• 19 Febbraio 2020

Mosul battaglia con trucco: cosa non ci dicono

Gli alleati nemici tra loro
Neppure nel dare in numeri i comandi alleati sono d’accordo. Forse trentamila i soldati inviati da Baghdad, sostenuti dagli americani e dai francesi, ben asserragliati nella base aerea di Qayyara, dove sarebbero concentrati anche diecimila uomini delle milizie sciite dirette da Teheran. Schierati sul campo anche alcuni battaglioni di Peshmerga, i soldati curdi iracheni, mentre, poco fuori Mosul, ci sono i cinquecento uomini di Ankara lì solo per fare i loro interessi. E ciò che salta subito agli occhi è che, i veri pezzi dell’esercito anti Isis, se lasciati liberi, sarebbe molto felici di scannarsi tra di loro prima di occuparsi degli jihadisti.

Lo schieramento
Agli ordini (si far per dire) di Al Abadi vi sarebbero 6 divisioni e 65mila uomini, cifra montata. Le truppe anti-ISIS sarebbero già a circa 10 km dalla capitale irachena del Califfato, con questo schieramento: 1) Esercito regolare da Sud, dove ha schierato 13 reggimenti del Direttorato Anti-terrorismo, la 37esima brigata e la Nona brigata armata con i tank Abrams; 2) I Peshmerga dal Nord-Est con due brigate, insieme alla milizia sciita Al-Hashd al Shaabi e alla milizia cristiana Al-Hashd al Masehi; 3) Da Sud-Ovest la 15esima e 16esima brigata, due reggimenti dell’anti-terrorismo di Baghdad e 24mila poliziotti locali da Ninive.

Ora si corre, ma poi..
L’ingresso dentro Mosul richiederà tempo e costerà perdite. Gli esperti parlano di almeno due mesi, dunque non si riuscirà a liberare Mosul prima di dicembre. Incerto regalo di Natale e l’addio alla presidenza Obama, la probabilità. Ma cosa stanno per trovarsi di fronte i ‘nostri’ lanciati all’assalto? Circa 10mila miliziani del Califfato e una popolazione di poco meno di un milione e mezzo di civili intrappolati in città e che, si teme, verranno usati come scudi umani. A Mosul i miliziani hanno costruito trincee e circondato la città con autocisterne riempite di petrolio, esplosivo o diversivo per creare una cortina fumogena anti-aerea.

Traditori in casa Isis
Nei giorni scorsi -fonti occidentali- lo Stato Islamico avrebbe imposto il coprifuoco e schiacciato una rivolta interna che sarebbe stata guidata da uno dei comandanti Isis che cercava di passare dall’altra parte. Scoperto il complotto, i comandanti del Califfato avrebbero dato ordine di uccidere per annegamento 58 persone sospettate di aver preso parte alla trama. Si parla di depositi di armi predisposte dagli oppositori da usare al momento giusto contro gli uomini preposti alla difesa di Mosul. Dunque, gli jihadisti ormai infiltrati, è la notizia che traspare tra tanti ‘forse’, ‘sembra’, ‘si dice’. E una ipotetica struttura di “Resistenza Popolare”.

Mosul nuova Aleppo?
La sorte di Mosul è di fatto un crocevia decisivo in tutte le partite aperte in Medio Oriente. 1) In gioco la sorte del Califfato; 2) L’unità dell’Iraq tra Bassora sciita, Baghdad sunnita ed Erbil curda; 3) Il sogno del Kurdistan non solo iracheno; 4) Le nuove aree di influenza turca e iraniana, 5) La credibilità della coalizione occidentale messa in piedi da Obama. Soluzione di un problema che ne scatena molti altri, potenzialmente più cruenti e pericolosi dei precedenti. Senza contare, da subito, il rischio, secondo stime Onu, di una marea umana di profughi. Ed ecco il timore che a Mosul possa crearsi una situazione simile a quella in cui si trova oggi Aleppo.

Italiani e la diga sul Tigri
Il posto sbagliato nel momento sbagliato. Massima allerta per i militari italiani che difendono la diga di Mosul. Già nei giorni scorsi la tensione si era alzata, per qualche accenno di offensiva contro il nostro contingente. Una prima salva di razzi era finita abbastanza lontana dalla base ma altri ordigni -fonti locali dell’agenzia ‘Nova’- lanciati anche sabato. Probabilmente un modo per saggiare le misure di difesa delle forze italiane. Contingente quasi al completo: cinquecento i militari per la difesa della diga e dei tecnici. Altre presenze italiane, gli elicotteristi della Brigata Friuli schierati a Erbil. 130 gli italiani nelle zone più roventi del fronte.

rem

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