• 27 Febbraio 2020

Brexit da casa: grandi banche britanniche in fuga

‘Si salvi chi può’, non ha traduzione in inglese, come Brexit, del resto. Troppo panico scomposto nella immagine. Più british, “every man for himself”, un composto “ognuno per se”, come avvenne per la fuga dal Titanic che affondava, purtroppo. Non siamo a quello, al Titanic, ma la paura nel Regno Unito, unito ormai con la colla, fa davvero 90, e questa espressione da cabala è davvero intraducibile per loro. Resta il fatto che le grandi banche britanniche lasceranno il Regno Unito a inizio 2017, a causa dei crescenti timori sui futuri negoziati per l’uscita del Paese dall’Unione europea. E non è maldicenza continentale.  Ad affermarlo è Anthony Browne, direttore della British Bankers’ Association, citato dall’Observer. Le piccole banche lo faranno entro Natale.

«Hard Brexit» da 40 miliardi e 70mila posti di lavoro
Le trattative per Brexit non sono ancora iniziate, ma i primi passi non paiono incoraggianti, dal punto di vista dei banchieri britannici. Un’«hard Brexit» porterebbe le aziende basate nel Regno Unito a operare nell’Ue come soggetti extracomunitari cui applicare restrizioni tariffarie rilevanti, a difesa del mercato interno europeo, con conseguenze in termini di ricavi in particolare per le banche inglesi e per quelle internazionali che da sempre hanno utilizzato Londra come base operativa per l’intera Europa. Browne avverte che porre barriere al commercio nel sistema finanziario sulla Manica – come i politici di Bruxelles e Londra sembrano voler introdurre – metterà tutti in difficoltà. Il numero uno della Bba ricorda come le banche basate a Londra prestano al sistema economico europeo 1,1 trilioni di sterline. «Che non potrebbero più fare in caso di hard-Brexit».

Quei trilioni di sterline che si fermeranno
Il numero uno della Bba ricorda come le banche basate a Londra prestano al sistema economico europeo 1,1 trilioni di sterline. «Che non potrebbero più fare in caso di hard-Brexit». I cosiddetti ‘diritti di passaporto’ per i membri del mercato unico permettono alle banche basate nel Regno Unito di offrire servizi finanziari a società e persone nell’intera Ue senza alcun ostacolo. Tuttavia, il presidente francese François Hollande è tra coloro che nelle ultime settimane hanno insistito nel dire che la ‘hard Brexit’ significherà per il Regno un “duro negoziato” e che il Paese dovrà “pagare il prezzo” dell’uscita dall’Unione europea. In attesa di conoscere quello che accadrà sul fronte politico-istituzionale, la Brexit non è risultata indifferente ai mercati finanziari. Dal 23 giugno -giorno del referendum- la sterlina ha perso il 15% sul dollaro.

Remocontro

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