domenica 26 maggio 2019

Medio Oriente: anche la contesa ebraico musulmana sui luoghi santi

La ‘Spianata della Moschee’, terzo luogo sacro musulmano, che coincide col ‘Monte del Tempio’, parte del muro occidentale del Tempio ebraico distrutto dai romani e l’attuale Muro del Pianto. A peggiorare la confusione i cristiani con la Prima Crociata, con i Cavalieri Templari nella moschea al-Aqsa e la cappella nella Cupola della Roccia. L’area, formalmente sotto tutela giordana, ma sotto l’imperio di fatto dello ‘Stato di Israele’, in un contenzioso internazionale destinato all’infinito.
La decisione Unesco di usare esclusivamente il nome islamico per riferirsi al complesso della moschea di Al-Aqsa, ignorando il termine ebraico fa esplodere la polemica con strascichi politico diplomatici.
Da Gerusalemme le tentazioni ebraiche non solo religiose del ‘Terzo Tempio’.

L’Unesco ha adottato una risoluzione su Gerusalemme est per la protezione del patrimonio culturale palestinese. Protesta immediata di Israele perché non verrebbe riconosciuto il legame millenario degli ebrei con la Città vecchia dove sorge il Muro del pianto, il luogo più sacro dell’ebraismo. Errore politico lessicale dell’Unesco, è l’accusa, i luoghi santi della Città Vecchia sono indicati solo con il nome arabo.
Sostenuta dall’Autorità palestinese e presentata da Algeria, Egitto, Libano, Marocco, Oman, Qatar e Sudan, la risoluzione era stata votata giovedì scorso a Parigi dai 58 stati membri del consiglio esecutivo dell’organizzazione per la pace e la cultura dell’Onu. Dubbi e ripensamenti lungo il percorso. Testo approvato da 24 paesi e respinto da 6 (Usa, Germania, Gran Bretagna, Lituania, Estonia, Olanda). In 26 si sono astenuti, Italia compresa, e la comunità ebraica italiana si è molto arrabbiata.

Ma è Israele che con la sua ormai tradizionale durezza, reagisce. Il governo Netanyahu ha deciso l’interruzione della cooperazione dello Stato ebraico con l’agenzia Onu. La risoluzione Unesco parla di ‘Palestina occupata’ e critica la gestione israeliana dei luoghi santi nella Città Vecchia di Gerusalemme.
Ma è il problema nominale tra ‘Spianata delle Moschee’ e ‘Monte del Tempio’, quello che più brucia.
Con l’osservazione difficilmente contestabile da parte di Tel Aviv: «Dire che Israele non ha connessioni con il Monte del Tempio e il Muro del Pianto è come dire che la Cina non ha legami con la Grande Muraglia o l’Egitto con le piramidi».
Non è la prima volta che l’Unesco si trova al centro di polemiche. Nel 2011, l’Autorità nazionale palestinese è stata ammessa nell’Unesco, atto che ha portato gli Stati Uniti a interrompere i finanziamenti all’agenzia.

Tentativo della direttrice generale dell’Agenzia, Irina Bokova, in disaccordo con la risoluzione, a frenare le polemiche.
«Nessun posto più di Gerusalemme è spazio condiviso di patrimonio e tradizioni per ebrei, cristiani e musulmani. La sua eredità è indivisibile e ciascuna delle sue comunità ha diritto al riconoscimento esplicito della propria storia e al rapporto con la città. Negare, nascondere o eliminare qualsiasi delle tradizioni ebraiche, cristiane o musulmane mina l’integrità del sito e contrasta con le ragioni che hanno giustificato la sua iscrizione nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco». La sua decisa presa di distanza non ha però cambiato di una virgola il testo finale della risoluzione.

Il documento è in sostanza una denuncia delle violazioni degli accordi internazionali compiute da parte israeliana per quanto riguarda lo Status Quo storico della spianata delle moschee, ancora formalmente sotto giurisdizione giordana.
La risoluzione si sofferma soprattutto su due aspetti: il fatto che gruppi della destra ebraica sempre più spesso si rechino sulla Spianata delle moschee (e non solo al Muro del Pianto), rivendicando il diritto a pregare sul ‘Monte del Tempio’, che sorgeva in quel luogo prima di essere distrutto dai romani nel 70 dopo Cristo.
L’Unesco deplora “le continue irruzioni da parte di estremisti della destra israeliana e dell’esercito nella moschea di Al Aqsa e nell’ Haram al Sharif”, e denuncia scavi e infrastrutture costruite nel complesso che riguarda anche la spianata delle Moschee.

Integralismi ebraici e Terzo Tempio

michele-giorgio-ok

Tra storia e politica il racconto su Il Manifesto di Michele Giorgio, di Nena News. L’attualità dell’Istituto del Tempio (https://www.templeinstitute.org/main.htm) che da quasi trent’anni progetta la ricostruzione del Tempio ebraico a Gerusalemme. Il terzo tempio, dopo i due distrutti dai Babilonesi e dai Romani. L’istituto nel quartiere ebraico della città vecchia di Gerusalemme sta ricreando e conservando vasi, oggetti, strutture rituali di legno e altri elementi propri del Tempio biblico che un giorno andranno ad arredare il Terzo Tempio.

Visita guidata al loro museo del Tempio a Gerusalemme. «Questo istituto intende ricostruire il Tempio ma nel sito che voi indicate qui a Gerusalemme ci sono da 1300 anni le moschee di al Aqsa e della Roccia, il terzo luogo santo dell’Islam. Che fine farebbero?».
Osservazione della guida ebraica: «Un tempo pochissimi ebrei parlavano della costruzione del Terzo Tempio, oggi sono tanti, sempre di più. E con noi abbiamo anche 12 deputati della Knesset ».

E quelli che fino a qualche anno fa apparivano come propositi bizzarri di un gruppetto di fedeli abbagliati dalle sacre scritture, oggi sono la base ideologica di un movimento religioso ortodosso che riceve sostegno da alcuni ministri del governo Netanyahu e finanziamenti dall’estero. Milioni di americani, ad esempio, sognano la ricostruzione del Tempio ebraico al posto delle moschee perché credono che innescherà conflitti apocalittici, la venuta dell’Anticristo e la vittoria finale del “Regno di Dio”.

Sulla strada della costruzione del Terzo Tempio -ricorda Michele Giorgio- c’è la presenza della Cupola della Roccia e di al Aqsa e gli appelli che i più estremisti lanciano per l’eliminazione delle due moschee, gettano nello sgomento i palestinesi musulmani e infiammano l’intero mondo islamico. Conseguenze? Tensione costante nella città vecchia. Gli scontri tra dimostranti palestinesi e polizia si ripetono ad ogni tentativo da parte di militanti del movimento per la (ri)conquista del Monte del Tempio di entrare sulla Spianata delle moschee.

Qualche giorno fa un francese ha sventolato la bandiera di Israele sulla Spianata delle moschee prima di essere cacciato via e ferito leggermente dai fedeli musulmani. Cosa accadrebbe -chiede Michele Giorgio- se i palestinesi chiedessero di pregare regolarmente al Muro del Pianto, luogo sacro anche all’Islam, sventolando ogni volta la loro bandiera nel sito religioso più importante per l’Ebraismo? Domanda assente sui media internazionali. Assente anche la considerazione su ciò che provocherebbe toccare le moschee di Gerusalemme in tutto il mondo islamico, dalle conseguenze inimmaginabili nella regione e non solo.

Dalla Bibbia alla politica. Riconquistare il Monte del Tempio è divenuto un imperativo per buona parte della destra nazionalista, religiosa e laica, che intende imporre la piena sovranità di Israele sul sito “incautamente” lasciato al controllo del Waqf islamico dopo l’occupazione della città vecchia e di Gerusalemme Est nel 1967. Tre ministri del partito Casa ebraica -Uri Ariel, Ayelet Shaked e Naftali Bennett- ed esponenti di primo piano del Likud come la ministra della cultura Miri Regev e la vice ministra degli esteri Tzipi Hotoveli, sostengono apertamente il “ripristino” della totale sovranità ebraica sulla Spianata di al Aqsa.

Potrebbe piacerti anche