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lunedì 14 Ottobre 2019

Consiglio europeo, Russia e Siria ma senza sanzioni

I capi di stato e di governo dell’Unione europea riuniti a Bruxelles ieri o oggi per discutere di immigrazione, di rapporti con la Russia impegnata nel conflitto siriano. In discussione sanzioni e possibili misure restrittive a ‘persone o entità’ che supportano il regime di Damasco. L’ipotesi di nuove sanzioni alla Russia chieste da Francia a Germania e frenate dall’Italia.

I capi di stato e di governo che formano il Consiglio europeo da ieri a Bruxelles, probabilmente hanno troppe gatte da pelare ognuno a casa sua per prestare troppa attenzione a ciò che dovrà decidere l’Unione, soprattutto se si parla di politica estera dove ogni Stato se la canta e se la suona per conto suo. Quindi, più decisioni di facciata che di sostanza, come quella ‘salomonica’ presa ieri sulla Siria.
Unità nel condannare l’appoggio di Mosca al presidente siriano di Bashar al Assad e le azioni militari che colpiscono la popolazione civile, -e fin quei era facile- ma divisi sulle misure da adottare a favore contro. Contro la Russia, ad esempio. Si discute di imporre sanzioni a “persone o entità” (leggi Russia), per il sostegno dato al regime di Damasco, ma vince la linea italiana delle semplici pressioni su Mosca.

Per le linea dura contro il Cremlino il presidente francesce Françoise Hollande, la cancelliera tedesca Angela Merkel e la premier britannica Theresa May, arrivati al summit col piede premuto sull’acceleratore delle sanzioni a Mosca. Italia per la ‘sollecitazione’ senza rotture, assieme all’Alto rappresentante Ue per la politica estera. A non volere sanzioni anche i leader di Spagna, Grecia, Austria e Cipro.
L’Europa politica media in casa, la Nato, sempre da Bruxelles, freme. Il segretario generale Stoltenberg esprime ‘preoccupazione’ per la squadra navale con una portaerei russa in avvicinamento al Mediterraneo orientale che potrebbe sostenere le operazioni militari in Siria, e annuncia che sarà monitorata “in modo responsabile e misurato”. Anche se non si sa cosa possa voler dire questo in termini militari.

Brexit solo per parlare. «Finché la Gran Bretagna non è uscita, la Gran Bretagna è nell’Unione europea ma, l’ho detto molto chiaramente: la signora May vuole un Brexit duro? I negoziati saranno duri», ha avvertito il presidente francese Francois Hollande al suo arrivo al vertice Ue, dove partecipa per la prima volta dopo la Brexit la premier britannica Theresa May. Segnale chiaro ma conclusioni nulle.
Immigrazione, gli impegni presi dall’Unione europea con le terre degli sbarchi, Grecia e Italia, impegni disattesi un po’ da tutti gli altri Stati membri, lite in corso con notizie non pervenute. Il silenzio di alcune fonti solitamente trombettiere del governo italiano fa temere difficoltà e il probabile insuccesso sul piano dei risultati da parte di Roma e Atene. Non solo conti di bilancio tra Roma e Bruxelles.

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