potenze nucleari che hanno deciso di investire nella modernizzazione dei propri arsenali. Venti anni sono passati dalla negoziazione del precedente strumento multilaterale di disarmo nucleare: il «Comprehensive Nuclear-test Ban Treaty» discusso nel 1996 ma che deve ancora entrare formalmente in vigore per l’opposizione di una manciata di nazioni.

Ci sono ancora più di 15.000 armi nucleari attualmente nel mondo, in particolare negli arsenali di appena due nazioni: gli Stati Uniti e la Russia. Sette altri Stati possiedono armi nucleari: Gran Bretagna, Francia, Cina, Israele, India, Pakistan e Corea del Nord. La maggior parte delle nove nazioni nucleari hanno votato contro la risoluzione Onu. Molti dei loro alleati, compresa l’Italia e gli altri Paesi in Europa che ospitano armi nucleari sul loro territorio come parte di un accordo NATO, non hanno sostenuto la risoluzione L.41. Ma le nazioni dell’Africa, dell’America Latina, dei Caraibi, del Sud-Est asiatico e del Pacifico hanno votato a grande maggioranza e ritorneranno ad essere protagonisti in occasione della Conferenza di negoziazione a New York il prossimo anno.

Condividi:
Altri Articoli