venerdì 26 aprile 2019

Libia, fallisce a Tripoli un azzardato tentativo di golpe

UN ‘QUASI GOLPE’ quello tentato in Libia, peggio di quello finito male in Turchia. Una milizia occupa il Consiglio di Stato, agli ordini dell’ex premier islamista Khalifa Ghwell (nella foto di copertina). Il governo Serraj ordina di arrestarlo, ma lui scappa e tutto sfuma nell’apparente ridicolo. Ma era solo un tentato golpe burletta? La Libia dell’eterna incertezza e la partita aperta per l’Italia dei tre sequestrati

Libia, tentato golpe talmente abborracciato da diventare un ‘quasi golpe’, perché i golpe veri sono cosa decisamente più seria oltre che più drammatica. A Tripoli ieri notte e per un pezzo della mattinata di oggi è andata in scena la protesta armata di una milizia agli ordini dell’ex primo ministro Khalifa Ghwell assieme a 2 o 3 parlamentari del vecchio Congresso generale. Testa politica confusa e apparato militare da barzelletta hanno comunque rovinato la nottata a mezzo mondo, per dissolversi nel primo mattino come nebbia al sole. Foschia da quasi deserto e insistite forzature personalistiche e tribali figlie di una Libia che ormai ha fatto il suo tempo.

Ieri notte la milizia che difende alcuni palazzi del potere a Tripoli, fra cui il Consiglio di Stato, in Libia il nostro Senato, è entrata nel palazzo dell’Hotel Rixos che per mesi ha ospitato parte del vecchio governo e ha occupato gli uffici e i saloni della presidenza. Poco dopo si è presentato l’ex premier Khalifa Ghwell, primo ministro del governo di salvezza nazionale che ha governato su Tripoli prima dell’accordo Onu di Skhirat, in Marocco. Con un piccolo gruppo di ex deputati, Ghwell ha tenuto una conferenza stampa di fronte a 3 giornalisti, dichiarando di aver voluto riprendere il potere, poi ha provato a resistere per poche ore nel palazzo.

Nella notte però il Consiglio presidenziale, ovvero la presidenza del consiglio collettiva guidata dal premier Fajez Serraj, quella riconosciuta dall’Onu, si è riunita dichiarando illegale il tentativo di Ghwell e dando mandato alla Procura e al Ministro degli Interni di arrestare l’ex premier. ‘Cattivi cattivi’, e ‘qualcuno li arresti’, è stata di fatto la reazione dal palazzo del potere conteso. Senza verifica se mai qualcheduno abbia obbedito all’ordine di Serraj, i miliziani rivoltosi hanno abbassato le armi spontaneamente mentre l’ex premier Ghwell -narrano cronache ancora incerte- ha preferito una opportuna fuga inseguito dalla polizia di Tripoli come un ladro maldestro.

Superata la paura, da sorridere anche per il vero motivo dell’agitazione dei militari di venerdì notte. La milizia a cui si è appoggiato Ghwell da 6 mesi non veniva pagata dal governo. Pochi soldi ma anche poca fiducia. Il presidente del Consiglio di Stato, Abdurrahman Sweili, non si fida più di quella milizia e si preparava a sostituirla. In città la situazione -narrano i testimoni- ora è tranquilla. La polizia e le milizie fedeli al governo hanno il controllo della situazione, anche se non è chiaro se arriveranno a uno scontro con la licenziata milizia ribelle che è ancora all’Hotel Rixos. Trattative in corso e non si parla diòpolitica ma di soldi.

Oltre ai molti aspetti decisamente caricaturali, qualche elemento di maggiore preoccupazione oggettiva esiste. Non solo quei quattro gatti decisamente poco organizzati che sono apparsi sulla scena del tentato golpe. Nella conferenza stampa ai 3 giornalisti presenti i membri dell’ex governo e Congresso libico avevano annunciato il ritorno in carica di questi organismi, chiedendo a tutti gli impiegati pubblici di fare di nuovo riferimento a loro, come avveniva prima della nascita del governo di Fayez al-Sarraj. Quindi, qualcuno dietro a Khalifa Ghwell c’era, segno evidente di forti tensioni interne ancora in campo, oltre allo scontro col generale della Cirenaica Haftar.

Per l’Italia, serissima e certamente difficile la trattativa per la liberazione dei tre ostaggi dell’impresa italiana Con.I.Cos, Bruno Cacace, Danilo Calone e l’italo canadese Frank Boccia, sequestrati lo scorso 20 settembre e presumibilmente nelle mani di un gruppo guidato da un algerino legato ad al-Qaeda nel Maghreb Islamico, l’Aqmi. Lo hanno rivelato fonti della sicurezza algerina citate dal sito web Middle East Eye, secondo cui il gruppo avrebbe chiesto 4 milioni di euro per i tre ostaggi rapiti vicino Ghat, a due passi dal confine algerino. Troppo pochi quei soldi per una prima richiesta attribuita al gruppo jihadista-criminale guidato dell’algerino Abdellah Belakahal.

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