sabato 20 luglio 2019

Aleppo e Yemen, tra ‘pausa umanitaria’ e accenni di tregua

Le guerre sono facili da iniziare ma non sai mai come farle finire. E quando non si spara più, non sai neppure bene di cosa si tratti. Tregua o fine dei proiettili?
Sospesi temporaneamente i bombardamenti su Aleppo. La Russia e la Siria hanno sospeso oggi i raid aerei sulle parti della città controllate dall’opposizione, pausa di 8 ore il 20 ottobre.
Nello Yemen, un cessate il fuoco di 72 ore da domani, annunciano le Nazioni Unite dopo aver contrattato con la coalizione sunnita-saudita e con i ribelli Houthi sciiti.

Aleppo, ‘pausa umanitaria’

«Oggi dalle 10 del mattino finiscono i raid delle forze aeree spaziali russe e le forze aeree siriane nella zona di Aleppo».
Lo aveva promesso il ministro della Difesa russo Serghiei Shoigu, e così è stato. «La cessazione anticipata dei raid aerei è necessaria per introdurre la pausa umanitaria il 20 ottobre».
Giornata della speranza che, per non diffondere illusioni di tregua troppe volte deluse, questa volta i contendenti in trattativa hanno deciso di chiamare «Pausa umanitaria». Solo 8 ore di cessate il fuoco, per ora, il 20 ottobre dalle 8 del mattino alle 16 in tutta la zona di Aleppo.
«Pausa per evacuare i malati e i feriti per il ritiro dei miliziani da Aleppo», secondo il generale russo Serghiei Rudskoi, citato dalla Tass. «Capiamo che ci può volere molto tempo per concordare tutte le questioni perciò noi abbiamo preso la decisione di non perdere tempo e di iniziare le pause umanitarie soprattutto per il passaggio libero dei cittadini pacifici, per evacuare i malati e i feriti nonché per il ritiro dei miliziani».

Pausa ma non tregua

Dunque, stop alle forze aeree russe e le forze governative per i raid aerei e gli attacchi con altri tipi di armamenti, ma non alle polemiche politiche.
«Nonostante il fatto che i partner americani hanno rinunciato alla separazione dei terroristi dall’opposizione moderata, la Federazione Russa sta lavorando insieme all’Onu e ai paesi che hanno un’influenza su Al Nusra per il ritiro da Aleppo delle formazioni di quest’ultima in conformità all’iniziativa dell’inviato speciale dell’Onu in Siria Staffan de Mistura».
Gli Usa a copertura degli ex ‘amici’ Anti Assad che si sono poi scoperti più amici del Califfo che della democrazia modello occidentale.
Le Nazioni Unite giudicano non sufficienti le 8 ore di tregua dei raid aerei su Aleppo. Una sottolineatura che sottintende una speranza.
«Accoglieremmo con favore qualunque pausa nei combattimenti, ma c’è bisogno di una tregua più lunga al fine di portare gli aiuti», ha spiegato il portavoce dell’Onu, Stephane Dujarric.

Le meraviglie dello Yemen prima che vangano cancellate
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Yemen nuova tregua

Le Nazioni Unite hanno annunciato ieri un cessate il fuoco rinnovabile di 72 ore su tutto il territorio dello Yemen nella speranza di mettere fine a un conflitto che in diciotto mesi ha fatto quasi settemila morti e ha innescato una grave crisi umanitaria. La tregua entrerà in vigore alla mezzanotte del 19 ottobre, ha indicato l’inviato dell’Onu Ismail Ould Cheikh Ahmed.

Il mediatore dell’Onu presenta il nuovo accordo come un rinnovo della tregua che era entrata in vigore il 10 aprile, ma che poi era stata infranta.
La guerra ha costretto almeno tre milioni di yemeniti ad abbandonare le loro case dopo che nel marzo del 2015 è entrata in azione una coalizione militare araba sotto il comando saudita per sostenere le forze del presidente Hadi. Altri tre milioni di persone hanno bisogno di aiuti alimentari immediati e 1,5 milioni di bambini soffrono di malnutrizione, denuncia l’Unicef.

Le forze in campo
La guerra oppone le forze del presidente Hadi ai ribelli houthi, alleati ad alcuni reparti dell’esercito rimasti fedeli all’ex capo di stato Ali Abdullah Saleh. I ribelli controllano la capitale Sanaa e le regioni del nord, dell’ovest e del centro del paese.

Gli uomini di Hadi hanno ripreso il controllo di alcune zone del sud ma faticano ad avanzare nonostante un’intensa campagna di bombardamenti della coalizione araba sunnita guidata dall’Arabia saudita, accusata di aver causato la morte di molte vittime civili con raid aerei indiscriminato contro i ribelli Houthi di obbedienza sciita.

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