Le 12 sopravvissute di Gorino: una su 47 muore in mare

Mare Nostrum, Mare Monstrum. Dall’inizio del 2016 ad oggi i corpi ingoiati dalle acque del Mare Nostrum sono già 3740 e alla fine dell’anno mancano ancora due mesi. «Sono numeri raccapriccianti», denuncia l’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati.
Le 3771 vite umane perse nel 2015 durante la traversata sembravano un record negativo ineguagliabile. Ma il peggio doveva ancora venire.

Perdite ancora più gravi, se si considera che moltissimi migranti quest’anno hanno deciso di evitare la pericolosissima via del mare per tentare la fuga via terra, attraverso la rotta Balcanica. Nel 2015 si sono affidati alle carrette almeno un milione e 15mila profughi. Quest’anno, per il momento, appena 327.800. Un crollo vertiginoso. Ma le morti invece crescono con percentuali da guerra al fronte.

Il rapporto è passato da un morto ogni 269 migranti sbarcati sulle coste italiane a un morto ogni 88. E se si considera la sola rotta del Mediterraneo Centrale, quella che collega la Libia alla Sicilia, il rapporto sale a uno su 47. Il che significa che per ogni barcone con 300 migranti, almeno sei non arriveranno mai a destinazione. È la rotta segnata col teschio, la più pericolosa. Qualcosa di simile a ciò che sta accadendo ad Aleppo.

I trafficanti senza scrupoli caricano all’inverosimile imbarcazioni sempre più precarie, e non si fermano neanche davanti a condizioni meteo pessime, rendendo spesso il lavoro dei soccorritori un’impresa. «L’Italia è oggi ancora più sola di prima perché l’Europa fa un passo avanti e uno indietro, non prende decisioni, è paralizzata, serve uno scatto di orgoglio e di umanità», denuncia Stephane Jaquemet, delegato dell’Alto Commissariato per le Nazioni Unite per i Rifugiati.

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