sabato 17 Agosto 2019

Soldati italiani sul confine russo decide la Nato

ITALIA NATO E LA RUSSIA LETTA DA SERGIO ROMANO – Doveva arrivare il norvegese Stoltenberg, segretario generale della Nato a dirci che nel 2018 un contingente di soldati italiani sarà inviato al confine europeo con la Russia. «Sarete parte di uno dei quattro battaglioni dell’Alleanza schierati nei Paesi baltici». Grazie di averci informati. La ministra Pinotti col silenziatore sulla Libia insegue a dire il nulla. Dice cose pesanti invece la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova.“La politica della Nato è distruttiva. L’Alleanza è impegnata nella costruzione di nuove linee di divisione in Europa invece che di profonde e solide relazioni di buon vicinato”. ‘Non siamo noi ma la Nato’, le repliche dei ministri coraggio Gentiloni e Pinotti.
Questo mentre l’ex ambasciatore italiano a Mosca Sergio Romano, provava a spiegare qualcosa su ragioni e torti nella nuova guerra fredda sul fronte est della Nato.

Nella Nato sempre più atlantica e artica, Jens Stoltenberg, ex primo ministro della Norvegia e attuale segretario generale dell’Alleanza atlantica a comando Usa, cortesemente informa l’opinione pubblica italiana attraverso una intervista a La Stampa, che un contingente di soldati italiani sarà inviato al confine europeo con la Russia. La quale Russia non gradisce e non ce lo manda a dire.

“La politica della Nato è distruttiva”, dichiara all’ANSA la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova. Quando le è stato chiesto se un eventuale dispiegamento di forze italiane vicino ai confini con la Russia potrebbe avere un impatto negativo sulle relazioni tra Mosca e Roma, la portavoce ha replicato: “Sia Roma a rispondere a Stoltenberg”.

E l’Italia, infatti balbetta, delegando ai ‘ministri coraggio’ Gentiloni e Pinotti lo scaricabarile sulla Nato. “Deciso nel vertice di Varsavia”, scarica Pinotti, dimenticandosi che in Italia nessuno -noi comuni mortali- ne sapeva nulla. “Nessun rapporto con le attuali tensioni collegate alla Siria, né un’interruzione del dialogo con la Russia”, democristianeggia Gentiloni.

Dalla Stampa che ospita Stoltenberg al Corriere della Sera che accoglie una poderosa analisi dell’ex ambasciatore italiano a Mosca Sergio Romano,  il quale avverte:
«Nuova guerra fredda con la Russia? È colpa nostra. Di Putin non abbiamo capito nulla».
Forse un appunto alla Difesa e alla Farnesina non farebbe male.
Proviamo a sintetizzarne le parti più significative.

L’analisi di Sergio Romano

«Non è la Russia che ha paura di una guerra con l’Occidente. Semmai è il contrario: siamo noi ad avere una paura irrazionale della Russia». Per Sergio Romano le vicende degli ultimi mesi partono dall’allargamento della Nato ai Paesi che facevano parte del Patto di Varsavia, alla strategia di difesa missilistica attuata da George W. Bush, alle cosiddette rivoluzioni colorate in Georgia e Ucraina, sino alla guerra in Siria.».

Lobby antirussa
La Russia ha vissuto l’allargamento della Nato ai paesi che facevano parte del Patto di Varsavia e addirittura alle repubbliche baltiche che facevano parte dell’ex Unione Sovietica e come un atto ostile, una potenziale minaccia. «Del resto, -annota Sergio Romano- aprendo la Nato a questi Paesi che hanno vissuto con l’Armata Rossa in casa e che di Mosca hanno paura, ci siamo portati in casa la maggiore lobby antirussa».
«Chi entra nella Nato diventa automaticamente un cliente dell’industria bellica americana. Tuttavia concorrono a rafforzare questo timore anche altri eventi che non è facile interpretare altrimenti».

Le basi anti-missilistiche
«Durante la Guerra Fredda, Usa e Urss si accordarono per non avere più di una base anti-missilistica sui loro rispettivi territori. Questo voleva dire che dopo il primo attacco, entrambi i Paesi sarebbero stati vulnerabili e la vulnerabilità era una garanzia di pace. Bush lo denunciò nell’anno della sua scadenza e dichiarò di non poterlo rinnovare perché gli Stati Uniti dovevano difendersi dagli stati canaglia mediorientali. Il problema è che le nuove basi anti-missilistiche americane, dalla Polonia alla Repubblica Ceca e alla Romania, avrebbero circondato la Russia, non l’Iran o l’Iraq. Se lei fosse stato russo come avrebbe interpretato questa strategia “difensiva”?»

Da Bush a Obama verso l’Ucraina
«Le rivoluzioni colorate in Georgia e Ucraina viste con simpatia e favore dall’Occidente. Quando nel 2008 il governo georgiano decise di invadere l’Ossezia del sud, c’era sul territorio georgiano un contingente americano di 800 addestratori. Non credo che i soldati americani ignorassero quello che stava per accadere».
«Sull’Ucraina non bisognerebbe dimenticare l’intesa raggiunta col presidente filorusso Yanukovich, che aveva accettato di indire nuove elezioni. Accordo certificato da quattro ministri degli esteri Ue. Solo che la notte seguente a quell’accordo c’è stato il colpo di Stato in Ucraina che ha destituito Yanukovich. Un atto che, a torto o ragione, Mosca ha interpretato come ostile ed eterodiretto dagli Stati Uniti. Così come del resto, il sostegno offerto ai ribelli siriani contro Assad».

Ora il massacro Siria
«La Siria è lo storico alleato dell’Urss prima e poi della Russia nel Mediterraneo. Ci sono basi siriane in cui la Russia ha mantenuto la sua flotta dopo la fine della guerra fredda. Non è sorprendente che la Russia abbia visto nella destituzione di Assad l’ennesima minaccia alla sua presenza nella regione. Per questo sta con Assad, mentre gli Usa e la Turchia – primo e secondo esercito della Nato – stanno coi ribelli. Una scelta miope, a mio avviso».
«Assad ha sempre avuto il sostegno degli alawiti, del partito Baath – con i suoi funzionari, militanti, clienti. Anche il 10% di popolazione cristiana stava con Assad, perché con lui viveva relativamente bene. Meglio che in una teocrazia islamica, perlomeno».

Le macerie di Aleppo?
«Se dovessimo fare i conti su chi si è comportato peggio in Siria sarebbe una sfida dall’esito incerto: anche gli Usa hanno colpito un ospedale. Certo, si sono scusati. Ma basta scusarsi per emendare l’errore?».
«Noi oggi parliamo di Siria perché non abbiamo abbastanza giornalisti in Yemen. Se li avessimo probabilmente leggeremmo cose che metterebbero l’Arabia Saudita in una luce non diversa da quella in cui oggi è la Russia quando bombarda Aleppo in Siria.

Quei missili a Kaliningrad?
«A me risulta che le esercitazioni di quattro battaglioni in Lettonia, Lituania e Polonia le abbia fatte la Nato, la scorsa estate. Se lei fosse dall’altra parte del confine, probabilmente dovrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di un conflitto. Noi continuiamo a vedere la pagliuzza negli occhi di Putin e non ci accorgiamo della trave nei nostri. Questo perché abbiamo sempre avuto apprensione nei confronti della Russia. La russofobia è nella nostra storia, nella cultura, nei luoghi comuni».

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