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martedì 15 Ottobre 2019

Libero commercio Europa-Canada e ‘Vallonia chi?’

L’accordo sul commercio tra Europa e Canada, il Ceta, ‘Comprehensive economic and trade aggreement’, cinque anni di difficili trattative e accordi definiti nel dettaglio, bloccati dal Parlamento della ‘Vallonia’, che è un pezzo dei due piccoli Parlamenti del piccolo Belgio. Il paradosso di regole dell’Unione europea che vanno rapidamente riviste, come ci spiega Antonino Di Stefano.

Per le regole europee i trattati commerciali internazionali richiedono l’unanimità dei Paesi aderenti, ed ecco che il microscopico parlamento della Vallonia, pezzettino del già piccolo Belgio, blocca l’accordo sul commercio tra Europa e Canada, il Ceta, ‘Comprehensive economic and trade aggreement’, frutto di cinque anni di difficili trattative e accordi definiti nel dettaglio. Per cui nulla di fatto. I rappresentanti canadesi, gente garbata in genere, si sono innervositi, la Commissione europea, più ottimista, pensa che ancora nulla è perduto. Al momento non si vede una via di uscita, anche se qualche fonte giornalistica parla di soluzioni sul filo di lana.
Eppure, stiamo parlando di un accordo per eliminare il 99% dei dazi doganali alle esportazioni ed all’accesso agli appalti pubblici, aprire il mercato dei servizi ed altri vantaggi. Secondo la Commissione, con l’abolizione dei dazi, gli esportatori europei risparmierebbero circa 500 milioni di euro l’anno, si avvantaggerebbero lavoratori ed imprese, sarebbero più tutelati i marchi ed i prodotti originali europei.

Gli amici valloni, invece, si preoccupano che il trattato farebbe saltare il modello agricolo della regione, i diritti dei lavoratori, il sistema sanitario e le norme a protezione dei consumatori e dell’ambiente. Più prosaicamente, sembrerebbe una questione di bassa bottega politica. Negli ultimi anni, il partito socialista vallone -una regione prevalentemente rurale e storicamente di sinistra- sta perdendo consensi a favore della sinistra estrema e radicale. L’opposizione all’accordo è, più che altro, un modo per recuperare consensi tra la sinistra dei “duri e puri” e gli ambientalisti di professione. Tutto il mondo è paese. Insomma, l’opposizione della Vallonia, con i suoi 3,6 milioni di abitanti, rischia di condizionare l’intera Unione, che ne ha 500. Vedremo cosa succederà al prossimo vertice UE-Canada previsto per il 27 ottobre.

Da questa storia, si può trarre una semplice conclusione: ancora una volta l’organizzazione dell’Europa dimostra le sue insufficienze. Molte sue regole vanno cambiate: l’unanimità tra 28 membri è difficile e complessa da raggiungere e va sostituita con le decisioni a maggioranza. Ma i cambiamenti da introdurre sono molteplici: politici, economici, istituzionali. Così a caso, viene in mente la necessità di costituire al più presto il terzo pilastro dell’unione bancaria, quel sistema collettivo e solidale di garanzia ed assicurazione dei depositi che, per colpa dell’ostinata opposizione della Germania, non si riesce a realizzare. Motivate le recenti, e più ferme, prese di posizione dell’Italia. Solo che, in prossimità di importanti appuntamenti elettorali previsti in diversi Paesi, sarà veramente difficile che qualcosa cambi.

Riflettendo bene, però, dalla situazione creatasi sul Ceta potrebbe venire qualcosa di buono per l’Europa. Quando la Gran Bretagna inizierà le procedure formali per abbandonare l’Unione, dovrà anche negoziare nuovi accordi commerciali. Basterà una opposizione anche molto limitata per bloccarne qualcuno. “Ceta docet”, e peggio per voi cari extra comunitari britannici!

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